Depistaggio Borsellino, procura chiede condanna per 3 poliziotti

Depistaggio Borsellino, procura di Caltanissetta chiede la condanna per tre poliziotti

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Depistaggio Borsellino, procura di Caltanissetta chiede la condanna per tre poliziotti

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mercoledì 11 Maggio 2022 - 20:22

Secondo la Procura i tre poliziotti avrebbero indottrinato il falso pentito Vincenzo Scarantino a dichiarare il falso sulla strage di via D'Amelio

Pene alte per i tre poliziotti imputati nel processo sul depistaggio sulla strage di via D’Amelio sono state chieste, al termine della requisitoria fiume, dal Procuratore capo di Caltanissetta Salvatore De Luca. La Procura ha chiesto la condanna a 11 anni e 10 mesi per Mario Bo, dirigente della Polizia di Stato oggi in pensione, 9 anni e mezzo per Michele Ribaudo e 9 anni e mezzo per l’ispettore Fabrizio Mattei. I tre poliziotti, accusati di concorso in calunnia aggravata dall’avere favorito cosa nostra, facevano parte del ‘Gruppo Falcone e Borsellino’ guidato dall’allora dirigente della Squadra mobile, Arnaldo La Barbera.

Le accuse

Secondo la Procura i tre poliziotti avrebbero indottrinato il falso pentito Vincenzo Scarantino a dichiarare il falso sulla strage di via D’Amelio. Con le sue dichiarazioni di Scarantino furono condannati all’ergastolo diversi innocenti. “voglio solo sottolineare che vi sono tre fatti che non possono in alcun modo se non negandone l’esistenza ascriversi ai motivi di carriera del dottor La Barbera o in un incredibile eccesso di zelo per dare una risposta immediata dello stato alle stragi”, ha detto il Procuratore capo prima di fare le richieste.

Parlando del ruolo degli imputati, il pm ha detto: “Si tratta di condotte di diversa natura che si sono protratte per diverso tempo. Non possiamo non evidenziare quello che pacificamente emerge sul ruolo che ha rivestito il dottor Mario Bo. Un ruolo apicale rivestito nel coordinamento delle indagini gestite dal ‘Gruppo Falcone e Borsellino. L’aver rivestito il ruolo di funzionario unico, a partire dal settembre 1994 rende evidente l’accesso a tutte le informazioni. Bo è l’unico funzionario del gruppo, l’uomo di riferimento di Arnaldo La Barbera, che segue le sue direttive. Situazione che diventa ancora più netta quando La Barbera diventa questore nel settembre del 1994″. “Come emerge dalle intercettazioni, Bo continua ad agire sotto la supervisione di La Barbera nonostante quest’ultimo fosse stato nominato Questore”, ha aggiunto il pm.

Le parole del procuratore

E dei tre imputati ha poi detto: “C’era una fiduciarietà del rapporto tra i tre imputati e Arnaldo La Barbere, che rende concreta l’ipotesi che abbiano avuto la reale rappresentazione degli scopi sottesi delle condotte poste in essere”. “Avete agli atti numerose dichiarazioni – dice – come quella del dottor Sanfilippo che descrive i rapporti tra i due ‘ottimi’ e come Bo fosse ritenuta una persona ‘affidabile’ da parte del dottor La Barbera”.

“Si tratta di molteplici condotte e tutte estremamente gravi che rendono tangibile il grado di compenetrazione nelle vicende – dice ancora il pm Luciani rivolgendosi al Tribunale – avete ulteriori elementi che provano la sussistenza di questo elemento, la condotta che caratterizza l’illecito”. “Non è una condotta illecita di passaggio ma che dal primo momento fino all’ultimo si ripete e si reitera”, dice ancora il pm Stefani Luciani. “E’ la pietra tombale al discorso che stiamo facendo”. “E’ dimostrato in maniera assoluta il protagonismo del dottor Bo sulle false dichiarazioni di Vincenzo Scarantino e nella illecita gestione di Scarantino nella località protetta”, aggiunge il magistrato.

“I tre imputati – ha aggiunto – hanno consentito che per anni calasse l’oblio su tutta questa vicenda”. E ha concluso: “E’ stato un lavoro duro e faticoso ma pensiamo di avervi dato quantomeno una traccia che vi possa aiutare di fare finalmente luce. Questa è una delle ultime spiagge rispetto alle quali potere continuare a fare luce su fatti cosi gravi che hanno segnato la storia di questo paese”. Il processo è stato rinviato a martedì prossimo per dare la parola alle arringhe difensive delle parti civili.

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