CATANIA – Non è stato esattamente l’evento conclusivo del progetto “Catania, città da leggere”, quello che si è svolto lo scorso 16 aprile in un’affollata sala “Concetto Marchesi”, presso il Palazzo della Cultura di Catania. Semmai conclusione di un percorso, che ha tutte le carte in regola per proseguire.
Catania città da leggere: bilancio del progetto con Trantino, Di Caro e il Cepell
E così alla presenza del sindaco di Catania, Enrico Trantino, del direttore della Direzione Cultura del Comune di Catania, Paolo Di Caro, del Rup, Sabina Murabito e del direttore del Cepell, Giuseppe Iannaccone si è fatto il punto sui risultati raggiunti e da lì ripartire.
E se il sindaco Trantino, nel suo intervento, ha sottolineato come la città sia il luogo fisico delle nostre azioni e quindi “leggere” può e deve essere una tra queste, il valore dell’iniziativa è stato misurato attraverso il sistema di indicatori (inclusione sociale, coinvolgimento intergenerazionale, innovazione tecnologica, valorizzazione del territorio, educazione civica e accessibilità culturale) che ha evidenziato un impatto significativo sia in termini quantitativi che qualitativi, capace di alimentare partecipazione, inclusione e valore condiviso.
La lettura come strumento di inclusione: la rete territoriale che ha coinvolto scuole e associazioni
Gli interventi, poi, hanno tradotto in cifre ma anche in emozioni il percorso. “Catania, città da leggere” infatti, ha rappresentato nel 2025 (da marzo a dicembre) un modello avanzato di promozione culturale integrata, dove essenziale è stata l’attivazione di una rete territoriale che ha coinvolto istituzioni, scuole, biblioteche e realtà associative.
Unico obiettivo far emergere la lettura, ma non come pratica isolata, bensì come strumento trasversale di inclusione, educazione e partecipazione civica.
Tradotto in cifre questo ha visto in campo: oltre 20 partner tra associazioni, enti culturali e realtà del territorio; scuole primarie e secondarie della città di Catania (+ dieci); biblioteche comunali e spazi culturali diffusi (+ 15); contesti sociali complessi, inclusi istituti penali minorili (2), il tutto scandito da una programmazione continuativa e articolata.
Biblioteche di quartiere riaperte: “Germogli di cultura” per un futuro migliore
Nel suo intervento il direttore della Direzione Cultura, Di Caro, ha messo in evidenza, tra i tanti obiettivi raggiunti, la riapertura di biblioteche di quartiere, intravedendo in questo “germogli di cultura”, l’ultima speranza per pensare ad un futuro migliore. E i dati parlano, dal dossier stilato, infatti “la lettura è stata reinterpretata come infrastruttura culturale, capace di connettere linguaggi, esperienze e persone”.
A concludere, o forse, a lasciar proseguire il lavoro iniziato è stato l’intervento del direttore del Cepell, Giuseppe Iannaccone, il quale ha detto che “il libro ha ancora molto da dire“, rivelandosi vero strumento di complicità, dimostrato dal fatto che oggi la lettura è sempre meno pratica silenziosa, momento di aggregazione e condivisione, scambio e dibattito.

