Home » Sanità » Hantavirus, il focolaio che spaventa il mondo: “Occorre prudenza, ma non è un altro Covid”

Hantavirus, il focolaio che spaventa il mondo: “Occorre prudenza, ma non è un altro Covid”

Hantavirus, il focolaio che spaventa il mondo: “Occorre prudenza, ma non è un altro Covid”

L’Ue ha allertato il sistema di protezione civile dopo che l’infenzione è “sfuggita” dalla nave da crociera olandese. Parla l’infettivologo Iacobello: “Tenere alta la guardia, la Regione attivi almeno due laboratori per il sequenziamento”

Il caso della nave da crociera olandese con a bordo casi di infezione da Hantavirus sta diventando di carattere mondiale. Le autorità di molti Paesi hanno attivato sistemi di protezione e monitoraggio di pazienti sospetti con infezioni respiratorie. La stessa Ue ha allertato il sistema di protezione civile e il ministero della Salute italiano ha attivato tutti i centri di frontiera. Su cosa potrebbe accadere ne abbiamo parlato con un esperto, il dott. Carmelo Iacobello, sino a meno di un mese fa direttore del dipartimento Malattie infettive dell’ospedale Cannizzaro di Catania. “Ho appena letto e postato su facebook un documento a firma del prof. Massimo Galli, uno dei massimi esperti in infettivologia, che si riferisce proprio alla questione dell’hantavirus. Attualmente stanno aumentando i casi e non sono sempre collegati tra loro. Quindi il virus è sfuggito dalla nave. È quindi un momento in cui le compagnie aeree e tutti i medici dovrebbero stare attenti ad evitare che possano verificarsi dei focolai epidemici“.

La Ue e il ministero della Salute italiano hanno allertato il sistema di controllo alle frontiere. Che cosa rischiamo?

“Intanto va detto che l’hantavirus non è certamente un Coronavirus come ai tempi del Covid 19. Siamo di fronte a una situazione diversa. Ciononostante in questo caso stiamo parlando di una variante unica nel suo genere. Normalmente la malattia da hantavirus è una zoonosi che si trasmette da roditori che di solito stazionano prevalentemente in Patagonia. Questi animali con le urine e le feci contaminano l’ambiente. Ora il problema è che la variante riscontrata nei soggetti infettati, denominata ‘Andes’, potrebbe essere trasmessa attraverso il contagio stretto interumano. E già questo è un problema, ma quello più grosso è che il periodo di incubazione della malattia è molto lungo, addirittura anche oltre le quattro settimane. E di fronte a una incubazione così lunga diventa difficile monitorare le persone che hanno avuto contatto stretto con i soggetti deceduti sulla nave”.

Ma secondo lei siamo davanti a una possibile nuova pandemia se non verranno attivate misure straordinarie?

“L’unica cosa che posso dire è che bisogna essere molto prudenti davanti a questi delicati argomenti. So già che l’Oms ha cominciato a prendere in seria considerazione la questione anche se senza allarmismo. Ma indubbiamente la vigilanza deve essere alta perché il Covid ci ha insegnato che in questi casi le situazioni possono sfuggire di mano. Comunque, visto che questo virus si è dimostrato relativamente stabile la vicenda potrebbe anche estinguersi autonomamente nel volgere di poche settimane, come è già capitato per alcuni focolai di Ebola“.

La popolazione deve allarmarsi?

“È molto difficile contrastare una epidemia all’inizio, della quale non si conoscono bene i contorni. Bisogna comunque stare attenti a individuare i primi sintomi. Ogni volta che si presenta una sintomatologia respiratoria seria bisognerebbe consultare il proprio medico di famiglia che deve poi attivare un monitoraggio sanitario del paziente affetto. Poi a carattere regionale bisognerebbe avere in Sicilia almeno due laboratori regionali deputati a svolgere il sequenziamento dell’hantavirus, in maniera tale da individuare eventuali casi che vanno subito isolati…”.

Si potrebbe ipotizzare di disporre alla popolazione una protezione con mascherine per ridurre i rischi? “Mi sembra ancora troppo presto per attivare una disposizione così radicale. Non siamo davanti ancora a un rischio pandemia perché, come ho già detto, siamo di fronte a un virus molto stabile rispetto al Covid, e questo favorisce la risposta immunitaria della popolazione contagiata”.

Il prof. Galli parla però di un 35% di mortalità qualora si contragga la variante hantavirus.

“Sì la percentuale è veritiera. Ma naturalmente la mortalità è una variabile legata all’efficacia del sistema sanitario. Se io da malato ho la possibilità di andare in una struttura dove fanno un trattamento intensivo, allora le mie possibilità di salvezza saranno maggiori. Certo in questo caso, come si è registrato durante il Covid-19, tutti i pazienti defedati, broncopatici, immunocompromessi devono stare doppiamente attenti rispetto alla popolazione sana”.