La presidente Ursula “Prima l’ambiente” - QdS

La presidente Ursula “Prima l’ambiente”

Carlo Alberto Tregua

La presidente Ursula “Prima l’ambiente”

martedì 23 Luglio 2019 - 00:00

Ursula von der Leyen è stata eletta presidente della Commissione europea, cioè del Governo dell’Unione, per un soffio. Le sono mancati moltissimi voti del secondo partito del Parlamento europeo, cioè quello dei socialisti. In compenso, nell’urna segreta, sono arrivati quasi inaspettatamente i , quattordici voti dei pentastellati italiani, che hanno preso un’ottima decisione. Con i quattordici voti è stata superata di poco la maggioranza di 374 per arrivare a 383.
Cos’ha convinto gli europarlamentari di Di Maio a fare eleggere Ursula? Probabilmente la sua grande apertura sull’ambiente, con una promessa, forse irrealizzabile, di ridurre le emissioni al 50% entro il 2030, cioè fra appena undici anni.
I ventinove della Lega hanno votato contro, allineandosi all’opposizione dei francesi di Marine Le Pen e ad altri. Con sorpresa, il partito di Orbàn, all’insegna dei Popolari europei, si è allineato all’indirizzo di approvazione.

L’ambiente, questo sconosciuto. Quanti dispetti gli si fanno per seguire egoismi, interessi privati, arricchimenti indebiti e cecità. Cecità perché coloro che si comportano come precede non guardano avanti e se ne infischiano di ciò che accadrà fra qualche decina di anni alle future generazioni.
Il tentativo di eliminare la plastica non biodegradabile nell’ambiente è certamente approvabile, per cui i Governi dovrebbero stabilire incentivi per sostenere la nuova generazione della plastica compatibile con l’economia circolare, vale a dire che possa essere riutilizzata senza creare rifiuti tossici e dannosi.
Altra iniziativa – che funziona in buona parte dell’Europa occidentale ma non in quella orientale e meridionale – riguarda l’utilizzazione economica dei rifiuti, recuperando tutte le materie prime e ottenendo idrogeno, biocarburante, energia elettrica, prodotti per l’agricoltura e per gli asfalti.
Soprattutto nella parte centro-meridionale del nostro Paese non è entrato ancora nella zucca dei governanti, regionali e locali, il principio di Lavoisier, secondo cui “nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma”. E cioè, ribadiamo, lo stesso principio per cui tutto ciò che viene prodotto dall’uomo debba essere continuamente riciclato, per ritornare a nuova vita ed essere ulteriormente utilizzato.
La neo presidente della Commissione, già ministro della Difesa del Governo presieduto da Angela Merkel, della quale era pupilla, è un’esile donna, almeno all’apparenza, che ha partorito ben sette figli. Dalle notizie di stampa, sembra che sia una donna d’acciaio, con principi inossidabili, molto diversa da Jean Claude Junker, un po’ ballerino, spesso leggermente alticcio, perché gli piace bere, e pronto al compromesso.
Del resto, quest’ultimo è cresciuto in quello scrigno di ricchezza che è il Lussemburgo, il piccolo Ducato ove il reddito pro capite del 2018, secondo Eurostat, è stato circa tre volte superiore a quello italiano.
Cosa c’è da aspettarsi dalla “zarina” europea? Sicuramente il rigore, sia nella politica ambientale, come abbiamo scritto, ma anche, lo ha proclamato a chiare lettere, nel rispetto dei vincoli di bilancio. Forse anche per questo Salvini ha ordinato ai suoi di votarle contro. Perché sa che quando urlerà che non gli importa nulla dell’Europa e che potrà indebitare l’Italia quasi senza limite, troverà un muro di cemento.

Già il bravo duo Conte-Tria è riuscito a scansare la procedura d’infrazione, quasi in extremis. Con l’elezione della neo presidente dovrà fare tutte le acrobazie del caso per riuscire contestualmente a trovare i 40 miliardi, che servono per la legge di Bilancio 2020 e non sforare il parametro del disavanzo annuale.
L’altra “zarina” che arriverà in Europa il primo novembre è l’attuale presidente del Fondo monetario internazionale: Christine Lagarde. Dalle sue decisioni prese nella sede di Washington dobbiamo dedurre che la sua linea di politica monetaria non cambierà a Bruxelles.
Per cui si può supporre che non proseguirà l’azione morbida “pro Italia” di Mario Draghi, per cui c’è da aspettarsi l’aumento del costo del danaro, come conseguenza della cessazione del Quantitative easing dal 2020 e la fine del tasso zero sui depositi europei.
Il Governo GialloVerde è avvisato. Non sarà facile vedersela con due primedonne del tipo appena tratteggiato.

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