Il debito pubblico italiano che lo Stato italiano ha nei confronti dei creditori che hanno comprato i Titoli di Stato, a febbraio 2026 aveva scalato i 3.139 miliardi. I relativi interessi sul debito che lo Stato pagherà ai suddetti creditori quest’anno supereranno gli 86 miliardi, ma non è escluso che vadano per i 90.
In un anno il debito è aumentato di 115 miliardi, con la conseguenza che, di fatto, le entrate del bilancio dello Stato sono quasi pari alle uscite, ma il maggior debito è portato proprio dalla cifra indicata degli interessi.
In questo quadro, si aggiunge una nota fortemente negativa e cioè che l’economia e, in generale, lo stato sociale del Paese, nel 2025 non sono migliorati rispetto al 2024. Infatti, il Pil italiano è incrementato dello 0,4 per cento e non è escluso che quest’anno (2026) si azzererà o addirittura entrerà in recessione economica, cioé andrà sotto zero.
Un altro elemento di preoccupazione consiste nel fatto che quest’anno cessa il finanziamento europeo del Pnrr, nonostante il quale il Pil non è aumentato.
Stallo economico e crescita bloccata
Vi è quindi una situazione di stallo economico per cui, da un canto, Governo e Maggioranza non si decidono a fare nuovi investimenti pubblici perché essi aumenterebbero il debito e quindi non si uscirebbe dalla procedura di infrazione ormai aperta dall’Unione europea da molti anni, che ci costa parecchio. Dall’altro canto, non facendo investimenti, il Pil non aumenta: è un po’ il cane che si morde la coda.
Arrivare a una posizione di stallo è la fine di un percorso che dura da molti anni, perfino da molti decenni, perché tutti i Governi che si sono succeduti in tale periodo non hanno mai fatto programmi a dieci o quindici anni per effettuare i necessari investimenti nel pubblico e nel privato al fine di far crescere la ricchezza del Paese, cioé dei propri cittadini.
Mancanza di programmazione e visione politica
Vi è stata una mancanza di previdenza o una mancanza di capacità? Probabilmente si tratta di quest’ultima carenza e cioé i responsabili delle istituzioni nazionali non sono stati capaci di prevedere il futuro e di fare quanto necessario per far crescere l’Italia nel suo complesso, in maniera da evitare di trovarsi in questa stagnazione economica da cui ora è difficile uscire.
Non sono sabbie mobili, ma poco ci manca; non vi è un fondo friabile che fa affossare, ma neanche che fa emergere. Insomma, vi è una malattia grave, ma non gravissima, che i medici non sanno affrontare o che non possono affrontare perché c’è il cappio (giusto) dell’Unione europea.
Prospettive economiche e crescita futura
Però da questa scomoda posizione bisogna uscirne e al più presto, persino quest’anno, in modo da programmare il quinquennio 2027/2032 – in cui vi saranno nuovi Governo e Maggioranza – sulla base dei provvedimenti necessari per ricominciare a crescere in maniera adeguata e cioè non dello 0 e qualcosa, ma di almeno il 2 o 3 per cento. Solo tale crescita potrà consentire al Paese di uscire dallo stato attuale.
Una programmazione economica seria, che destini tutte le risorse possibili agli investimenti, ripetiamo, pubblici e privati, tagliando contestualmente tutte le spese clientelari e dispersive dovute alla disorganizzazione della Pubblica amministrazione, alla corruzione, alla mancanza di concorrenza generalizzata in tutti i settori e all’assenza di quelle necessarie competenze che presidente del Consiglio, ministri e sottoposti dovrebbero avere.
Critiche alla classe politica
Non diciamo che tutti i ministri attuali siano incompetenti, ma molti di loro lo sono. Sentiamo subito l’obiezione che il ministro è un soggetto politico, ma si tratta di un’obiezione priva di fondamento, in quanto nessuno può occupare un posto di responsabilità se non possiede le conoscenze necessarie per gestirlo al meglio, in modo da ottenere il miglior risultato possibile.
Opposizione e scenario politico
Il tasto dolente del quadro che vi rappresentiamo è che vi è un’Opposizione, che tenterà di acquisire il comando delle istituzioni nelle prossime elezioni del 2027, ma che non ha, anch’essa, la mentalità e i requisiti di chi deve gestirle con competenza e conoscenza di causa.
Schlein, Conti, Renzi e via elencando sanno solo parlare, dare fiato alla bocca, ma non propongono mai progetti concreti e attuabili nel prossimo decennio o quindicennio.
Ci auguriamo di sbagliarci, ma non lo crediamo.

