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Corruzione, rinviata a giudizio l’ex portavoce del presidente dell’Ars Galvagno

Corruzione, rinviata a giudizio l’ex portavoce del presidente dell’Ars Galvagno
Foto Imagoeconomica

Insieme a Sabrina De Capitani, andranno a processo anche l’imprenditrice Marcella Cannariato, che nei mesi scorsi era già stata condannata a due anni e mezzo nell’ambito di un’altra tranche del processo, e altri due manager della comunicazione, Marianna Amato e Alessandro Alessi

L’ex portavoce del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, Sabrina De Capitani, è stata rinviata a giudizio con l’accusa di corruzione.

Lo ha deciso la giudice per l’udienza preliminare Giuseppina Zampino. Insieme a De Capitani, sono stati rinviati a processo l’imprenditrice Marcella Cannariato, che nei mesi scorsi era già stata condannata a due anni e mezzo nell’ambito di un’altra tranche del processo, per corruzione.

Oltre a due manager della comunicazione, Marianna Amato e Alessandro Alessi.

Prima udienza il 2 novembre

La prima udienza si terrà il prossimo 2 novembre davanti alla terza sezione penale del tribunale.

La condanna di Cannariato e il rinvio a giudizio per l’assessore Amata

Lo scorso mese di aprile, come già ricordato, l’imprenditrice Cannariato era stata condannata a due anni e mezzo di reclusione mentre l’assessore regionale Elvira Amata è stata rinviata a giudizio con rito ordinario e la prima udienza è fissata al 7 settembre.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’imprenditrice avrebbe ricevuto in cambio dall’esponente di Fratelli d’Italia un finanziamento di 30mila euro per un convegno organizzato a Palermo dalla Fondazione Bellisario, di cui Cannariato era rappresentante per la Sicilia.

Per la procura di Palermo, Amata e Cannariato avrebbero siglato un patto corruttivo. Amata si sarebbe fatta promettere e dare da Cannariato (legale rappresentante della A&C Broker S.r.l.) l’assunzione del nipote e il pagamento delle spese per l’alloggio di quest’ultimo durante i mesi di lavoro a Palermo. In cambio Amata avrebbe finanziato con 30 mila euro la manifestazione promossa dalla fondazione Marisa Bellisario (di cui Cannariato era rappresentante regionale) “Donna, Economia e Potere”.

Secondo la procura del capoluogo siciliano, Amata e Cannariato avrebbero siglato un patto corruttivo. Amata si sarebbe fatta promettere e dare da Cannariato (legale rappresentante della A&C Broker S.r.l.) l’assunzione del nipote e il pagamento delle spese per l’alloggio di quest’ultimo durante i mesi di lavoro a Palermo. In cambio Amata avrebbe finanziato con 30 mila euro la manifestazione promossa dalla fondazione Marisa Bellisario (di cui Cannariato era rappresentante regionale) “Donna, Economia e Potere”.

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