Home » Consumo » Caro carburante e il rischio stop, la situazione in Sicilia. Di Benedetto (FIGISC): “Tassare gli extraprofitti”

Caro carburante e il rischio stop, la situazione in Sicilia. Di Benedetto (FIGISC): “Tassare gli extraprofitti”

Caro carburante e il rischio stop, la situazione in Sicilia. Di Benedetto (FIGISC): “Tassare gli extraprofitti”
Foto di repertorio, di Carlo Carino da Imagoeconomica

Le preoccupazioni alimentate dai rincari e dallo sciopero, la chiusura prolungata di Hormuz e i problemi di chi gestisce gli impianti di benzina: il punto della situazione in Sicilia

File interminabili davanti ai distributori e l’incubo di uno stop di merci. Il caro carburante e il rischio di nuovi rincari – nonostante le rassicurazioni e le promesse che arrivano – stanno causando molte tensioni e disagi, tanto per i gestori dei distributori quanto per gli utenti che ne usufruiscono, soprattutto in Sicilia.

Ne abbiamo parlato con il presidente regionale della Federazione Italiana Gestori Impianti Stradali Carburanti, Riccardo Di Benedetto.

Caro carburante e rincari, Sicilia a rischio stop? La risposta di Di Benedetto

Ad alimentare i timori che la Sicilia possa rimanere senza carburante o rifornimenti è anche lo sciopero degli autotrasportatori che proseguirà fino al 18 aprile e che – anche se dal Comitato Trasportatori Siciliani sono arrivate rassicurazioni – fa discutere molto. Il presidente regionale della Federazione Italiana Gestori Impianti Stradali Carburanti, Riccardo Di Benedetto, intervenuto al Qds.it, spiega quali possano essere le cause.

“La Sicilia non credo che rischi di fermarsi a causa della crisi vera e propria – sostiene Di Benedetto -. Un pericolo potrebbe essere rappresentato dal fermo degli autotrasportatori, che parlano di un blocco pacifico. Non credo proprio, in realtà, che potrebbe essere lo sciopero in questione a far restare la Sicilia senza carburante. Se si dovessero fermare le raffinerie, ovviamente, lì sì che potrebbe esserci qualche problema”.

Il nodo di Hormuz e la situazione della Sicilia

Riguardo alla guerra in Medio Oriente “la chiusura dello stretto di Hormuz – prosegue Di Benedetto – causa il mancato transito delle navi e quindi meno quantità di prodotto che arriva. Già è avvenuto che in qualche regione del Nord qualche deposito sia rimasto senza prodotto e che molti impianti di carburante siano rimasti a secco. Stiamo pagando lo scotto di questa maledetta guerra”.

“Da gestore di diversi impianti di carburante – aggiunge Di Benedetto – ho notato che qualche piccolo disservizio nell’approvvigionamento comincia a esserci e che qualche deposito comincia a mettere mano alle scorte. Per questo motivo ritengo che a lungo andare, se le navi non dovessero transitare completamente da Hormuz, qualche disservizio ci sarà. Anche gli aeromobili rischiano di non poter partire a causa della mancanza del kerosene, quindi una cosa del genere potrebbe accadere anche con icarburanti. Il rischio, purtroppo, c’è. Le persone hanno sentito dello sciopero degli autotrasportatori e sono andate tutte dai distributori per rifornirsi. Gli autotrasportatori hanno parlato di cinque giorni di sciopero, ma i carburanti sono un bene primario e non si può fermare tutta la filiera. Al momento non vedo alcun pericolo, ma quando si pronuncia la parola sciopero il panico assale tutti”.

Alla ricerca delle responsabilità

Rimane al centro del dibattito pubblico il problema del prezzo del gasolio, stabilmente da giorni ben al di sopra dei 2 euro e che non accenna a diminuire a causa delle tensioni nell’area del Golfo. “Prevedo – conclude Di Benedetto – che (il prezzo del gasolio, ndr) dovrebbe cominciare a scendere nell’arco dei prossimi 15 giorni. L’unica problematica è rappresentata dal fatto che lo Stato non potrà sopportare questi 25 centesimi di accisa a lungo. Ci costano un miliardo al mese. Aspettiamoci, quindi, che a fine mese lo Stato ripristini l’accisa di 25 centesimi facendoci ritrovare con il prezzo più alto già a maggio. Magari la guerra finirà, ma l’accisa ci sarà di nuovo anche senza il surplus del gasolio. La guerra è sotto gli occhi tutti e si evince che il presidente statunitense e quello israeliano siano un po’ fuori di testa e che abbiano iniziato una guerra inutile. Per la crisi energetica le società petrolifere hanno un po’ di responsabilità. Noi paghiamo in più il prezzo di un prodotto acquistato tre mesi fa a un prezzo stabilito. Se fossi al Governo, personalmente, tasserei gli extra profitti, perché si parla di miliardi e miliardi di utili fatti alle spalle dei cittadini, dei lavoratori e dei trasportatori”.

Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp Telegram