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Il dovere della classe dirigente

Il dovere della classe dirigente

Occuparsi dell’interesse generale

Chi dirige gli altri dovrebbe guidarli, non opprimerli. Questo è un principio etico inoppugnabile e perfettamente comprensibile, ma, a nostro avviso, poco applicato nella nostra società e vi spieghiamo perché.

Il dovere della classe dirigente e l’interesse generale

Chi diventa componente della cosiddetta classe dirigente dovrebbe saperne di più, avere maggiori requisiti e capacità organizzative, oltre che forti dosi di virtù morali, le quali dovrebbero spingere a fare sempre e comunque l’interesse generale, mettendo in secondo o in terzo piano quello personale. La conseguenza di quanto diciamo, che ne è anche la prova, è che il benessere della Collettività dovrebbe aumentare continuamente.

La Collettività è come una piramide e il benessere dovrebbe essere diffuso dal vertice alla base. Quando accade il contrario, cioè il benessere va verso l’alto svuotando il basso, evidentemente si dimostra che la classe dirigente è venuta meno al proprio dovere.

Si sa, ogni botte dà il vino che ha. Che significa? Ve lo scriviamo di seguito.

Merito e competenze nella classe dirigente

Significa che se il vino non è buono perché non è stato fatto da viticoltori competenti, non può soddisfare il palato di altrettanti competenti, mentre soddisfa quello di incompetenti. La metafora calza e indica nelle competenze il requisito principale di chi aspira a fare parte della classe dirigente, ovvero ne fa già parte.

Il guaio del nostro Paese è che la classe dirigente è parzialmente, ma molto parzialmente, competente, in quanto è diffuso il deleterio principio del favore secondo il quale si occupano posti di responsabilità non per merito, bensì per appartenenza a “famiglie”.

Il culto del favore è particolarmente diffuso da Roma (compresa) in giù, ma esiste anche nel Settentrione, seppure in misura minore.

La questione è stata illustrata in queste note molte volte e siamo costretti a ripeterla periodicamente perché non si vede un cambiamento di indirizzo su questo versante, che è uno dei più importanti di una Comunità affinché essa funzioni.

Pubblica amministrazione, concorsi e merito

L’articolo 97 della Costituzione prevede che: “Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge”.

Quanti dirigenti e dipendenti pubblici, fra i circa tre milioni oggi, sono entrati per concorso pubblico?  L’Istat ci chiarisce questo aspetto indicandone circa la metà, con la conseguenza che possiamo determinare grosso modo una grande massa di dirigenti e dipendenti pubblici che non sono entrati per concorso, ma con leggi e leggine approvate ad hoc per favorire questa o quella categoria.

Il culto del favore e il consenso elettorale

Perché è così diffuso il culto del favore anziché quello del merito? Perché vi è una refluenza nel consenso elettorale. Il meccanismo è chiaro: io ti do quello che mi chiedi e tu mi darai il voto. I nostri parlamentari si sono trasformati in portatori di interessi individuali, dimenticando, invece, che essi sono preposti a soddisfare l’interesse generale, anche scontentando i “clientes”.

In questo quadro, lo ribadiamo ancora una volta, gioca un ruolo importante l’ignoranza, che fa abbindolare le persone dagli abracadabra degli illusionisti.

Il dovere della classe dirigente è servire la collettività

Il dovere della classe dirigente: non è un assioma, ma un imperativo, che si può sintetizzare nel verbo servire. Chi? La Collettività e in particolare la fascia dei più deboli e bisognosi, i quali non hanno risorse per affrontare le necessità esistenti. In altri termini, la classe dirigente non può e non deve essere egoista, cioè approfittare della sua posizione, ma altruista, cioè migliorare la vita a chi ne ha bisogno.

Non si tratta di una questione teorica, ma pratica perché si estrinseca nella distribuzione delle risorse pubbliche, che arrivano nelle casse dello Stato attraverso le imposte di varia natura e che poi i governi devono distribuire mediante la Legge di Bilancio annuale, la quale può avere effetti poliennali.

Parole al vento quelle che scriviamo? Può darsi, ma riteniamo di ripeterle continuamente perché non crediamo che nei vertici delle Pubbliche amministrazioni statale, regionali e locali vi siano solo persone insensibili. Tutt’altro. Vi sono persone capaci e sensibili, che debbono essere supportate dai quotidiani e dall’informazione obiettiva per fare meglio il loro dovere.