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Corte Conti parifica con riserva il rendiconto 2023. “Puntiamo a sbloccare due miliardi dopo l’estate”

Corte Conti parifica con riserva il rendiconto 2023. “Puntiamo a sbloccare due miliardi dopo l’estate”
Renato Schifani con Alessandro Dagnino e il procuratore generale della Corte dei conti Romeo Ermenegildo Palma. Dietro, Salvatore Tozzo e Silvio Cuffaro (ms)

Il via libera dalle Sezioni riunite. Schifani: “Un altro importante tassello nel percorso di risanamento finanziario”

Sotto il profilo finanziario, la Regione Siciliana ha raggiunto il “punto zero” incassando ieri la parifica – parziale – del rendiconto 2023. Con le eccezioni ammesse in parifica di alcuni capitoli di bilancio che si trascinano ma che non incidono sui saldi e che costituiscono voci irrisorie sul bilancio della Regione, il valore del risultato raggiunto ammonta a 900 milioni. In altre parole, la parifica riconosciuta con la sentenza letta ieri dalla presidente della Sezione di controllo della Corte dei Conti Sicilia, Maria Rachele Anita Aronica, certifica anche per la magistratura contabile l’azzeramento del disavanzo ereditato dal governo Schifani. Un avanzo di 900 milioni appunto, che azzera il debito della Regione rimettendo in pari i conti al 2023.

Dal disavanzo di 7 miliardi al riequilibrio dei conti

Partendo dall’anno della pandemia, quando l’economia si era fermata ovunque, anche in Sicilia, il risultato di amministrazione contava un passivo che sfiorava i 7 miliardi di euro. Dai 7,3 miliardi di disavanzo trovati in cassa dal governo Musumeci nel 2018, la riduzione a fine legislatura era stata di oltre 3 miliardi di euro. Con un impegno notevole da parte della magistratura contabile siciliana, lodata in apertura di udienza dalla presidente Aronica per la tempistica, il serrato calendario di udienze ha permesso al governo di Renato Schifani di recuperare il critico pregresso – con l’ottenimento delle parifiche 2020, 2021 e 2022 – ed infine di portare a casa la parifica del primo rendiconto della Regione guidata dal presidente in carica.

Renato Schifani: “Un altro tassello del risanamento finanziario”

“La parifica del rendiconto 2023 costituisce un altro importante tassello del percorso di risanamento finanziario che il mio governo ha perseguito con determinazione fin dal primo giorno di legislatura, allo scopo di consegnare alle future generazioni una Sicilia migliore”. Queste le parole del presidente della Regione Renato Schifani dopo la lettura delle disposizioni della Corte dei conti, già lontano da via Notarbartolo. Nel corso dell’udienza, dall’arrivo e fino al ritiro in Camera di consiglio della Corte, quando il presidente della Regione è andato via, Renato Schifani ha preferito non proferire parola. Anche la replica all’intervento del procuratore generale Romeo Ermenegildo Palma l’ha affidata all’assessore Alessandro Dagnino con il quale si è vivamente congratulato al termine. Renato Schifani però è andato via quando già il procuratore generale aveva chiesto alla Corte la parifica con eccezione, quindi l’aula che si è lasciato alle spalle aveva già dato un evidente segno di probabile fumata bianca.

Il riconoscimento della Corte dei Conti al governo Schifani

Per di più, sia la presidente Aronica che i relatori ed il procuratore generale hanno riconosciuto, volenti o nolenti, meriti al lavoro svolto dal governo Schifani sotto molti profili. “I magistrati contabili – ha commentato dopo il presidente della Regione – hanno evidenziato un cambio di rotta rispetto al passato su temi strategici dell’azione amministrativa grazie alle misure adottate dal mio governo e che intendiamo rendere strutturali per consolidare la crescita e uscire dalle logiche delle emergenze”. Renato Schifani ha lasciato l’aula udienze della Corte dei conti dopo un soddisfatto, sentito ringraziamento a tutte le parti coinvolte nell’importante operazione di recupero delle parifiche e per i riconoscimenti incassati in pubblica udienza.

Le criticità evidenziate dalla Corte sulla sanità

“Ringrazio i giudici della Corte dei conti – ha detto Schifani – per il lavoro spedito e approfondito che ha portato a questo giudizio di parifica. Nell’ottica dello spirito collaborativo tra istituzioni, terremo conto dei rilievi mossi oggi nella relazione del procuratore generale”. Il riferimento, in queste ultime parole del presidente della Regione, è alle criticità evidenziate dal procuratore generale Romeo Ermenegildo Palma che nel suo intervento ha evidenziato alcune gravi carenze della giunta, in particolare sul fronte dell’impegno per il raggiungimento dei Livelli essenziali di assistenza in Sanità.

Obiettivo: sbloccare oltre 2 miliardi dopo l’estate

Il giudizio odierno – ha detto a fine udienza l’assessore Dagnino – segna un ulteriore avanzamento nel processo di normalizzazione del ciclo delle parifiche. La Corte dei conti e la Regione hanno compiuto nei primi mesi dell’anno uno sforzo considerevole, che ha consentito di esaminare in contraddittorio ben quattro rendiconti, nella prospettiva di addivenire alla parifica di quello del 2024, in cui si è registrato un avanzo di oltre due miliardi di euro, subito dopo la pausa estiva. In tale quadro, il governo potrà destinare alla crescita le risorse pubbliche frutto del dividendo fiscale generato dal risanamento dei conti e dalla positiva dinamica dell’economia siciliana”. Il governo Schifani intende quindi giocare le sue carte, anche sui temi critici evidenziati dal procuratore generale, non appena potrà disporre dei miliardi di euro di risultato di amministrazione che potrà quindi investire in maniera massiva ma mirata.

La parifica del rendiconto 2024 e il tesoretto da oltre 3 miliardi

La prossima udienza si prevede nel mese di ottobre. Sarà quella in cui, dopo l’udienza che consente all’assessore all’Economia Alessandro Dagnino di proporre una difesa della Regione e discutere la memoria difensiva in un contraddittorio – procedura non prevista prima dell’avvento di Dagnino quale avvocato della Regione – con la Corte dei Conti, la Regione potrà cercare la certificazione per il risultato di amministrazione da oltre 3 miliardi di euro. Nel dettaglio, sarebbero 2,15 miliardi cui si aggiunge l’alienazione del Fondo anticipazione di liquidità. Superata la necessità di accantonare a copertura del Fal, con il raggiungimento dell’azzeramento del disavanzo, la Regione Siciliana potrà mettere in conto capitale quel 1,8 miliardi di euro non più vincolati. Ecco che la parifica del rendiconto 2024 produrrebbe complessivi 3,2 miliardi di euro circa dei quali, secondo l’assessore Dagnino, la quota liberata dal superamento del Fal potrebbe andare già in programmazione di legge di stabilità alla fine dell’anno.

L’iter amministrativo e le prospettive per il governo Schifani

Ci sarà da correre però, e parecchio. Il rendiconto del 2022 è stato parificato, ma non sono state ancora depositate le motivazioni. L’iter è ancora ricco di passaggi tra uffici: sulla base delle motivazioni definite dalle Sezioni riunite della Corte dei conti, gli uffici dell’Assessorato all’Economia dovranno rielaborare il rendiconto integrando le motivazioni per poi consegnare il lavoro all’assessore che lo porterà in giunta. Infine, il risultato ormai definitivo verrà trasmesso all’Ars, dove il parlamento regionale lo dovrà approvare sotto forma di disegno di legge. Il governo Schifani quindi potrebbe arrivare al 2027, prossimo alla scadenza del mandato, con un forziere pieno di miliardi di euro utili ad un nuovo corso della politica regionale, senza però poterne disporre appieno. A meno che Renato Schifani non faccia il bis.

Ma dalla Procura non soltanto lodi: “Reiterati episodi di mala gestio”

“Questo ufficio del pubblico ministero ha già richiamato l’attenzione sul fatto che la certificazione dei saldi è soltanto una parte della complessa attività di parifica del rendiconto, cui concorrono con eguale valenza di accertamento le osservazioni sulle carenze organizzative segnalate e gli esiti del contraddittorio indicati nella relazione”. Questo è un passaggio chiave dell’intervento del procuratore generale Romeo Ermenegildo Palma al termine delle relazioni dei magistrati contabili, i relatori Giuseppe Vella e Massimo Giuseppe Urso. Ad ascoltarlo, con grande attenzione, ci sono in aula per la Regione Siciliana il presidente Renato Schifani, l’assessore Alessandro Dagnino, il ragioniere generale della Regione Siciliana Gloria Giglio, il segretario generale della Presidenza della Regione Ignazio Tozzo, il dirigente generale del dipartimento delle Finanze Silvio Cuffaro e il dirigente generale della Pianificazione strategica Tatiana Agelao.

La Procura richiama la Regione sulla qualità dei servizi pubblici

Il procuratore generale, nel ruolo di pubblico ministero, ha subito dopo la premessa condotto l’attenzione della Regione su ciò che non è mera contabilità ma efficacia di governo nella restituzione dei servizi che rappresentano diritto inalienabile della popolazione. “Non adottare le iniziative suggerite – ha affermato il procuratore generale Palma – concorre poi ad integrare ed accentuare la responsabilità dirigenziale, in primo luogo con riferimento alla dirigenza delle strutture di massima dimensione”. Palma fa riferimenti chiari, ma senza girarci intorno cita anche – uno su tutti – il caso Cefpas. Il pubblico ministero della magistratura contabile siciliana parla di “reiterati episodi di mala gestio di rilevanza penale di cui si ha periodica emersione, e che evidenziano ancora una volta l’intollerabile e diffusa mala cultura dell’utilizzo di enti e strutture dell’organizzazione regionale per finalità di vantaggio ed arricchimento personale”.

Il caso Cefpas e il richiamo sulla sanità siciliana

Il procuratore generale ha richiamato l’attenzione sulla responsabilità, nel caso dell’ente di formazione Cefpas, in capo all’Assessorato della Salute. Un argomento sul quale aprirà poi una ulteriore ampia ammonizione richiamando la Regione Siciliana ad intervenire per fornire un servizio adeguato per tempi e qualità delle prestazioni rese al cittadino alla luce degli oltre 10 miliardi di euro di costo annuo di gestione. Oltre il 50% del bilancio della Regione Siciliana. “Va richiamato in proposito – ha insistito Palma sul fronte della mala gestio dirigenziale – che la normativa vigente prevede l’obbligo, e non la facoltà, di esercitare i poteri sostitutivi la dove necessario”. Una dura reprimenda indirizzata al governo, reo di non aver intrapreso azioni tempestive volte a risolvere l’uso criminale di enti ed uffici regionali nei quali l’ultimo interesse perseguito era proprio quello del cittadino.

I riconoscimenti della Procura al governo Schifani

Di contro, l’aula udienze della Corte dei conti ha preso atto anche della lodevole attività politica messa in campo dal governo Schifani come enunciata dal pubblico ministero. “Si registra con favore la presenza di contributi autorevoli, di recente richiamati da organi di stampa e che sono espressione di analisi effettuate da organismi privati ed indipendenti”, ha detto Palma definendo poi gli effetti, giudicati favorevolmente, degli investimenti per il ponte sullo Stretto, gli incentivi “collegati al decollo della Zona speciale unica”, l’avvio dei programmi di realizzazione degli impianti di termovalorizzazione. Renato Schifani ha quindi incassato, e dal pubblico ministero, il plauso per le politiche condotte e per il +75% di gettito Ires insieme al +15% di spesa della Regione in conto capitale.

La replica dell’assessore Alessandro Dagnino

Renato Schifani non ha preso la parola, lasciando al fidatissimo assessore all’Economia l’onere dell’intervento in replica. Dagnino ha sottolineato come l’accelerazione per le parifiche dei rendiconti dal 2020 al 2023 “ha un po’ compresso il contraddittorio”, ma a parte aver depositato una integrazione di memoria al mattino, si è rimesso al giudizio senza chiedere rinvio di udienza. Rivendicando “la sfera di autonomia dell’amministrazione regionale”, Alessandro Dagnino ha però manifestato il massimo rispetto istituzionale ed anche nei confronti degli specifici rilievi proposti dal procuratore generale. Altro nodo critico per la Regione, rilevato in udienza, è quello relativo alla riforma della dirigenza regionale. “Fino a qualche anno fa – ha detto Dagnino – io ricordo 22 mila dipendenti, oggi sono meno della metà e quindi il tema dei concorsi pubblici è l’altra grande sfida che attende l’amministrazione regionale per il futuro”. Anche l’assessore ha colto la lode implicita, nei dati, rilevata da Palma.

La strategia del governo Schifani sugli investimenti

“Certamente cogliamo con favore – ha detto Alessandro Dagnino – l’osservazione del procuratore generale in ordine al +15% della spesa in conto capitale, e questa è proprio la sostanza della politica che ha portato avanti il governo Schifani; cioè quella di destinare e allocare la spesa non tanto in mille rivoli che determinano poco sviluppo ma concentrandola sulle spese in conto capitale che hanno generato e che stanno ulteriormente generando quel dividendo fiscale, quell’aumento delle entrate pubbliche non generate dall’aumento della pressione fiscale ma dall’aumento della base imponibile e cioè della produzione di ricchezza”.