Dove eravamo rimasti? Questa domanda è il fondamentale punto di partenza per raccontare l’attualità a tinte rossazzurre alla vigilia di una nuova stagione in terza serie. Partire dalla fine in senso strettamente agonistico e dalla coda extracalcistica dell’annata 2025/2026, infatti, può essere d’aiuto per analizzare ciò che sta succedendo, ma soprattutto quello che non sta succedendo in casa Catania.
Le mancate ufficialità
Facciamo un passo indietro, dunque, all’amara eliminazione nella semifinale playoff contro l’Ascoli e alla “riapertura” alla stampa di Torre del Grifo. Due momenti diversi, ma che possono essere legati da una comune lettura. Da un lato l’ennesimo fallimento sul campo le cui cause, come abbiamo scritto nelle ore successive alla partita, hanno radici profonde, dall’altro un significativo segnale sulla programmazione tecnica e infrastrutturale voluta dal presidente Pelligra nonché sugli indirizzi gestionali per il prossimo futuro. E proprio quello del centro sportivo ritrovato sembrava essere il primo passo per la programmazione della prossima stagione, a cui sarebbe dovuta seguire la posa delle prime pietre su cui costruire il campionato 2026/2027. Fuor di metafora era lecito attendersi, nei giorni immediatamente successivi, le prime fondamentali ufficialità, vale a dire quelle di direttore sportivo e allenatore. Figure fondamentali, queste, per il lavoro di costruzione della rosa, da svolgere necessariamente in “simbiosi”. Per quanto concerne il primo ruolo, che sarà ricoperto da Fortunato Varrà, l’attesa dell’ufficializzazione sembra essere legata alla fine del contratto che lo lega al Napoli. Stupisce, invece, e desta perplessità la mancata chiusura dell’accordo con il nuovo allenatore.
Tra Caserta e De Giorgio
L’intesa con Fabio Caserta sembrava cosa fatta, ma le indiscrezioni degli ultimi giorni dicono che la pista si è progressivamente raffreddata e che l’ex tecnico – tra le altre di Juve Stabia e Perugia – non sia più il favorito assoluto per succedere a Toscano. Il motivo? Da quanto filtra la trattativa si sarebbe arenata su alcuni dettagli contrattuali e sulla scelta dei calciatori. Di certo non un buon viatico per il futuro, oltre che un segnale di preoccupante continuità con ciò che in passato non ha funzionato. Il nome tornato d’attualità è quello di Pietro De Giorgio, che ha ben lavorato con Varrà a Potenza. Più defilata e non da primissima scelta, invece, l’opzione Aimo Diana. Insomma, chi si attendeva risposte celeri e rassicuranti è rimasto deluso. Il ds in pectore lavora a fari spenti per trovare l’accordo con il nuovo tecnico, ma il tempo che scorre non è certo un buon alleato. Ne viene fuori l’immagine di un Catania in stand-by, che si lecca le ferite e non è ancora in grado di rialzarsi e tornare a correre. Quasi che, dalle parti di piazza Spedini, sia arrivato con largo anticipo l’anticiclone africano atteso nei prossimi giorni su tutto il Paese e che questa ondata di afa abbia anestetizzato tutti, favorendo un’inedia gattopardesca. Si inserisce in questo quadro il silenzio della società e dei vertici dirigenziali con un ruolo effettivamente operativo, vale a dire quelle a cui lo stesso Pelligra nel “Torre del Grifo Day” ha delegato tutte le risposte sui dettagli prettamente sportivi. Un silenzio inspiegabile (o forse fin troppo spiegabile) che dura dalla sera di Catania-Ascoli, quando a presentarsi in conferenza stampa fu un solitario e provato Toscano. Le dichiarazioni del tecnico calabrese, proprio in quella circostanza, fecero riemergere questioni mai del tutto archiviate su problemi, conflittualità e dinamiche “tossiche” riguardanti la società etnea. Ancora una volta, come troppo spesso accaduto in questi anni, quando la piazza chiede risposte e certezze la risposta è il silenzio.
Ritiro, a che punto siamo?
Tornando ancora una volta alla programmazione della prossima stagione va evidenziato che non si ha ancora nessuna indicazione su tempistiche e località del ritiro pre campionato. L’ipotesi di svolgere una parte dello stesso a Torre del Grifo non è immune da gravi perplessità. I lavori presso il centro sportivo vanno avanti a ritmo serrato, ma sono comunque legati a fattori esterni quali le condizioni climatiche, e bisognerà quindi vedere se, tali tempistiche naturali, saranno conciliabili con quelle sportive. Immaginare di svolgere la fase più pesante del ritiro, cioè quella in cui i carichi aumentano, alle temperature non certo favorevoli di Mascalucia, sembra “fuori dal mondo”, soprattutto in considerazione del fatto che, tre anni or sono, fu commesso un simile errore con la tragicomica preparazione estiva a Zafferana Etnea. Se, come ricorda un vecchio adagio, errare è umano ma perseverare è diabolico, ci auguriamo che la scelta stavolta sarà di tutt’altro tenore. All’indomani dell’ennesimo mancato approdo in Serie B si imponeva un deciso cambio di rotta, indispensabile per ripartire e costruire su basi diverse rispetto a quelle del recente e fallimentare passato. Un cambio di rotta che, finora, rimane solo sulla carta. Per quale ragione, quindi, città, tifosi e stampa dovrebbero immaginare un futuro diverso e finalmente vincente? La risposta a questo quesito, a differenza di quello con cui si è aperto l’articolo, non spetta a chi scrive ma a chi ha ruoli decisionali ed è, ancora una volta, trincerato nella proverbiale torre d’avorio.
Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp e Telegram

