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Catania, fogne nel caos e liquami verso il mare: ecco il maxi piano per uscire dall’emergenza

Catania, fogne nel caos e liquami verso il mare: ecco il maxi piano per uscire dall’emergenza

Il piano della struttura commissariale che punta a tirare fuori la regione dalla melma (e l’Italia dalle infrazioni)

ROMA – Trecento milioni di finanziamenti già assegnati e procedure a buon punto per poi procedere all’apertura dei cantieri. Altri duecento milioni finanziabili nel volgere di pochi mesi per portare il fondo complessivo dei lavori per la depurazione nell’Isola a mezzo miliardo per opere da concludere nel volgere di pochi anni. Questo un bilancio approssimativo dell’ufficio del commissario governativo per la Depurazione e il riciclo, Fabio Fatuzzo. Una enorme mole di denaro che, secondo le dichiarazioni del commissario, nel volgere di tre anni dall’apertura dei cantieri dovrebbe consentire alla Sicilia di fare un significativo passo avanti dal punto di vista ambientale, visto e considerato che buona parte dei liquami e dei veleni finisce in mare.

Un mare da sempre invidiato dal mondo intero, fonte di ricchezza e meta ogni anno di milioni di turisti. Esistono però delle zone d’ombra e una di queste è purtroppo collegata alla situazione della città di Catania, che risulta tra le più inquinate d’Italia per l’assenza in oltre il 60-70 per cento delle case di un sistema fognario a norma. E lo stesso si registra in numerosi paesi dell’hinterland etneo cresciuti a dismisura senza alcun impianto di depurazione. Così gran parte dei liquami e degli inquinanti da detersivi finisce nelle rocce vulcaniche e pian piano arriva a sfociare in mare. Emblematico il caso delle acque che fino a pochissimi decenni fa alimentavano le Terme di Acireale, oggi chiuse perché la fonte sorgiva dalla quale attingeva l’impianto sarebbe stata inquinata da scarichi abusivi nella zona di transito dei paesi pedemontani.

Sistema fognario di Catania, le criticità del vecchio e del nuovo allacciante

Catania è inoltre uno dei principali centri abitati per cui lo Stato Italiano paga ogni anno all’Unione Europea oltre 60 milioni per mancata osservanza delle norme ambientali. Il capoluogo etneo ha due condotte fognarie, il vecchio allacciante che attraversa le aree storiche della città e quello nuovo che presentano vistosissime lacune. Parti del “vecchio allacciante” sono intasate da tonnellate di sabbia vulcanica che rendono il percorso dei reflui molto ridotto. Il nuovo allacciante, che corre anche attraverso la Circonvallazione, in alcuni tratti, è aggredito dalle radici degli alberi che impediscono il transito.

Fogne di Catania, 30 milioni per i lavori urgenti e il collettore di Acicastello

Per questo l’ufficio del commissario ha disposto nel luglio di quest’anno una prima somma di circa 30 milioni per avviare le prime procedure di gara e per giungere all’assegnazione di lavori urgenti e importantissimi che permetterebbero, allo stesso tempo, di risolvere annosi problemi che impediscono il funzionamento del collettore fognario di Acicastello che permetterebbe il trasporto dei liquami fino al depuratore di Pantano D’Arci, altra spina nel fianco dell’intero sistema di depurazione, perché è un impianto con una capacità limitata di trattare i liquami. Anche su questo fronte il commissario Fatuzzo intende intervenire per migliorare le performance di una infrastruttura che deve essere il punto cardine del sistema di depurazione e di riciclo dell’intera area cittadina.

Riciclo delle acque depurate, il piano per agricoltura e industrie

Un capitolo a parte riguarda il riciclo delle acque depurate. Il commissario Fatuzzo sta studiando con gli uffici alcuni progetti che consentirebbero, da un lato, di coprire il fabbisogno idrico delle campagne e, dall’altro, di evitare che le industrie usino l’acqua potabile. Quanto ai progetti in corso d’opera in tutta la Sicilia e pronti a decollare, l’ufficio del commissario Fatuzzo sta procedendo a spron battuto sui progetti di depurazione ad Augusta, Vittoria, Scordia, Militello e Palagonia. Lavori già cominciati a Palermo e Trapani anche se sono frenati dal fallimento di alcune ditte. E ancora a Messina, Capo D’Orlando, Patti, Gioiosa Marea e Cesarò. Lavori iniziati anche a Ragusa mentre a Gela e Niscemi le procedure sono a un passo dalla loro conclusione.

Depurazione in Sicilia, i cantieri per colmare il ritardo infrastrutturale

Insomma siamo davanti a una enorme mole di lavori in itinere che potrebbero permettere all’isola ad uscire da quel gap infrastrutturale in fatto di depurazione del quale si parla da decenni senza che mai si sia riusciti a intervenire.