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Donazione del sangue tra sfide culturali e carenze estive: “Reclutare è la difficoltà più grande di oggi”

Donazione del sangue tra sfide culturali e carenze estive: “Reclutare è la difficoltà più grande di oggi”

Nella provincia di Messina, l’emergenza si aggrava nei mesi estivi. Il racconto di un paziente talassemico e l’appello del Presidente dell’AMDAS Mimmo Italiano: entrambi salvati dalle donazioni

Non ricevere sangue significa non poter vivere. “Hai poco ossigeno, ti senti senza forze. Iniziano dolori tremendi ovunque. E devi cercare di stare il più tranquillo possibile”. Francesco Visalli, talassemico dall’età di tre anni, soggetto a trasfusioni ogni 15-20 giorni, racconta la sua quotidianità, spiegando cosa significhi convivere con una patologia che rende le trasfusioni indispensabili. “Ogni caso è diverso, ma quando l’emoglobina si abbassa troppo il corpo si blocca. Io ho vissuto due crisi molto gravi nella mia vita, una dopo un intervento: avevo l’emoglobina a 3,5. Hai dolori fortissimi alla schiena, non riesci a fare nulla, ti manca il respiro. Fai due scalini e sembra di averne fatti mille”.

La sensazione, racconta “è quella di respirare al 20% delle proprie possibilità”. Una condizione che porta con sé conseguenze pesanti anche sul lungo periodo: osteoporosi, problemi articolari, diabete, complicazioni agli organi. Le trasfusioni periodiche sono fondamentali per i pazienti talassemici, perché permettono di mantenere livelli adeguati di emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue.

Ma le donazioni di sangue non sono vitali sono per i talassemici: interventi chirurgici, nei pronto soccorso dopo incidenti gravi, nelle emorragie, nei trapianti e nelle terapie oncologiche. Sono fondamentali inoltre per molti pazienti affetti da leucemie, anemie severe o altre patologie croniche.

Per questo la carenza di sangue non riguarda solo chi vive quotidianamente dipendendo dalle trasfusioni, ma l’intero sistema sanitario e migliaia di pazienti che ogni giorno necessitano di cure salvavita.

Quando vivere dipende dall’altruismo degli altri

Sono anni che l’AMDAS (Associazione Mediterranea Donatori Autonomi Sangue) presieduta da Mimmo Italianomaresciallo dei carabinieri in congedo, porta avanti una campagna di sensibilizzazione sulle donazioni di sangue, cercando di coinvolgere tutte le generazioni. Lui stesso, racconta, si è salvato grazie alle donazioni di sanguequando, a causa di un incidente da arma da fuoco, è stato necessario l’amputazione di una gamba.

L’associazione fa riferimento al servizio trasfusionale dell’ospedale “Giuseppe Fogliani” di Milazzo (ME).

“Quello della carenza di sangue è soprattutto un problema culturale – spiega. “La difficoltà più grande oggi è reclutare nuovi donatori, in particolare i giovani”.

L’associazione ha promosso incontri e campagne di sensibilizzazione anche nelle scuole del territorio. “Siamo stati in un istituto di Barcellona Pozzo di Gotto e abbiamo incontrato circa 120-130 studenti. Alcuni ragazzi hanno manifestato interesse, ma per abbattere certe paure ci vuole ancora molto tempo. Tra le nostre iniziative, non solo quelle aderenti alle ricorrenze da calendario ma cerchiamo di sensibilizzare sempre o ovunque. Purtroppo però, chi non vive certe situazioni tende a non percepire l’urgenza della donazione”.

Una distanza culturale che, conclude, rende ancora più difficile garantire scorte sufficienti di sangue sul territorio.

“La cosa più difficile da far capire è che il sangue non si compra, siamo ancora legati alla generosità degli altri” spiega mFrancesco Visalli, che nonostante tutte le difficoltà oggi lavora nella direzione amministrativa dell’ASP di Milazzo ed è consigliere comunale nel Comune di Valdina. Nonostante i progressi della medicina, spiega, il sangue resta una delle poche risorse che dipendono ancora totalmente dall’altruismo delle persone.

Estate, il periodo più difficile

Il periodo più critico dell’anno resta l’estate. Spiega Mimmo Italiano: “Molti donatori della provincia di Messina partono, ma chi arriva da fuori quasi mai dona sul territorio durante le ferie. Così le sacche disponibili diminuiscono proprio nei mesi più critici”.

Secondo operatori del settore, la provincia di Messina non riesce ancora a raggiungere una piena autosufficienza nelle scorte di sangue, soprattutto durante il periodo estivo. Nel 2025 le sacche raccolte sono salite a 5.438 ma il fabbisogno annuale resta vicino alle 10 mila unità. Dati dell’ASP Messina, sempre relativi allo scorso anno, mostrano un lieve aumento della raccolta del sangue, ma il tema dell’autosufficienza resta ancora centrale soprattutto durante l’estate.

A incidere sono anche i limiti fisiologici previsti per la donazione. “Gli uomini possono donare fino a quattro volte l’anno, mentre le donne in età fertile generalmente due. Inoltre deve sempre trascorrere un determinato intervallo tra una donazione e l’altra”. A tutto questo si aggiungono le sospensioni temporanee legate ai viaggi. “Chi rientra da alcune aree può essere costretto a fermarsi per mesi prima di poter tornare a donare”, sottolinea Italiano, facendo riferimento ai protocolli sanitari previsti dopo soggiorni in Paesi a rischio malaria o in aree interessate dalla diffusione del virus West Nile.

Situazioni che pesano inevitabilmente sulle scorte di sangue, riversandosi anche sull’attività quotidiana degli ospedali della provincia di Messina. “Spesso il territorio non riesce a raggiungere una piena autosufficienza e le aziende sanitarie sono costrette a rivolgersi ad altre province per reperire le sacche necessarie” racconta. 

In diversi casi, infatti, gli ospedali messinesi devono chiedere supporto ad altre Asp siciliane attraverso accordi di compensazione oppure acquistando sangue da fuori provincia.

“Il sangue bisogna trovarlo per forza — sottolinea Italiano — perché gli ospedali devono continuare a rispondere ogni giorno alle emergenze, agli interventi chirurgici, alle donne che partoriscono, ai bambini appena nati e a tutti i pazienti che necessitano di trasfusioni”.

Tra le difficoltà maggiori c’è anche la disponibilità di alcuni gruppi sanguigni rari, come lo zero negativo. “Chi ha questo gruppo può donare a tutti, ma può ricevere sangue soltanto da altri donatori zero negativo. Per questo reperirlo diventa ancora più complicato nei periodi di carenza”.

Donazione del sangue tra sfide culturali e carenze estive: “Reclutare è la difficoltà più grande di oggi”
Donazione del sangue tra sfide culturali e carenze estive: “Reclutare è la difficoltà più grande di oggi”
Donazione del sangue tra sfide culturali e carenze estive: “Reclutare è la difficoltà più grande di oggi”

La sfida contro la disinformazione

“Molti ragazzi dicono di avere paura dell’ago – spiega Visalli – in realtà si tratta disinformazione che di reale timore. Io provo sempre a spiegare ai più giovani che donare sangue significa diventare parte attiva della società. La maturità è capire che un gesto di dieci minuti può salvare una vita”.

Anche secondo Mimmo Italiano i principali ostacoli restano paura e scarsa consapevolezza. “C’è chi teme infezioni o pensa che la donazione sia qualcosa di rischioso. Sono paure infondate perché i controlli sono rigidissimi e i donatori vengono monitorati costantemente”.

Per questo AMDAS continua a promuovere campagne nelle scuole e sul territorio, nel tentativo di coinvolgere soprattutto i più giovani. “Il sangue non si fabbrica – conclude Italiano – si può solo donare. E per tante persone significa semplicemente poter continuare a vivere”.

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