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Il maxi blitz antimafia a Palermo, scarcerato figlio di un capomafia

Il maxi blitz antimafia a Palermo, scarcerato figlio di un capomafia
Uno dei 32 fermati nel blitz antimafia a Palermo

Il figlio del capomafia Matteo Scrima, Luciano 37 anni titolare di un noto locale a Palermo, è stato scarcerato dopo che lunedì era stato arrestato nel blitz antimafia tra Brancaccio e Sperone.

Dialoghi tra figlio e padre “mere congetture investigative”

Il Gip del Tribunale di Palermo ha accolto la tesi difensiva prospettata dal legale del giovane imprenditore, l’avvocato Giovanni Castronovo, il quale ha sostenuto che i dialoghi captati dalle microspie tra l’indagato ed il padre “non erano altro che delle mere congetture investigative”, “aventi ad oggetto tematiche di natura lavorativa, e che erano quindi insufficienti per poter considerare Luciano Scrima soggetto organicamente inserito all’interno della famiglia mafiosa di Brancaccio“.

E per queste ragioni ha ritenuto “insussistenti i gravi indizi di colpevolezza” “prospettati dall’Ufficio di Procura, e contenuti nel corpo del decreto di fermo, rigettando pertanto la richiesta avanzata di applicazione della misura cautelare in carcere per il delitto previsto e punito dall’art. 416 bis c.p., rimettendo il libertà Luciano Scrima, il quale, intorno alla mezzanotte di ieri, ha cosi’ lasciato la Casa Circondariale di Pagliarelli”; come dice l’avvocato Castronovo.

Tra i fermati un boss e un dipendente dell’Agenzia delle Entrate

Tra i 32 indagati del blitz antimafia tra Brancaccio e Sperone eseguito all’alba da polizia e carabinieri di Palermo ci sono anche un dipendente dell’Agenzia delle Entrate e un boss. I fermati sono accusati a vario titolo di estorsione aggravata. droga ed associazione mafiosa.

Il ruolo del dipendente dell’Agenzia delle Entrate

Da quanto emerso dalle indagini, il dipendente dell’Agenzia delle Entrate metteva a disposizione del clan le proprie competenze e in particolare l’accesso privilegiato agli archivi. Il suo compito era quello di falsificare documenti immobiliari e fiscali, rendendoli formalmente inattaccabili. Sostanzialmente doveva rendere regolari in tema amministrativo le operazioni illecite dei boss, come ad esempio nelle operazioni di appropriazione delle case di defunti senza eredi o nella costruzione di identità finanziarie credibili per i prestanome. In cambio delle sue prestazioni, il funzionario riceveva compensi da Cosa Nostra.

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