Dengue, Chikungunya, West Nile, Zika sono malattie infettive endemiche in Sudamerica. Ma ormai sono presenti anche nel nostro Paese. E poi Covid-19 e le sue varianti ancora attive, la Tubercolosi malattia subdola e diffusa (in particolare i suoi ceppi molti resistenti ai farmaci). E poi ancora la piaga dei batteri killer negli ospedali, quelli resistenti a tutte le molecole antibiotiche e i sintomi da infezione dal morso delle zecche con l’insorgere della rickettsiosi. In fatto di zecche riflettori anche sull’arrivo in Sicilia di specie tipiche dei paesi rivieraschi dell’Africa mediterranea. E infine le malattie a trasmissione sessuale, come l’Aids, tenuta oggi sotto controllo da un cocktail di farmaci, ma soprattutto il ritorno in grande stile della sifilide e della gonorrea, soprattutto tra i giovani.
Di questo e di altre malattie infettive terribili, come la peste polmonare e il famigerato Ebola, si è parlato al centro le Ciminiere nel corso di un interessante incontro all’interno del programma dell’Expo della medicina. Presenti alla riunione alcuni tra i più importanti veterinari della nostra provincia, per le malattie che hanno trasmissibilità tra animali e uomo, e alcuni tra i più autorevoli infettivologi della Sicilia centro orientale, il professore Bruno Cacopardo, capo del dipartimento delle Malattie infettive del Garibaldi, il dottor Fabrizio Pulvirenti, direttore di Malattie infettive dell’ospedale “V. Emanuele” di Gela e primario all’Asp di Caltanissetta, e il dottor Arturo Montineri, responsabile del dipartimento Malattie infettive del Policlinico-San Marco.
Il primo a prendere la parola nel corso del simposio è stato Pulvirenti che, va ricordato, è il medico italiano che nel 2014 contrasse l’Ebola nel “centro di contenimento di Ebola” a Lakka, in Sierra leone, dove si trovava come volontario a sostegno della popolazione. Pulvirenti, allora, si rese conto di aver contratto la malattia a causa dei sintomi ed allertò il suo staff. Con un aereo sanitario venne trasferito d’urgenza in Italia e ricoverato all’Istituto “Lazzaro Spallanzani”, centro di riferimento nazionale per la cura di malattie infettive gravi e pericolose. Pulvivìrenti per circa 39 giorni affrontò una grave forma della malattia con febbre molto alta e perdita di coscienza. Dopo essere riuscito, con l’ausilio dello staff dello Spallanzani, a debellare la malattia si dedicò a queste malattie e nel frattempo donò il suo sangue con gli anticorpi al “Centro nazionale Sangue”.
Pulvirenti: “Chikungunya Dengue, West Nile, bisogna creare barriera contro le zanzare”
Pulvirenti, durante il dibattito, nel suo lungo excursus sulle malattie infettive trasmissibili si è soffermato in particolare su quelle che hanno come agenti portatori le zanzare, anche quelle comuni, e in particolare su Zika, Chikungunya Dengue, West Nile, con alcuni casi già segnalati in Italia, per le quali l’unica prevenzione è quella di erigere delle barriere protettive verso questi insetti, attraverso pomate o idrorepellenti. “Abbiamo ormai in Sicilia il vettore di queste malattie. Nell’Isola, laddove c’è un eccesso pluviale, l’unica cosa che abbiamo per difenderci dalle zanzare è creare una barriera”.
In fatto invece di malattie gravissime Pulvirenti ha messo in allarme sul nuovo focolaio di Ebola che sta mietendo vittime nel centro Africa. “L’ultimo ceppo, essendo sorto in un focolaio di guerra, si sta diffondendo. Adesso sono cinque i Paesi in cui si sono registrati casi”.
Quanto alla tubercolosi, altra piaga infettiva presente con percentuali non da sottovalutare anche alle nostre latitudini, Pulvirenti ha spiegato come paradossalmente la risposta sanitaria sugli extracomunitari è nettamente più veloce rispetto ai residenti italiani per una sorta di paura.
Al tempo stesso, però, l’approccio di questi individui col medico è molto più lungo rispetto alla popolazione autoctona. Mentre mediamente il cittadino italiano va dal medico, quando ne ha bisogno, nell’arco di 10 giorni, il migrante ci sta quasi tre mesi per avere il primo contatto con l’operatore sanitario che poi avvia la diagnosi di tubercolosi. Quindi la malattia viene individuata con ritardo. I rischi sono legati anche alle tipologie di soggetti malati tubercolari.
“Accanto ai ‘paucisintomatici’ – ha aggiunto Pulvirenti – ci sono i casi del tutto asintomatici che sfuggono a qualsiasi tentativo di diagnosi. Un malato su cinque di tubercolosi non mostra alcun segno”. Infine c’è l’ultimo problema legato alla “tubercolosi extra polmonare”.
Sulla turbercolosi: “Nel 2024 registrati oltre 3.100 casi in Italia”
L’infettivologo alla guida del centro gelese ha poi fatto un cenno su chi si ammala oggi in Italia di tubercolosi. “Nel 2024 sono stati registrati 3.150 nuovi casi, quasi il nove per cento in più rispetto al 2023. In media 5,3 persone su centomila si ammalano di tubercolosi. Il 63% non sono italiani, ma va detto che quasi il 40% sono italiani”.
Cacopardo: “Urbanizzazione senza controllo ci espone a numerose malattie infettive”
Durante il suo intervento Bruno Cacopardo si è soffermato ad ampio spettro su molteplici fattori infettivi, premettendo, tanto per fugare un luogo comune, che spesso buona parte di queste malattie oggi presenti nelle nostre aree non arrivano con le gambe dei migranti attraverso i “viaggi della speranza” dalla Libia e l’Africa, ma attraverso gli aerei o le navi container che trasportano anche animali esotici. Un’attenzione particolare il docente l’ha riservata anche ai cambiamenti climatici registrando che dopo “ogni cataclisma naturale nelle zone colpite si sono registrati un aumento di malattie infettive trasmissibili come il colera e la leptospirosi”.
Altro problema di veicolo infettivo per il docente sono le deforestazioni di molte aree del Sud America, come Argentina e Brasile dove si stanno abbattendo grandi aree boschive per favorire l’urbanizzazione, “un fenomeno – ha detto il docente – che mette a contatto persone con animali, a partire da alcune specie di roditori, con i quali normalmente non stiamo a contatto. E poi – ha aggiunto – questa urbanizzazione senza controllo ci espone a numerose malattie infettive, in particolare a causa della densità di popolazione dei sobborghi delle grandi città. Ora quando una popolazione si sposta verso la città andrà nella maggior parte dei casi, ad abitare in sobborghi fatiscenti, con strade prive di fognature e quindi in aree di rischio per infezioni come la tubercolosi e le malattie a trasmissione oro-fecale”.
“Nel nostro paese invece i cambiamenti climatici stanno facendo comparire alle nostre latitudini zecche mai registrate e al nord stanno cominciando a registrarsi casi di ‘febbre bottonosa’”.
Infezioni sessuali in forte aumento tra i giovani
Il professore nel suo lungo excursus si è soffermato, anche lui, sulla situazione della tubercolosi – malattia subdola, con piccoli cluster di resistenza agli antibiotici e una carenza di diagnostica nei centri di microbiologia – e sulla piaga delle infezioni sessuali, in forte aumento con un fenomeno che si sta diffondendo tra la popolazione giovane: “Si tratta di un gravissimo problema causato da sifilide e gonorrea, malattie in aumento vertiginoso. C’è una minore cautela da parte della popolazione, uno scarso uso di profilattici e una mancata informazione sull’argomento. Tra l’altro – ha puntualizzato il docente – ora ci sono queste pratiche sessuali che prevedono l’uso di protezione farmacologia anti Hiv per difendersi dalle malattie veneree. Di solito molti giovani richiedono la profilassi preventiva con il farmaco antivirale Hiv. Si fanno la terapia preventiva che li difende dall’Aids. Quindi l’Aids non se lo beccano. In compenso, però, si ammalano di sifilide e di gonorrea. Da qui scaturisce il vertiginoso aumento di queste malattie sessuali”.
“L’ebola può arrivare da noi in areo ma c’è piano di emergenza. Mi preoccupa la peste polmonare”
Infine il professore ha risposto a una precisa domanda sull’Ebola e se questa malattia potrebbe arrivare dai paesi del centro Africa fino da noi.
“Sì può arrivare – ha risposto secco Cacopardo -. e, come ho già detto, l’Ebola può arrivare direttamente in aereo. C’è già un piano di emergenza epidemica qualora si dovesse registrare anche da noi qualche caso. Infine, non vorrei fare allarmismo – ha concluso Cacopardo -, ma ci preoccupa anche la peste polmonare che si sta spostando dai paesi remoti dell’est e della Russia fino in Occidente. Se si manifesta e non va tempestivamente curata, questa malattia ha un tasso di mortalità molto elevato”.
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