Roma, 27 apr. (askanews) – Mozzarella tedesca già confezionata con tanto di immagine della caprese, prosciutti freschi dalla Danimarca pronti per essere stagionati, bastoncini di merluzzo dalla Germania in scatole con le scritte in italiano, kiwi cileni arrivati dal porto di Rotterdam, pollo congelato dall’Olanda, fusti pieni di miele tedesco. Sono solo alcuni dei prodotti scoperti dai diecimila agricoltori della Coldiretti all’interno dei tir fermati dalle forze dell’ordine al Brennero.
Le cosce di maiale fresche sono il prodotto più presente nei camion fermati alla frontiera. Prosciutti provenienti dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia destinati ad essere stagionati e rivenduti all’estero o addirittura sulle tavole degli italiani, sfruttando le opacità presenti in alcuni disciplinari. Ma ci sono anche i formaggi – denuncia Coldiretti – a partire dalla mozzarella, come quella tedesca che arriva già pronta per l’immissione al consumo perché all’estero non vale l’obbligo dell’etichettatura d’origine, con tanto di confezione che richiama l’italianità.
Da Francia e Germania arrivano cisterne con centinaia di quintali di latte, così come yogurt e altri prodotti caseari. “Un vero e proprio paradosso se si considera che agli allevatori nazionali viene detto che c’è troppo latte e quindi devono accettare bassi prezzi quando la verità è che si preferisce acquistarlo all’estero”, sostiene Coldiretti.
Non mancano bastoncini di pesce tedeschi confezionati con scritte in italiano che finiscono nei nostri piatti, così come peperoni olandesi che magari diventano italiani nella fase di trasformazione, come le giardiniere, dove non è ancora previsto l’obbligo dell’origine, così come i kiwi cileni passati dal porto di Rotterdam. Dalla Germania arrivano fusti con tonnellate di miele che finiscono nei dolci industriali, mentre gli apicoltori italiani devono fare i conti con prezzi bassissimi rispetto al lavoro che svolgono, oltre agli effetti dei cambiamenti climatici. Senza dimenticare i pallet di confettura di fragole con l’etichetta che non fa capire dove siano stati prodotti. “Una beffa – denuncia Coldiretti – per tutti i produttori nazionali che si vedono pagare il prodotto pochi centesimi proprio per la pressione degli arrivi dall’estero”.
Per questo Coldiretti chiede l’obbligo dell’etichetta d’origine su tutti i prodotti alimentari venduti in Europa e la riforma dell’attuale codice doganale, “che consente autentici inganni commerciali grazie alla regola dell’ultima trasformazione sostanziale”.

