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Copagri: bene stop ue dazi fertilizzanti, ora intervenire su Cbam

Copagri: bene stop ue dazi fertilizzanti, ora intervenire su Cbam

Che colpisce le importazioni di prodotti a base di carbonio

Roma, 22 mag. (askanews) – “Con rincari che si protraggono ormai da anni e che nell’ultimo periodo hanno raggiunto picchi insostenibili a causa delle tensioni in Medio Oriente, la decisione del Consiglio Ue di sospendere annualmente i dazi doganali sui principali fertilizzanti a base di azoto usati in agricoltura, inclusi prodotti come l’urea e l’ammoniaca, rappresenta sicuramente una boccata d’ossigeno che va incontro alle sollecitazioni del settore”. Così in una nota il presidente della Copagri Tommaso Battista, precisando che l’odierna misura non si applica alle importazioni provenienti da Russia e Bielorussia.

“Basti pensare che l’Unione Europea nel 2024 ha importato circa 2 milioni di tonnellate di ammoniaca e 5,9 milioni di tonnellate di urea per produrre fertilizzanti azotati, oltre a 6,7 milioni di tonnellate di fertilizzanti a base di azoto e miscele contenenti azoto”, fa notare il presidente, ad avviso del quale “di particolare rilevanza è anche l’impegno della Commissione a monitorare il mercato dei fertilizzanti, in modo da proporre, qualora necessario, la proroga o la modifica della sospensione”.

“A questo primo passo, che premia l’impegno del governo e accoglie le richieste della Copagri, devono ora seguire altri interventi per alleggerire il carico di aumenti che grava sulle spalle dei produttori agricoli per l’acquisto di input produttivi che sono fondamentali; per queste ragioni, oltre a valutare l’utilizzo di fertilizzanti alternativi, a partire dal digestato, bisogna nel frattempo continuare a lavorare per sospendere l’applicazione del CBAM, che colpisce le importazioni di prodotti a base di carbonio dai quali dipende direttamente la produzione e la disponibilità di alimenti”, continua Battista.

“I prezzi dei fertilizzanti, infatti, già aumentati del 60% alla fine del 2025 e poi ulteriormente cresciuti del 40% ad aprile 2026, costituiscono una voce significativa del bilancio delle aziende agricole, arrivando a rappresentare anche un terzo dei costi di produzione totali”, ricorda il presidente, spiegando che “non a caso sempre più aziende decidono di ridurre le superfici coltivate o orientare le semine verso colture meno esigenti in termini di fertilizzanti, ovvero meno esposte alla loro scarsità e alle bizze dei mercati”.