A Palermo, in un teatro Politeama pieno, Cateno De Luca ha messo in atto la sua ulteriore mossa verso le regionali del 2027 dando sfoggio di grande smalto da carismatico oratore. Alla base, la costante è l’attacco al presidente della Regione in carica, Renato Schifani. La tessitura della sua strategia è invece quella di un programma che sfida Roma e spinge verso un accordo con un prossimo presidente scelto tra le competenze nostrane invece che deciso ed imposto nelle segreterie capitoline dei partiti.
La prima fila del teatro è occupata da una parte dallo stato maggiore di Sud chiama Nord, sindaco di Messina incluso, e dall’altra tutti i rappresentanti dei partiti siciliani che poi prenderanno posto sul palco per un dibattito moderato dal giornalista Roberto Puglisi. Cateno De Luca è invece l’attrazione principale, e da mattatore di calibro strapperà vari applausi nel corso di un intervento appassionato di oltre 45 minuti.
Quattro liste per De Luca sindaco di Sicilia
“Il progetto politico che stiamo costruendo – afferma con tono grave Cateno De Luca dal palco rivolgendosi a tutta la platea – non è adatto al vecchio gioco di autoreferenzialità e clientelismo. Il clima storico è cambiato, e noi non vogliamo contribuire a diventare la pietra d’inciampo del rinnovamento. Piuttosto vogliamo essere la testata d’angolo della nuova costruzione della politica. Di una politica fondata sull’etica della responsabilità che porti al protagonismo i giovani, le donne, le famiglie e che premi l’onestà, la competenza ed il coraggio di osare”. Il leader di Sud chiama Nord ha rivelato quattro simboli, pronti per la competizione politica regionale, dei quali due con un profilo specifico e molto particolare.
Una lista per i giovani, un’altra per l’assistenza ai sotto quota di sbarramento
Uno è appunto dedicato ai giovani: “Governo di liberazione per i giovani”. Per questo, Cateno De Luca ha lanciato l’appello per l’invio di curricula dichiarandosi disposto a passare l’estate ad esaminarli. L’altro simbolo “speciale” è quello con due cerchi vuoti predisposti per i simboli di altri partiti che potrebbero non raggiungere la quota di sbarramento. Un simbolo con una marcata strizzata d’occhio già nel nome lista: “Liberi e forti”. La strategia, che rende appetibile la proposta, è quella di mettere fuori dalle altre liste il capitale di Messina appoggiando gli eventuali alleati “Liberi e forti” con una spinta di 35 mila voti.
Per questa lista, e solo per questa, Cateno De Luca afferma che è decisa l’eccezione sugli uscenti bloccati in lista. Un’operazione di alleanza che rende diversa la lista dalle altre, nelle quali sostiene non verranno accettati politici in cerca di una lista sicura dopo un secondo mandato, ad esempio. Le due liste in puro stile movimento di Cateno De Luca sono “Sud chiama Nord per le autonomie” e “De Luca sindaco di Sicilia”.
L’operazione sindaco di Sicilia
Le parole di Cateno De Luca sono studiate e ben misurate, e lo show funziona alla prefezione senza che il sindaco di Taormina affermi di essere in pista per Palazzo d’Orleans né tantomeno di non esserlo. Anzi, al termine dell’evento, quando risalirà sul palco per le conclusioni, l’aspirante sindaco di Sicilia traccia il suo profilo ideale per il futuro presidente della Regione, e coincide con la descrizione che Cateno De Luca fa di se.
Insomma, De Luca è il candidato ideale per se stesso, ma è disposto a giocare una partita d’astuzia per far valere il proprio patrimonio elettorale anche fuori dalla Sicilia – annunciando un evento a Roma per il nuovo corso oltre lo Stretto di Sud chiama Nord – e convergere su una coalizione con i propri voti in prospettiva di un governo in cui se non sarà presidente della Regione potrebbe esserne il vicepresidente. “Per essere determinanti nel governo della Sicilia dobbiamo rafforzare anche la nostra presenza nazionale”, ha detto De Luca tagliando il nastro della scalata autonomista ed anti ascarismo dipinta in maniera chiara per gli addetti ai lavori, in maniera passionale per il pubblico.
Un programma condivisibile in dieci punti
Ogni cosa, al teatro Politeama di Palermo, aveva un senso, un obiettivo ed un modo per raggiungerlo. Tutto studiato nei minimi dettagli da un grande comunicatore insieme al suo team di capaci colonnelli. Anche il “decalogo programmatico” del Governo di Liberazione, diviso in dieci punti, fornisce un’idea del programma elettorale di Sud chiama Nord ed al contempo punti di facile convergenza con programmi ed intenzioni di altri movimenti politici con i quali Cateno De Luca potrebbe giungere ad accordo. I dieci punti prevedono infatti la piena attuazione dell’autonomia speciale, la semplificazione amministrativa, il risanamento dei conti pubblici, le infrastrutture ed il rilancio dei servizi essenziali, la valorizzazione del patrimonio culturale, lo sviluppo energetico, il sostegno alle imprese, la qualità dei servizi ed il protagonismo delle giovani generazioni.
Un programma di massima che la stesa attuale maggioranza di governo potrebbe sposare trovando facile convergenza con i propri punti chiave di programma. Giusto per esser sicuri, tornando sul palco per le conclusioni, Cateno De Luca ha ribadito che il suo progetto “Governo di liberazione” mira a costruire una ampia coalizione di governo “fondata sui contenuti e non sulle appartenenze politiche”. La porta è aperta, a tutti e senza distinzione ideologica, da destra a sinistra. Infine, De Luca ha concluso con un’affermazione che dal tono sembrava già sentenza: “Una sola cosa non accadrà: non saremo soli. Costruiremo un grande blocco autonomista, civico e progressista capace di restituire alla Sicilia il ruolo che merita”.
Un parterre trasversale per Cateno al Politeama
Non è mancato all’appuntamento il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, giunto al Politeama insieme al commissario regionale di Fratelli d’Italia Luca Sbardella. In platea, ad ascoltare Cateno De Luca prima di salire sul palco per un dibattito, c’erano il segretario regionale del Partito Democratico Anthony Barbagallo, la deputata regionale di Noi Moderati Marianna Caronia, il coordinatore della Democrazia Cristiana Salvatore Cascio, il deputato regionale del Movimento 5 Stelle Luigi Sunseri, il deputato regionale della Lega Vincenzo Figuccia, il segretario regionale Controcorrente Gandolfo Lo Verde, l’ex presidente dell’Ars ed esponente di Mpa-Grande Sicilia Gianfranco Miccichè e Nino Oddo del Partito Socialista Italiano.
Noi moderati, Caronia: “La giunta Lagalla è stata fallimentare sul piano sociale e strutturale”
Non c’erano Maurizio Lupi o Saverio Romano al teatro Politeama, ma Marianna Caronia non è “solo” una deputata di Noi moderati ed il suo intervento al teatro Politeama aveva un peso notevole esattamente come le sue parole. “Noi moderati ha deciso di mettere al primo posto i siciliani, con tutti coloro che lo faranno insieme a noi con serietà. E, poiché la stagione che abbiamo davanti non la possiamo affidare ad avventurismi o a estremismi, il movimento di Cateno De Luca può e deve essere parte importante di questo progetto”. Queste parole di Marianna Caronia, deputata regionale, aprono già una breccia importante in ordine ai nuovi schemi che si andranno a delineare in vista del prossimo anno, quando si voterà per il sindaco di Palermo, il presidente della Regione ed anche per le politiche con il dopo Giorgia Meloni.
“In quest’ottica – ha aggiunto Caronia – la partecipazione di Noi moderati all’iniziativa di stamattina rappresenta un’occasione per aprire un confronto concreto sui temi e sui programmi in vista del prossimo governo della città e della Regione. È la dimostrazione che il centrodestra può e deve ritrovare le ragioni della propria unità: un percorso che non deve basarsi su logiche di spartizione o sui singoli nomi, ma esclusivamente sulla condivisione dei programmi e sul bene comune”. Poi la stoccata al sindaco di Palermo Roberto Lagalla: “La giunta Lagalla è stata fallimentare sul piano sociale e strutturale. Ha abbandonato completamente le periferie e azzerato gli investimenti sulla sicurezza urbana. Il risanamento dei conti del Comune di Palermo è un fatto positivo, ma è il frutto esclusivo dell’aiuto del governo nazionale”.
La Lega sorride a De Luca, il Movimento 5 Stelle resta sulle sue
“Dopo avere ascoltato il leader di Sud chiama Nord sono sempre più convinto che il suo perimetro sia il centrodestra”, ha detto il deputato regionale della Lega Vincenzo Figuccia, che di recente ha anche condiviso con Cateno De Luca l’avvio di una battaglia per il decentramento con maggiori poteri ed autonomia finanziaria alle circoscrizioni. “Basta con la Sicilia assistita – ha detto Figuccia sposando la linea di De Luca – e periferia d’Europa: l’Isola deve diventare il centro logistico, energetico e culturale del Mediterraneo . Ogni progetto strategico avrà un cronoprogramma pubblico, un responsabile nominativo e una rendicontazione online. Se un’opera si blocca, i cittadini sapranno subito perché e chi ne risponde”.
Cauto il deputato regionale del Movimento 5 Stelle Luigi Sunseri, che delinea il perimetro del proprio partito senza slanci entusiastici: “Per quanto mi riguarda gli avversari politici sono senza alcun dubbio quelli che oggi governano la Sicilia. Il centrodestra e il governo Schifani hanno dimostrato di non avere una visione per il futuro dell’Isola: nessuna vera stagione di riforme, nessuna risposta strutturale ai problemi dei siciliani, nessun cambio di passo”. E chiarito dove e come si colloca il M5S, Sunseri ha poi dato una linea inalienabile per poter parlare di dialogo: “Chi dimostra concretamente di prendere le distanze da quel modello, come avvenuto ad esempio in occasione della mozione di sfiducia, può diventare un interlocutore. Altrimenti, non ci sono le condizioni per alcun confronto politico”.
Per il Partito Democratico non basta dire no a Schifani per aprire le braccia
“Oggi Cateno De Luca ha lanciato attacchi pesantissimi nei confronti di Renato Schifani – ha detto a commento dell’evento cui ha partecipato al teatro Politeama il segretario del Pd Sicilia Anthony Barbagallo – e contro il metodo con cui il centrodestra gestisce la pubblica amministrazione regionale. Gli arresti, gli indagati, la corruzione ad ogni livello, le liste di attesa irrisolte, la sanità pubblica svilita, nessuna riforma degna di questo nome. Sono solo alcuni dei punti che caratterizzano il fallimento del governo Schifani e che abbiamo evidenziato, anche oggi, dal palco del Politeama”.
C’é un “ma” per Barbagallo, ed i rilievi all’esito della mattina del Politeama suonano come una porta che si chiude a scanso di equivoci: “Quello che mi ha sorpreso è da un lato una difesa d’ufficio, da parte degli esponenti di centrodestra presenti, anche di fronte a fatti di una gravità estrema su cui evidentemente prevale il sempre caro interesse per il mantenimento della poltrona. Dall’altro invece mi lascia profondamente interdetto il silenzio di oggi – e dei giorni scorsi – sulla questione etica e morale e soprattutto della legalità su cui vi è stata una reazione da encefalogramma piatto, anche al cospetto del video con le dichiarazioni di Pio La Torre. Tutti temi che riguardano questo governo e questa maggioranza e su cui è lecito attendersi una risposta concreta, in particolare in una giornata coma questa in cui ci si avvicina all’anniversario della strage di via D’Amelio”.
Schifani difeso da Sbardella che ricorda al PD il governo Crocetta
La difesa, quella più definita, per il governo e la maggioranza in carica è arrivata da Luca Sbardella, commissario regionale del partito di Giorgia Meloni. Sbardella ha rispedito al mittente Barbagallo l’accusa di “peggior governo di sempre” riferito a quello di Renato Schifani riportando alla memoria del segretario regionale del Partito Democratico il governo guidato da Rosario Crocetta ed affermando che il centrodestra è ormai da quasi dieci anni che lavora per rimettere a posto le cose.
Poi, inevitabile, la rassegna – anche da parte di Sbardella – sul riordino dei conti pubblici della Regione Siciliana e dei risultati sul Pil e sul gettito vantati dal governo Schifani. Questioni dalle quali si è tenuto alla larga il collega di partito e presidente dell’Ars Gaetano Galvagno incentrando il proprio intervento in solitaria, da ospite d’onore, sulla stima personale nei confronti di Cateno De Luca e su altri temi che attengono all’attività legislativa con critiche e lodi alla responsabilità dell’opposizione.
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