Home » Politica » Bocciata la norma anti-mancette, all’Ars vince la linea dei contributi a pioggia

Bocciata la norma anti-mancette, all’Ars vince la linea dei contributi a pioggia

Bocciata la norma anti-mancette, all’Ars vince la linea dei contributi a pioggia
Ars, foto di Mauro Seminara

Levata di scudi quasi trasversale all’Ars, con una serie di emendamenti bocciati dalla maggioranza in Commissione Bilancio

Alla vigilia della chiusura lavori del disegno di legge “Disposizioni per la coesione e la crescita. Variazioni al bilancio della Regione siciliana per l’esercizio finanziario 2026 e per il triennio 2026-2028”, nel giorno in cui all’esame in Commissione Bilancio ci sono in agenda le audizioni di Edy Tamajo, Luca Sammartino, Marcello Caruso, Francesco Colianni, l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino come imposto da Regolamento e vari dirigenti generali, il giudizio trasversale è di severa bocciatura. L’immagine che propongono gruppi di opposizione gruppi in pieno flirt come anche singoli deputati è di una variazione di bilancio delle mancette, piaccia o meno alla maggioranza.

Ars, bocciata in commissione la norma anti-mancette

“Senza criteri oggettivi ci saranno sempre figli e figliastri tra i 391 Comuni della Sicilia e ancora una volta rischieranno di essere penalizzati quelli più piccoli e senza ‘Santi in Paradiso’.” Così Adriano Varrica, deputato regionale palermitano del Movimento 5 stelle, dopo la bocciatura in Commissione Bilancio della norma che voleva regolamentare l’erogazione dei fondi ai Comuni. “Di questo passo – dice il primo firmatario Varrica – le mancette all’Ars non moriranno mai e si continuerà a fare clientele con i soldi pubblici piuttosto che gli interessi di tutti i siciliani”. La proposta di Adriano Varrica si fondava su un criterio di assegnazione delle risorse agli enti locali commisurato per erogare a tutti e 391 Comuni siciliani l’opportunità di un contributo.

Il meccanismo di distribuzione bocciato in Commissione

I fondi ai Comuni per infrastrutture e opere pubbliche sarebbero stati attribuiti in base alle fasce di popolazione, con un minimo di 100mila euro e un massimo di 350mila euro per tutelare le comunità più piccole. “Se la norma fosse passata avremmo potuto scrivere, almeno per questa manovra, la parola fine ai casi che hanno portato enormi, arbitrari e anomali squilibri tra i vari Comuni nel corso di questa legislatura”, dice Varrica non mancando di ricordare uno tra i più noti Comuni emersi nel report redatto dallo stesso deputato: “Un esempio è il Comune di Maletto dove, a dispetto dei suoi soli 3.584 abitanti, con le varie leggi finanziarie sono arrivati più soldi di Comuni molto più grandi come Trapani e perfino Catania”.

Caronia: “Indecoroso risorse pubbliche a micro interventi”

Dall’opposizione indignata del Movimento 5 stelle, gruppo di opposizione all’Ars, a quella di chi dalla maggioranza si è temporaneamente autosospesa per il sistema di distribuzione di risorse finanziarie in variazione di bilancio. Marianna Caronia, deputata regionale al gruppo Misto ma aderente a Noi Moderati dall’abbandono della Lega, ha aspramente commentato il confronto con la maggioranza di cui fa parte all’Ars dopo la bocciatura dell’emendamento per la stabilizzazione per il full time degli ex Pip ed ex Keller: “È indecoroso che si preferisca destinare le risorse pubbliche a micro interventi anche di natura territoriale, anziché pensare al precariato storico e a dare risposte concrete a migliaia di famiglie siciliane, costrette a indebitarsi, facendo balzare Palermo e la Sicilia tutta ai primi posti per indebitamento pro capite. Siamo di fronte a una totale inversione dell’ordine delle priorità e a una mancanza di rispetto inaccettabile nei confronti dei lavoratori”.

Respinta la proposta di risanamento del Cas

Completa la varietà di dissenso Sud chiama Nord, che per voce del deputato Pippo Lombardo parla di un governo regionale che getta la maschera sul caso che nei giorni scorsi ha impegnato molte prime pagine della stampa regionale: “Sul futuro del Consorzio per le Autostrade Siciliane il Governo regionale ha gettato la maschera. Oggi ha espresso parere contrario all’emendamento che avevamo presentato per dare una risposta concreta al Piano di Risanamento 2026-2028 predisposto dal Consiglio direttivo del CAS. La maggioranza si è adeguata e l’emendamento è stato bocciato”. La proposta targata Sud chiama Nord prevedeva un intervento straordinario di 40 milioni di euro “per concorrere all’attuazione del Piano di risanamento, sostenere il progressivo riequilibrio economico-finanziario dell’Ente, ridurre l’esposizione debitoria pregressa e consentire la regolare prosecuzione delle attività istituzionali e della gestione della rete autostradale”. Ma, dice Pippo Lombardo, “il governo ha scelto di dire no”.

La Vardera: “Una finanziaria senza sapere di cosa ha bisogno la gente”

Dal gruppo parlamentare di Cateno De Luca a quello del cosiddetto “figlioccio politico” Ismaele La Vardera, oggetto di molti post ed interventi pubblici del sindaco di Taormina. “Abbiamo iniziato a raccogliere le proposte delle persone comuni e stiamo organizzando in quasi tutte le piazze della Sicilia per questo weekend. Come si può fare una finanziaria senza avere idee e sentore di quello di cui hanno bisogno le persone?”. Così il fondatore di Controcorrente, che oggi conta un gruppo parlamentare all’Ars e un componente in Commissione Bilancio – lo stesso La Vardera – in merito al metodo messo in atto dalla maggioranza per la allocazione di risorse per un ammontare di 250 milioni di euro tra i due fondi per gli interventi mirati a discrezione dei deputati e per il cosiddetto Fit con cui sarebbero dovute sparire la mancette territoriali. “Oggi più che mai – osserva La Vardera – la politica è lontana dai cittadini. Noi abbiamo le nostre idee, alcune che hanno già passato il vaglio in commissione, ma non ci basta: la gente deve e può partecipare alla vita politica della propria regione e noi faremo di tutto per consentire loro questo diritto”.

Non solo norma anti-mancette, all’Ars bocciato anche sostegno sul caro energia

Una dichiarazione dal gusto squisitamente elettorale, quella di La Vardera. Ma a prestarsi all’alzare il tiro in una campagna elettorale che si prospetta lunga, estenuante, logorante, parrebbe essere la linea politica di maggioranza. Da una parte quindi ci saranno interventi territoriali individuati e sponsorizzati dai deputati del centrodestra, dall’altro le accuse di “strafottenza” dei reali problemi dei siciliani alzate dall’opposizione. Nuccio Di Paola, tornando al Movimento che voleva regolamentare l’attribuzione di risorse ai Comuni, in questo caso assieme al deputato Angelo Cambiano, hanno messo il dito in un’altra piaga siciliana per la quale nelle variazioni di bilancio non c’è spazio: “Governo regionale e maggioranza, da un lato, annunciano di voler sostenere le famiglie e le imprese colpite dal caro energia, dall’altro, nel segreto delle commissioni all’Ars, bocciano un emendamento del M5S che destinava 100 milioni di euro all’anno a questo scopo”.

L’emendamento dei Cinque stelle denominato “Fondo regionale per il bonus caro energia” è stato respinto dalla maggioranza della II Commissione ieri.

Il sistema con diritto sulle royalties

“Si tratta, tra l’altro, di un emendamento – spiegano Cambiano e Di Paola l’emendamento respinto – la cui dotazione finanziaria sarebbe stata coperta per metà dalle royalties che le compagnie versano alla Regione Siciliana per l’estrazione degli idrocarburi davanti alle coste isolane. Evidentemente – concludono i deputati – questa maggioranza è impegnata solo a garantire interventi di piccola caratura, per accontentare gli appetiti politici strettamente locali”.

Lo scontro tra maggioranza e opposizione si consumerà sulle variazioni di bilancio, sulle divisione tra risorse per i territori che produrranno consolidamento elettorale per i deputati di maggioranza e denunce su sociale dimenticato che agevolerà la campagna elettorale dell’opposizione. La coperta però è corta, perché è quella delle variazioni di bilancio e non può assecondare tutti né si può essere certi che entro la fine dell’esercizio finanziario in corso tutte le somme verranno impegnate. La variazione di bilancio è quindi forse solo una prova generale dello scontro pre-elettorale che si consumerà con la legge di stabilità che potrebbe vale più di due miliardi di euro.

Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp e Telegram