Conoscenza e coscienza per una sostenibilità “senza sconti” - QdS

Conoscenza e coscienza per una sostenibilità “senza sconti”

redazione

Conoscenza e coscienza per una sostenibilità “senza sconti”

martedì 09 Febbraio 2021 - 00:00
Conoscenza e coscienza per una sostenibilità “senza sconti”

Sostenibilità Sostenibile un punto di vista da Aiat

di Giuseppe Mancini

Inizio da oggi questa nuova rubrica ringraziando il QdS che la ospita e che da sempre è particolarmente attento alle tematiche ambientali con un approccio “laico” e tecnicamente supportato a garanzia di una informazione corretta; informazione che sempre più spesso, in questo campo, tende ad essere distorta, parziale e strumentale specialmente quando filtrata attraverso i social media.

La mancanza di tempo ci porta oggi ad una voracità dell’informazione che ci viene iper-semplificata e spezzettata in tanti piccoli bocconi, facilmente “digeribili”, come l’omogenizzato per un bimbo. Ma è bene che quel bimbo sappia che la realtà può essere ben più complessa di quella a lui rappresentata, specie se ha già il sacrosanto diritto di voto. Per questo motivo ho scelto di intitolare la rubrica “Sostenibilità sostenibile”, convinto della necessità che tanti slogan, soluzioni, prodotti ed “effetti” miracolosi, che inneggiano in maniera roboante alla sostenibilità, possano e debbano essere verificati con una solida base tecnica e con un approccio che consideri tutti i correlati aspetti, non solo quelli “artatamente” lasciati in bella evidenza.

Un esempio che, giusto per iniziare questo percorso insieme, mi torna in mente è quello della tanto osannata correlazione tra la diffusione del coronavirus e il miglioramento della qualità dell’ambiente, ricordate? come se la natura si riprendesse gradualmente i suoi spazi abusivamente occupati dall’uomo. Questa immagine, certamente “attraente”, ha portato alcuni ad invocare un profondo e ineluttabile cambiamento nel sistema pianeta. Ma quello che nei fatti abbiamo osservato dopo alcuni mesi di severo lock-down nulla ha a che fare con una presunta sostenibilità, a meno che per sostenibilità non si intenda un sistema in cui la razza umana, sebbene la più impattante sul pianeta, si fermi (o scompaia) per una decrescita quasi istantanea (e per nulla felice) della maggior parte delle attività.

La dura frenata impartita dalla pandemia può però permettere oggi a molte più persone di riconsiderare coscientemente il rapporto tra uomo e consumi, a partire, ad esempio, da una spesa ben più consapevole e ragionata, dove il superfluo, specie quello alimentare, non si trasformi in un costo inutile e dannoso prima (si pensi allo spreco enorme di risorse quando si butta un vegetale “andato a male”) e in rifiuto complesso da gestire dopo. Così come di riflettere sulla parziale inutilità dello spostamento di alcune (molte) persone, laddove invece possano più sostenibilmente viaggiare le informazioni che il loro lavoro produce, anche lavorando da una casa che in questo senso può essere ripensata attraverso il potenziamento della connessione, l’utilizzo di controlli elettronici delle apparecchiature in remoto e magari il suo comfort, la sua bellezza e la sua maggiore sostenibilità energetica.

Questa “coscienza aumentata” è un’opportunità per dare prospettiva ad un modello economico che punti all’innovazione, a partire da quella tecnologica, con politiche adeguate di supporto alla ripresa del Paese, indirizzando i piani di investimento verso modelli di produzione e di consumo basati su approvvigionamento ed utilizzo sostenibile delle risorse e degli scarti, lungo la strada della decarbonizzazione e della circolarità, senza mai trascurare gli impatti sul sociale.

Ma occorre fare attenzione affinché questa auspicabile “azione” di indirizzo, non venga guidata da interessi di parte, spesso celati dietro una troppo effimera bandiera “green” e mediati da una informazione da social media che narcotizza il senso critico parzializzando o alterando i fatti. I fatti possono e devono essere verificati.

Ed allora un passo altrettanto necessario a produrre questa auspicata correzione di rotta non può non prevedere una profonda rivalutazione e uno straordinario investimento sulla formazione e la ricerca scientifica ma anche sul riconoscimento delle fonti di informazioni verificate e affidabili proprio perché basate sulla scienza e sulla tecnica, potendo tutto ciò sempre più concretamente condurre a un cittadino migliore e più “sostenibile” perché finalmente consapevole.

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