Home » Cronaca » Palermo, il boss Fidanzati e i tentativi di far assumere il nipote alla Rap, Todaro: “Mai stato avvicinato da nessuno”

Palermo, il boss Fidanzati e i tentativi di far assumere il nipote alla Rap, Todaro: “Mai stato avvicinato da nessuno”

Palermo, il boss Fidanzati e i tentativi di far assumere il nipote alla Rap, Todaro: “Mai stato avvicinato da nessuno”
La sede della Rap di Palermo – foto di Imagoeconomica

L’azienda che gestisce la raccolta rifiuti in città è intervenuta sul blitz all’Arenella e all’Acquasanta

La pressione del boss per far assumere il nipote alla Rap. Parliamo di Stefano Fidanzati, il boss finito in arresto nel blitz della Guardia di Finanza di Palermo contro le famiglie mafiose dell’Arenella e dell’Acquasanta che ha portato alla misura cautelare per tredici persone.

Il concorso Rap del 2023

Dalle 390 pagine del provvedimento emergono i tentativi dei boss di trovare lavoro ai loro familiari. Gli investigatori sono riusciti a intercettare una conversazione tra il cognato di Fidanzati, papà del nipote e lo stesso boss. A quest’ultimo veniva chiesto se gli era possibile avvicinare “il Mineo… quello dell’Arenella”. Il riferimento era ad Andrea Mineo, figlio dell’ex deputato regionale di FI e poi di Grande Sud Franco Mineo in merito al fatto che Andrea in quell’anno ricopriva il ruolo di assessore all’Ambiente quindi in rapporti con Rap e Reset. Fidanzati voleva una mano per il nipote per “questo concorso di…di spazzino”. Questo tentativo si era concluso con un nulla di fatto.

Fidanzati allora provo ad avvicinare Natale Puma attuale consigliere comunale, qui il boss si diceva pronto ad “elargire delle tangenti a qualche pubblico ufficiale” pur di fare entrare suo nipote Vincenzo alla Rap. Natale Puma però in un successivo incontro disse che non era in grado di poter aiutare Fidanzati.

Le promesse dello chef Di Ferro

Il 20 febbraio 2023 i finanzieri intercettano una conversazione tra Fidanzati e lo chef Mario di Ferro nel suo ristorante, a Villa Zito. Il ristoratore promise al boss che avrebbe parlato col nuovo presidente Rap subito dopo la nomina, ovvero Giuseppe Todaro. Di Ferro aveva confidato al boss di essere amico della moglie di Todaro e che si era informato delle commissioni del concorso, per poi precisare che il numero uno della Rap fosse “cornutazzo” se non “malatieddu” poiché in passato aveva aderito a iniziative antiracket. “È un po’ cornutazzo questo Todaro – diceva Di Ferro al boss Fidanzati -, questo faceva prima addiopizzo, poi è uscito da addiopizzo…aveva la scorta…è un tipo che suppiglia sempre, è malatieddu questo, è giusto…”.

Di Ferro convinse il boss che avrebbe fatto di tutto per far entrare il nipote alla Rap perché Todaro non sarebbe stato un problema. La conversazione tra i due si è conclusa con la promessa dello chef che avrebbe consegnato a Todaro il curriculum dopo averlo invitato a cena insieme alla moglie a Villa Zito. Ma le promesse di Di Ferro rimasero vane

Rap: “Nessun avvicinamento da persone di Cosa Nostra”

La Rap, nella figura del presidente Todaro, contattato dal Quotidiano di Sicilia nega di essere stata avvicinato da qualche esponente mafioso per minacce o estorsioni: “Se le avessi subìte avrei sicuramente denunciato“, ha concluso il capo della società Partecipata.

La richiesta di lavoro per Galatolo nell’azienda di Domino

L’altro boss arrestato Raffaele Galatolo voleva trovare un “posto fisso” al figlio Angelo ex Pip al quale era stato prospettato un lavoro nell’azienda di pulizie di Antonio Domino, padre del piccolo Claudio, il bambino di 11 anni ucciso la sera del 7 ottobre del 1986 vicino casa sua, nella zona di San Lorenzo. Solo in un colloquio Galatolo capirono chi avevano davanti: “A me hanno ucciso un figlio… la mafia… che aveva 11 anni mio figlio. Si chiamava Claudio Domino” raccontò Antonio in un breve colloquio con Galatolo che rinunciò al posto di lavoro definendolo “un conflitto difficile da superare”.

Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp Telegram