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Il Ddl caregiver, nei giorni scorsi, ha ottenuto il primo via libera parlamentare con l’approvazione della Camera. Un provvedimento atteso da tempo che, adesso è all’esame dell’Aula del Senato. Il ministro per le disabilità, Alessandra Locatelli, è intervenuta al Quotidiano della Sicilia per affrontare l’importane questione.
Ministro, che cosa rappresenta questa legge dopo dieci anni di attesa e oltre 35 proposte che non sono arrivate a compimento?
“È una legge importante, la prima dopo dieci anni e oltre 35 proposte che non avevano visto la luce. E non è una legge delega, che rimanda tutto a futuri provvedimenti: è una legge immediatamente applicativa, che già da gennaio 2027 consentirà di avviare il riconoscimento dei caregiver familiari e dare risposte concrete. Parte dal caregiver familiare prevalente e introduce un sistema di tutele differenziate”.
Che cosa si intende per tutele differenziate?
“Significa che riconosciamo tutti i caregiver familiari, anche quelli non conviventi, ma lo facciamo in base all’impegno di assistenza. Chi ha un impegno di cura di tre ore al giorno non può avere le stesse tutele, le stesse misure e gli stessi sostegni di chi assiste un familiare 24 ore su 24. Le tutele sono quindi differenziate e proporzionate all’impegno di assistenza. Per questo abbiamo individuato un criterio che consenta di riconoscere chi sostiene un carico di assistenza molto elevato, 24 ore su 24, e ha maggiore urgenza di ricevere un aiuto concreto”.
Come viene individuato il caregiver con il carico di cura più elevato?
“Per individuare il caregiver prevalente, cioè chi sostiene un carico di assistenza continuativo, era indispensabile individuare un criterio oggettivo e misurabile. Altrimenti il ministero dell’Economia e delle Finanze non ci avrebbe consentito di riconoscere il contributo economico e destinare le risorse. Per questo abbiamo fissato la soglia di almeno 91 ore alla settimana, equivalenti a 13 ore al giorno. Nel 2027, proprio per garantire l’immediata applicazione della legge, il carico di cura potrà essere autocertificato dal caregiver attraverso una procedura molto semplice.
Quali sostegni sono previsti per i caregiver familiari, oltre al contributo economico previsto per chi ha un carico di cura molto elevato?
“La legge prevede un contributo economico di 400 euro al mese per il caregiver prevalente, sulla base di criteri di accesso che sono stati anche ampliati durante l’esame alla Camera. A questo sostegno si affianca un sistema organico di misure e tutele, che comprende la possibilità di conciliare l’attività di cura con quella professionale, anche attraverso il part-time o lo smart working, e, per i giovani caregiver, di conciliare lo studio con l’assistenza, attraverso agevolazioni come l’esenzione dalle tasse universitarie. È previsto inoltre il sostegno psicologico, la possibilità di richiedere visite a domicilio, televisite e teleconsulti, nonché di accedere in via preferenziale alle prestazioni sanitarie. Completano il quadro le misure di sollievo, con la possibilità per il caregiver di essere sostituito nell’attività di assistenza, anche in caso di emergenza”.
Come saranno individuate le esigenze di ciascun caregiver e le misure più appropriate?
“Nell’ambito dei progetti di vita e dei piani assistenziali sarà prevista una sezione dedicata alle tutele del caregiver. Le misure saranno definite attraverso la valutazione multidimensionale alla quale partecipa anche il caregiver. Con la riforma della disabilità abbiamo già innovato la valutazione multidimensionale della persona; ora aggiungiamo un ulteriore tassello, introducendo l’individuazione delle esigenze del caregiver”.
La legge tiene conto anche delle difficoltà specifiche che affrontano le donne che svolgono attività di cura?
“Il disegno di legge presta particolare attenzione anche alle donne e in particolare a quelle con figli minori. Prevede che le esigenze delle donne caregiver siano considerate nella programmazione delle politiche sociali e promuove la valorizzazione delle competenze acquisite nell’attività di cura, anche per favorire l’accesso o il reinserimento nel mondo del lavoro. È importante riconoscere il carico di cura e le sue conseguenze sulla vita delle persone, offrendo sostegni e opportunità concrete di conciliazione”.
Come viene tutelata l’autodeterminazione della persona con disabilità nella scelta del proprio caregiver?
“È un aspetto fondamentale. La persona con disabilità deve essere al centro del proprio progetto di vita e deve poter esprimere le proprie scelte, come sancito dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, e quindi anche rispetto a chi la assiste. Il riconoscimento del caregiver familiare deve quindi accompagnarsi al rispetto dell’autodeterminazione e della dignità della persona con disabilità. La persona con disabilità sceglie il proprio caregiver (nel numero massimo di tre, di cui uno prevalente). Il caregiver individuato dovrà accettare attraverso la piattaforma Inps la propria designazione”.
Come si inserisce questa legge nel quadro delle normative regionali già esistenti?
“La legge è in linea con tutte le leggi regionali, che da oggi in poi avranno un punto di riferimento ancora più chiaro per determinare misure e servizi che comunque rimarranno autonomi, indipendenti e sovrapponibili. Restano ferme, dunque, le possibilità per le Regioni e per le province autonome di adottare misure integrative e ulteriori sostegni purché compatibili con il quadro nazionale”.
Sono previste tutele anche per i minori che vivono in famiglie in cui è presente una persona con disabilità che necessita di assistenza?
“I minori che convivono con una persona che necessita di un sostegno elevato sono destinatari delle misure garantite ai caregiver familiari riconosciuti. È intenzione della norma equiparare sostegni e servizi anche ai minori conviventi senza gravare ulteriormente su di loro con un carico di responsabilità assistenziale eccessivo”.
Ministro, le opposizioni dicono che il contributo economico è insufficiente e che si tratta di un euro all’ora.
“Parliamo di un contributo di 400 euro al mese, non di una retribuzione oraria. Non mi pare che per le altre misure di sostegno si faccia questo tipo di calcolo. Inoltre, il contributo che introduciamo è un sostegno economico aggiuntivo, che non sostituisce quelli già esistenti, ma si affianca e si cumula alle misure già previste dai Comuni, dalle Regioni e dallo Stato. È, infatti, un contributo cumulabile con l’Fna, la pensione di invalidità, l’accompagnamento, le misure della legge 104 e altre provvidenze. È esente dal calcolo ai fini del reddito”.
L’iter in Parlamento è stato comunque positivo. Sono stati accolti 50 emendamenti.
“Sì, in commissione con uno spirito collaborativo abbiamo apportato delle modifiche, che hanno migliorato la norma. Abbiamo accolto 50 emendamenti, dei quali la metà delle opposizioni. Abbiamo elevato il tetto Isee portandolo da 15mila a 25mila euro, abbiamo ampliato il criterio della distanza chilometrica tra la residenza del caregiver e l’assistito portandolo da 25 a 40 km. Abbiamo esteso le tutele ai minori e stabilito che il contributo economico decora fin dalla presentazione della domanda, senza perdere mesi di sostegno. Abbiamo inoltre ottenuto la semplificazione degli obblighi di rendicontazione per i caregiver che sono anche tutori o amministratori di sostegno, riducendo gli adempimenti burocratici e rendendo più semplice la gestione quotidiana dell’assistenza”.
Ministro, perché era importante arrivare a questa legge proprio adesso?
“Finalmente con questa norma potremo dare un riconoscimento concreto alle persone che amano, curano, che vogliono essere sostenute e accompagnate dalle istituzioni in questo percorso di vita, mettendo un punto fermo dal quale non torniamo indietro, ma da cui andremo avanti insieme anche in futuro. Se questo provvedimento non arrivasse a compimento, rischieremmo di azzerare il percorso e sarebbe molto difficile ripartire con una legge di questa portata. Temo che, persa questa enorme opportunità, nessuno avrebbe più il coraggio nel nostro Paese di portarla avanti. Si tratta di una legge che richiede risorse economiche importanti, impegno e la condivisione di tutti, e le famiglie aspettano da troppo tempo. È una questione di responsabilità”.

