Il fallimento di un sistema. Tra le regioni d’Italia, c’è chi domina il calcio italiano di oggi, come la Lombardia, l’Emilia Romagna e la Campania, con quest’ultima che – dopo anni di lavori, risultati e promozioni in ogni categoria – raggiunge quota 11 squadre tra i professionisti ai nastri d’inizio stagione 2026-27. Un record. C’è chi invece, come la Sicilia, ormai da anni sembra essere dentro un vortice tenebroso, che non ha via d’uscita: appena due le squadre siciliane attualmente nel calcio professionistico, quello che va dalla Serie A fino alla C, poi il nulla. Dopo Catania e Palermo, rispettivamente in C e B e con risultati deludenti anno dopo anno (anche se la stagione in corso può ancora regalare delle improvvise soddisfazioni), davvero il vuoto.
Il caso Trapani e Siracusa, il Messina sprofonda in Eccellenza (o ancora più giù)
Trapani e Siracusa infatti, le altre due squadre tra i pro negli ultimi tempi, da mesi sono al centro di gravi situazioni extracampo che, di fatto, le condannano al dilettantismo (e chissà a che livello, ma la speranza è che possa essere almeno Serie D).
Per non parlare del Messina, lo scorso anno in Serie C, oggi in Eccellenza dopo la retrocessione dalla Serie D e con un futuro tutto da scrivere, perchè lo spettro è che la ripartenza del calcio nella città dello Stretto possa avvenire anche da molto più in basso.
Una vicenda simile ad Acireale, altra tra le tante realtà di valore nel panorama calcistico siciliano e condannata alla retrocessione in Eccellenza da una gestione quantomeno discutibile negli ultimi anni. Così come i rivali del Messina infatti, anche Acireale rischia di sparire dopo la retrocessione di questa stagione, salvo un (quasi) totale risanamento dei debiti e la ripartenza dal secondo gradino più in alto tra i dilettanti, ma ancora la partita per il futuro del calcio in città è tutta da vedere. E ancora, discorso analogo per il Paternò: una gestione folle, ambigua e insolita fin dall’inizio, conclusa naturalmente con una retrocessione in Eccellenza e un futuro che minaccia qualche gradino più in basso, anche in questo caso.
Il Palermo condannato all’impresa col Catanzaro, Catania sogna la Serie B
C’è poi chi invece, nella difficoltà più assoluta, si gioca qualche carta. Questo è naturalmente il caso del Palermo di Pippo Inzaghi, in semifinale playoff ma con una montagna da scalare dopo il pesante k.o di Catanzaro. Al “Barbera”, per tentare di arrivare in finale e raggiungere il sogno Serie A, servirà rimontare un 3-0 ai calabresi di Iemmello e Liberali. Impresa, forse anche di più.
C’è poi il Catania, reduce dal “telefonato” 0-0 di Lecco e con la voglia di giocarsi la fase calda dei playoff Serie C in casa tra pochi giorni, dove avrà due risultati su tre per poter staccare il pass verso l’obiettivo Serie B, categoria che a Catania manca da oltre 10 anni.
Il sogno ripescaggio in casa Nissa: la vittoria dei playoff può essere cruciale
C’è chi invece, un campionato di altissimo livello lo ha fatto, senza però vincerlo. Il caso della Nissa è da tenere in forte considerazione per ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane, dato che il club allenato da Di Gaetano – al secondo posto in Serie D e vincitore dei playoff nella finale contro la Reggina – potrebbe davvero essere soggetto a ripescaggio in Serie C a breve. La vittoria dei playoff di D, storicamente inutile, potrebbe infatti regalare questo scenario alla Nissa, in quanto – secondo le stime in graduatoria ripescaggi – il club di Giovannone ricoprirebbe un gradino abbastanza alto in griglia e, fattore raro nella categoria, avrebbe quasi tutto già a norma per un campionato di Serie C, dunque sarebbe ripescabile.
Uno scenario che, a Caltanissetta, si fa sempre più concreto. E chissà che la Nissa non possa essere il più classico “gol della bandiera” del calcio isolano, troppo lontano dai tempi in cui la Serie A – e in generale “il calcio che conta”, quello dei professionisti – era un salotto conosciuto e quasi “normale”.
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