Centro Pio La Torre, “Mafia, forte rapporto con la politica”. Ma c’è voglia di cambiare le cose - QdS

Centro Pio La Torre, “Mafia, forte rapporto con la politica”. Ma c’è voglia di cambiare le cose

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Centro Pio La Torre, “Mafia, forte rapporto con la politica”. Ma c’è voglia di cambiare le cose

sabato 30 Aprile 2022 - 08:28

Indagine Centro Studi Pio La Torre: la pandemia ha lasciato il segno sugli studenti. Classe dirigente corrotta fattore che incide di più nella diffusione del fenomeno

PALERMO – Nutrono forte sfiducia nella classe dirigente, credono in una maggiore contiguità tra politica e mafia, ma sono anche più consapevoli della necessità di un cambiamento e, nella stragrande maggioranza, preferiscono discutere di mafia a scuola, con i loro docenti. La pandemia ha lasciato il segno sugli studenti che hanno partecipato al questionario sulla percezione del fenomeno mafioso che da 16 anni il Centro Studi Pio La Torre porta avanti con il suo Progetto educativo antimafia. Dall’indagine emerge che il 53,79 per cento degli intervistati ritiene che il rapporto mafia-politica sia “abbastanza forte” e, nel 31,31 per cento dei casi “molto forte”. La corruzione della classe dirigente è il fattore che più incide nella diffusione del fenomeno, sia al Nord (53,66 per cento) che in Sicilia (45,56 per cento); al secondo posto, per gli studenti dell’Isola, c’è la mentalità dei cittadini (35,62 per cento).

Educare i giovani alla legalità

“Educare i giovani alla legalità” è il primo passo che lo Stato dovrebbe compiere come azione di contrasto per il 24,38 per cento degli studenti, seguito dalla necessità di “colpire la mafia nei suoi interessi economici” per il 20,92 per cento, proprio come ha insegnato Pio La Torre. Interpellati poi sulla possibilità che la mafia possa essere definitivamente sconfitta, il 43,53 per cento risponde negativamente, ma alta è anche la percentuale di coloro che non rispondono, pari al 30,13 per cento. Se scetticismo e disincanto sembrano prevalere, si consolida, allo stesso tempo, la fiducia nei propri insegnanti, la categoria preferita per discutere di mafia (64,18 per cento), seguita a distanza dai familiari (28,37 per cento).

Notevole l’incidenza della pandemia anche nel rapporto con il contesto: potendo dare due risposte, per i ragazzi impegnarsi per gli altri vuol dire “dedicarsi a chi ha bisogno” (69,87 per cento), “difendere l’ambiente” (41,83 per cento), e “fare volontariato in un’associazione” (32,16 per cento). Sul versante delle fonti di informazione, il podio è occupato stabilmente dai social network, con il 79,54 per cento delle preferenze, fanalino di coda i quotidiani cartacei con il 2,22 per cento.

Oggi, in occasione del 40esimo anniversario dell’uccisione di Pio La Torre e Rosario Di Salvo, i risultati dell’indagine saranno discussi in una conferenza che si terrà dalle 9.30 nel Cortile Maqueda del Palazzo Reale, sede dell’Assemblea regionale siciliana. Nel corso della manifestazione ci saranno gli interventi in remoto della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, del presidente della Camera, Roberto Fico, del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi e dell’ambasciatore Maurizio Massari, rappresentante permanente dell’Italia all’Onu.

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