Bitume, da area sequestrata a spazio archeologia industriale - QdS

Bitume, da area sequestrata a spazio archeologia industriale

Chiara Borzi

Bitume, da area sequestrata a spazio archeologia industriale

martedì 27 Ottobre 2020 - 00:00
Bitume, da area sequestrata a spazio archeologia industriale

Visitabili venticinque opere realizzate da artisti del muralismo contemporaneo

147 mila metri quadri di storia industriale siciliana sono aperti al pubblico grazie a Bitume, evento in site-specific che ha permesso nuova fruizione della storica Fabbrica Ancione di Ragusa.

Lo stabilimento produttivo di roccia asfaltica attivato nel 1948 ha trovato “nuove commesse” nell’arte e nella vocazione di spazio di riflessione sull’ambiente urbano e il bene comune. Lo ha fatto attraverso 25 opere realizzate da artisti del muralismo contemporaneo internazionale, visitabili per almeno tutto ottobre, all’interno di evento patrocinato dall’Ars, la Regione Sicilia, il Comune di Ragusa, la Fondazione Federico II, l’Università di Catania e co-gestito dall’ eco-museo Carat.

La fabbrica aperta dal messinese Antonino Ancione è ancora oggi proprietà di famiglia e per la riuscita del progetto è stata in parte messa in sicurezza, volutamente non scerbata, nè privata di antiche attrezzature, nè perfino di piccolissime presenze di petrolio (quello ragusano fu il primo scoperto dagli inglesi di Gulf) per restituire intatto il volto storico dell’ex stabilimento di bitumazione e produzione di mattonelle per asfalto che lhanno resa famosa nel mondo.

Dalle miniere ragusane sono partite pietra e bitume che hanno permesso di asfaltare la Rue Bergere di Parigi (la prima al mondo), ma contestualmente l’attività ha lasciato dietro di sé il dilemma tipico sulla salubrità della produzione e una denuncia per la presenza di materiali tossici proprio all’interno della Fabbrica Ancione. Bitume è indubbiamente l’epilogo positivo per un luogo che ha fatto la storia dell’industria regionale nel comparto, finito sotto sequestro.

“Oggi riusciamo a svolgere tre o quattro visite al giorno – spiega il direttore artistico Vincenzo Cascone – accogliamo classi, ma soprattutto un target under 45 o di anziani che sono tornata in fabbrica dopo averci lavorato. Compatibilmente con i provvedimenti che verranno presi contiamo di allungare le visite fino a novembre. Abbiamo chiesto di lavorare su questo spazio proprio quando l’area erano apposti i sigilli, ricevendo prima il parere negativo del magistrato e successivamente un benestare che ha permesso agli artisti di entrare per realizzare le opere, dopo l’ok dato dalla Guardia di Finanza. Alla fine della bonifica e della messa in sicurezza dei luoghi oggi visitabili abbiamo riaperto la Fabbrica Ancione. Oggi questo spazio rappresenta un modulo narrativo-artistico unico, dove poco o nulla è stato toccato per ricordare cosa eravamo e cosa siamo diventati. Sarebbe impossibile non riconoscere questo posto utile per aprire un dibattitto storico, antropologico, d’arte sulla trasformazione della produzione e sulle sue sfaccettature”.

All’interno del perimetro industriale hanno lavorato Ampparito, Luca Barcellona, Bosoletti, Ciredz, Demetrio Di Grado, Franco Fasoli, Alex Fakso, Gomez, Greg Jager, Alexey Luka, Ligama, Case Ma’Claim, Martina Merlini, M-City, Moneyless, Ban Pesk, Rabit, Giovanni Robustelli, SatOne, Guido van Helten, Sebas Velasco, Simek, SNK-LAB, Sten & Lex, Dimitris Taxis, Tellas, 2501.

Twitter: @ChiaraBorzi

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