Beni confiscati alla mafia, in Sicilia riutilizzati meno della metà. Seimila immobili da assegnare - QdS

Beni confiscati alla mafia, in Sicilia riutilizzati meno della metà. Seimila immobili da assegnare

Adriano Agatino Zuccaro

Beni confiscati alla mafia, in Sicilia riutilizzati meno della metà. Seimila immobili da assegnare

mercoledì 23 Settembre 2020 - 00:00
Beni confiscati alla mafia, in Sicilia riutilizzati meno della metà. Seimila immobili da assegnare

Il valore dei beni in mano all’Agenzia nazionale che li gestisce è di circa due miliardi in Italia e di settecento milioni nell’Isola. La media dei beni effettivamente riutilizzati si attesta al 53,24%. In Sicilia la percentuale scende al 49,4% contro il 92,9% del Piemonte e il 36% della Calabria.

“Pur in presenza di molteplici esperienze positive, non si può disconoscere che l’effettiva utilizzazione dei beni confiscati – momento di effettiva, autentica conclusione del processo evolutivo dei patrimoni sottratti alle mafie – presenta ancora fortissime criticità”.

L’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc) lo scrive all’interno dell’ultima relazione annuale e prosegue: “La media dei beni effettivamente riutilizzati si attesta al 53,24 per cento”. In Sicilia la percentuale scende al 49,4% contro percentuali di effettivo utilizzo che vanno dal 92,9% del Piemonte al 36% della Calabria.

Pensando al potenziale inespresso, dunque, all’alto numero di beni ancora da assegnare bisognerebbe aggiungere quei beni assegnati e poi non realmente utilizzati post assegnazione.

Tutto ciò emerge dalle risultanze dell’attività di monitoraggio effettuata dall’Agenzia “con riguardo allo stato di impiego dei beni già assegnati. Proprio al fine di poter disporre di un quadro cognitivo il quanto più possibile attendibile sul punto”.

In particolare, a fronte di un campione di indagine riferibile complessivamente a 6.125 particelle immobiliari e riguardante 579 Comuni – scrive l’Agenzia – allo stato, sono pervenuti riscontri per 2.637 beni il cui trasferimento ha interessato 269 realtà territoriali. Orbene di questi ultimi ne risultano effettivamente riutilizzati, prevalentemente per scopi sociali, 1.404. I dati, seppur riferibili ad un campione limitato, “consentono di affermare, con una certa attendibilità, che quantomeno circa la metà del patrimonio immobiliare già destinato attende ancora un’effettiva rifunzionalizzazione”.

Un riscontro allarmante cui si aggiunge un’ulteriore riflessione presente nella relazione: “È presumibile che la percentuale di riutilizzo derivante dalla ricognizione sia destinata a scendere ulteriormente, in quanto si può legittimamente ipotizzare che la maggior parte dei mancati riscontri, nonostante il lasso di tempo ormai trascorso dalla relativa richiesta, sottendano una mancata finalizzazione dei beni”.

L’Agenzia, grazie al lavoro dell’ex direttore, Bruno Frattasi, e dei suoi collaboratori sta effettuando un lavoro di controllo post assegnazione dei beni su cui anche il nuovo direttore, Bruno Corda, crede molto.

Gestire e destinare immobili, aziende e terreni sottratti alla criminalità organizzata, dunque, non basta e l’Anbsc lo sa bene. Per tracciare un’idea del potenziale in mano all’Agenzia e di quello destinato negli anni, basti segnalare il “contributo” siciliano e passare rapidamente in rassegna i dati nazionali elaborati dall’Agenzia e aggiornati al 31 agosto di quest’anno.

Gli immobili in gestione sul suolo nazionale sono 18.190, 6.288 in Sicilia. Negli anni sono stati destinati (e quindi riutilizzati) in Italia 16.446 immobili, 6.362 solo nell’Isola. Le aziende destinate negli anni in Italia sono 1.317 e 495 sono in Sicilia; quelle in gestione sono 2.857 e 818 le siciliane.

Una lunga lista di dati dalla quale non si può prescindere per avere un’idea della portata dell’argomento. Il valore dei beni immobili in mano all’Agenzia? A livello nazionale la stima è pari a circa due miliardi di euro (1.967.040.090); il dato per la Regione Sicilia è di 692.138.060 milioni.

L’Anbsc precisa che il valore è stato determinato coi dati del 2018 e che “nel momento in cui il bene viene sequestrato e poi confiscato non sempre esiste una ufficiale perizia che ci dice effettivamente il valore di quel bene”.

Sul tema scuola, al centro dei pensieri e delle cronache italiane delle ultime settimane, si è detto che in Sicilia mancano 350 aule, che servono 400 mila banchi e ne sono stati consegnati appena 95 mila; in che modo l’Agenzia può essere di supporto a tali esigenze? Lo abbiamo chiesto nel corso dell’intervista (in basso) realizzata dal QdS al nuovo direttore dell’Agenzia, Bruno Corda.

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Il neo direttore dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, Bruno Corda, analizza i dati al 31 agosto e anticipa le linee guida per il futuro

Programmazione e obiettivi raggiunti dall’Anbsc per l’anno in corso e priorità per 2020-2021?
“Riconosco il grandissimo lavoro svolto dal direttore Frattasi e dal ministro dell’Interno per ciò che riguarda il rafforzamento dell’Agenzia. Il prefetto è partito da una condizione minimale dal punto di vista quantitativo e attraverso una serie di interventi è passato a creare una struttura di tutto rilievo con circa 150 dipendenti e poi progressivamente per 2021 è previsto un ulteriore aumento con l’assunzione tramite concorso di circa 70 operatori e una previsione di ulteriori 50 mobilità. Tutto ciò rafforza in modo profondo la mission della nostra Agenzia e consente di svolgere al meglio tutte quelle attività che costituiscono il punto di riferimento dell’Agenzia medesima. Si può giungere ad un limite massimo previsto dal codice antimafia di 310 dipendenti. Importante l’apertura delle sedi periferiche: Palermo, Napoli, Reggio Calabria, Milano. Una scelta strategica di fondo di grande rilievo.
Un obiettivo che mi pongo è il sostegno nei confronti degli enti locali e del terzo settore per i quali è stato emanato di recente un bando per l’acquisizione di un migliaio di beni confiscati. A riguardo ci sarà direttamente l’assegnazione senza il tramite del Comune; previa verifica di tutti i requisiti necessari presenti nel bando.
Tutto queste attività in campo vanno supportate, e la presenza di strutture periferiche serve a tali scopi: sostenere enti pubblici e del terzo settore che hanno proposto un progetto che devono portare avanti. La legge prevede la verifica del perseguimento della finalità del progetto che è stato presentato. Operazione questa delicata e complessa e che richiede una presenza sul territorio”.

Facendo seguito alla verifica del perseguimento della finalità del progetto viene fuori dal vostro rapporto che oltre il 50% dei beni assegnati non vengono realmente utilizzati…
“La mission fondamentale dell’Agenzia è il perseguimento delle finalità che la legge prevede. Il nostro ‘mestiere’ non è solo quello di consegnare il bene ma andarne a verificare l’effettivo utilizzo, che sia stato utilizzato secondo le finalità dichiarate dall’ente nel progetto.
Il personale delle diverse sedi ha il compito di stimolare gli enti all’acquisizione dei beni, capire le ragioni per cui alcuni beni non vengono consegnati e valorizzati e andare a vedere se questo bene venga impiegato nelle modalità dovute. Questi sono i compiti da perseguire altrimenti tutto diverrebbe sterile: non basta l’attività di destinazione. Poi nell’ambito delle procedure di assegnazione è importante snellire il processo, sempre nel rispetto delle norme”.

Beni confiscati e avvio delle attività didattiche: gli immobili in gestione all’Agenzia potrebbero “essere d’aiuto” per le scuole? Attraverso quali procedure? Si muove qualcosa in tal senso?
“Abbiamo delle interlocuzioni molto presenti per quanto riguarda l’intero territorio nazionale col ministero dell’Istruzione per vedere che tipo di supporto loro abbisognino, non necessariamente legato alle aule scolastiche. Una serie di fattori che si inseriscono in un progetto generale che ha iniziato il prefetto Frattasi: ‘Gli spazi per ricominciare’.
All’interno di questo progetto c’è una specifica valutazione per ciò che riguarda iniziative utili al ministero. Possiamo fornire, ad esempio, spazi in cui andare a collocare materiale che è utilizzato al momento come i banchi doppi.
L’Agenzia resta a totale disposizione per le esigenze cui si può andare incontro. Continuano le interlocuzioni in questi giorni e se ci verranno richieste altre dotazioni, provvederemo. Cerchiamo di capire quale bene serva col sostegno da parte della Presidenza del Consiglio e siamo ben indirizzati in tal senso”.

Focus sulla Sicilia: aggiornamenti degli ultimi mesi su attività significative che investono l’Isola?
“Quest’ultimo anno è stato molto importante perché il numero delle assegnazioni che ha riguardato la Sicilia è quasi di 800 unità, metà delle quali terreni agricoli che sono assolutamente valorizzabili. La Sicilia conta per poco meno del 50% dell’intero territorio nazionale dal punto di vista del numero di beni. Sosteniamo il terzo settore e proviamo a dare il senso culturale delle operazioni che noi stiamo svolgendo: della mafia si deve fare a meno e ciò che la mafia ha ‘guadagnato’ nel territorio deve ritornare nella disponibilità della popolazione attraverso l’uso massiccio delle conferenze di servizio che rendono le operazioni efficaci e visibili”.

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