Il Mezzogiorno deve sintonizzarsi con le nuove direttrici industriali europee per trasformare la crescita degli ultimi anni in sviluppo stabile, competitivo e organico. È il messaggio lanciato dal vicepresidente Svimez Gian Paolo Manzella nel corso di ‘Industria-Europa-Sud’, ospitato da Confindustria Catania. “L’Europa da qualche anno dà indicazioni chiare sulle politiche industriali da seguire, sia per quanto riguarda le imprese di avanguardia, come semiconduttori e aerospazio, sia per il tessuto delle piccole e medie imprese, che devono essere orientate alla trasformazione digitale, all’export, a una formazione mirata e a un sistema finanziario più vicino ai loro bisogni”, ha spiegato Manzella.
“Nel Mezzogiorno punti d’industria d’avanguardia europea”
Per Svimez, l’orientamento proposto da Bruxelles rappresentano un’opportunità, quasi per eccellenza, per il Sud. “Queste indicazioni sono una vera occasione per il Mezzogiorno, ma per essere sostenute hanno bisogno di un’azione corale di tutti gli attori, pubblici e privati. Nel Mezzogiorno ci sono punti di industria d’avanguardia europea”. Da qui le motivazioni dell’arrivo a Catania – dopo Salerno e Cosenza – riconosciuta come città dall’ecosistema industriale avanzato. “Conoscere un tessuto d’impresa che ha al suo interno due attori cruciali come 3Sun e STMicroelectronics, inseriti in due degli ecosistemi industriali europei più avanzati, è importante”.
Catania realtà matura
Catania è stata considerata una realtà ‘matura’ inserita in una regione in crescita. E infatti, i dati diffusi dalla sede di Confindustria etnea, presentati dal consigliere scientifico Carmelo Petraglia, hanno confermato innanzitutto la crescita del prodotto interno lordo regionale. Tra il 2021 e il 2024 il Pil della Sicilia, calcolato a prezzi costanti, è cresciuto del 9,9%, più del Mezzogiorno (+8,5%), del Centro-Nord (+6,1%) e della media nazionale (+6,6%). Un’espansione sostenuta soprattutto dagli investimenti, aumentati del 30,1%, contro il +20,9% del Sud e il +17,6% nazionale. Anche l’export ha avuto un ruolo decisivo, +26,7% il totale delle esportazioni regionali e +18,7% al netto dei petroliferi. I consumi delle famiglie sono cresciuti del 6,8%. Molto positivo anche il dato sul lavoro. Tra il 2021 e il 2024 l’occupazione in Sicilia è aumentata del 13,5%, meglio del Mezzogiorno (+8,1%) e più del doppio del Centro-Nord (+6,1%). A trainare è stata proprio l’industria, con un incremento del 24,7% degli occupati pari a oltre 30.546 posti di lavoro in più. Questo aumento rappresenta il 77% della crescita industriale complessiva del Mezzogiorno. Le costruzioni hanno segnato +20,7%, i servizi +14,2%, mentre l’agricoltura ha perso il 10,3% degli occupati.
Dati positivi, ma anche problematiche ancora da risolvere
Tornando al contesto locale, per il vicepresidente Manzella il punto di forza di Catania è però la qualità di un cluster industriale costruito nel tempo e che può contare su una rete. “L’elemento di maggiore interesse dell’Etna Valley è la presenza di un ecosistema maturo nella misura in cui riesce a integrare ricerca pubblica e privata, incubazione delle startup, grandi capi filiera e un sistema di piccole e medie imprese che cresce come indotto”. Accanto ai risultati incoraggianti, Svimez ha rilevato anche i nodi ancora irrisolti per la Sicilia. Resta il problema della fuga dei giovani qualificati. Nel biennio 2022-2024 hanno lasciato l’Isola oltre 44 mila under 35. Sempre più alta la quota dei laureati, dall’8% del 2002 si è arrivati al 41,9% nel 2022. Tra le giovani donne la percentuale sfiora il 50%, contro il 35,5% dei coetanei uomini. Ed è su questo tema che è intervenuto anche il presidente di Piccola Industria di Confindustria Catania, Marco Causarano, considerando la perdita di capitale umano un handicap all’indomani della fine dei fondi Pnrr. “La Sicilia e il Mezzogiorno sono cresciuti tanto e ci auguriamo che questa crescita non vada persa con la fine dei fondi. Con una rivoluzione socio-culturale interna possiamo rendere organico ciò che è nato con il Pnrr. Quel che serve fare dobbiamo farlo però da siciliani, da imprenditori e da cittadini. E’ importantissimo evitare la perdita del capitale umano formato nella nostra regione, dove abbiamo ottime università, ma assistiamo a un’emigrazione preoccupante. Serve creare condizioni lavorative e sociali per trattenere i nostri giovan”. “È corretto osservare che il venir meno dello stimolo del Pnrr causerà sostanzialmente un freno della crescita del Sud, perché è stato soprattutto quello lo strumento che ha sostenuto la crescita. Il grande tema è dare continuità a quello che il Piano di ripresa e resilienza ha cambiato”, ha sottolineato il consigliere scientifico di Svimez Carmelo Petraglia da Catania. L’economista ha indicato due eredità decisive del Piano nazionale di ripresa e resilienza: “Da un lato il processo di rigenerazione amministrativa, con enti locali e Comuni che hanno fatto molto bene nell’implementazione delle linee sulle infrastrutture sociali; dall’altro il mondo della ricerca, soprattutto in Sicilia, con ecosistemi finanziati che possono avere continuità nel post Pnrr. A queste iniziative “bisogna dare continuità” ha spiegato il consigliere “mettere a disposizione risorse pubbliche integrando linee di intervento nazionale e regionali”.
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