Emergenza scuola, studenti catanesi contro la nuova Maturità - QdS

Emergenza scuola, studenti catanesi contro la nuova Maturità

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Emergenza scuola, studenti catanesi contro la nuova Maturità

Vittorio Sangiorgi  |
giovedì 10 Febbraio 2022 - 11:24

Gli studenti italiani sono in stato d’agitazione. Ad accendere la scintilla è stata la decisione del Ministero dell’Istruzione, che ha previsto per la l'esame di Stato una seconda prova scritta

Gli studenti italiani, ormai da diversi giorni, sono in stato di mobilitazione e d’agitazione. Ad accendere la scintilla della protesta è stata la decisione del Ministero dell’Istruzione, che ha optato per un ritorno alla normalità in vista dell’esame di stato, prevedendo due prove scritte oltre al colloquio orale.

Una netta inversione di tendenza rispetto a quanto avvenuto nei due anni precedenti, seppur a fronte dell’ennesimo anno scolastico funestato da Dad e restrizioni varie. Il malcontento degli studenti, espresso in numerose iniziative di piazza, riguarda anche l’alternanza scuola – lavoro, soprattutto in seguito alla tragica morte del 18enne Lorenzo Parelli.

Il Qds.it ne ha parlato con Sofia Cunsolo, presidente della Consulta Provinciale degli Studenti di Catania  e con Maurizio Pacifico, presidente nazionale di ANIEF (Associazione nazionale insegnanti e formatori).

Le richieste degli studenti

In seguito all’ondata di proteste il titolare dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha incontrato l’Ufficio di Coordinamento Nazionale, massimo organo di rappresentanza delle CPS di tutta Italia, per ascoltare richieste e proposte degli studenti.  

“Nel corso dell’incontro, racconta Cunsolo, ciascun coordinatore regionale ha espresso il malcontento degli studenti a causa del reinserimento della seconda prova scritta per l’Esame di Stato dell’anno 2022. Riteniamo inopportuno e precoce, il reinserimento di tale prova considerando che negli ultimi 2 anni, i nostri studenti abbiano alternato DAD e DDI. Pertanto, i coordinatori si sono espressi contro una seconda prova scritta, ritenendo efficace la sola prova scritta di Italiano.

Il ministro si è dimostrato aperto all’ascolto, restando comunque fermo sulle sue decisioni riguardanti la seconda prova scritta. D’altra parte però, ha ben accolto la richiesta dei nostri coordinatori di ricalibrare i crediti formativi dando maggior peso al percorso scolastico piuttosto che alle prove scritte, comunicando che quest’ultima sarà tenuta in considerazione”.   

Il MIUR, dunque, tira dritto, anche a dispetto del parere del CSPI (Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione), che ha recentemente bocciato la  tanto contestata seconda prova scritta.  Altro tema caldo, come si diceva in premessa, è quello dell’alternanza scuola – lavoro. I recenti fatti di cronaca hanno messo al centro il tema della sicurezza sul luogo di lavoro ma,  evidenzia il presidente della CPS di Catania, le criticità sono strutturali e riguardano lo stesso meccanismo formativo: “Spesso l’indirizzo scuola – lavoro è completamente diverso rispetto a quello del proprio indirizzo di studi.  Nel mio caso è anche complicato parlarne, perché pur essendo al quinto anno non ho mai iniziato il mio percorso”. Anche i docenti sembrano scherarsi al fianco dei ragazzi, ne ha parlato il presidente dell’Anief Marcello Pacifico. CONTINUA LA LETTURA

La posizione dei docenti, Pacifico (presidente ANIEF): “Sosteniamo le proteste dei ragazzi”

Marcello Pacifico, presidente nazionale di ANIEF (Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori) esprime, ai nostri microfoni, la posizione dei docenti: “In un momento in cui 1 studente su 7 sta seguendo le lezioni a distanza, con la didattica digitale integrata, non si può parlare di normalità. Quindi i ragazzi hanno ragione a volere, anche quest’anno, le regole di quelli precedenti perché la scuola è ancora in emergenza.

Questa è la nostra posizione, che ha inoltre trovato conforto nella pronuncia del CSPI. Crediamo, quindi, che il ministro debba fare un passo indietro, ascoltare le ragioni della protesta dei ragazzi e iniziare a lavorare con i sindacati per garantire la sicurezza dei lavoratori. Come farlo? La strada era stata indicata, oltre un anno e mezzo fa, quando di comune accordo ci eravamo impegnati ad aprire un tavolo per discutere i criteri del rapporto alunni – insegnanti per classe e, quindi, il superamento delle cosiddette classi pollaio. Ma si era anche previsto di ridefinire gli organici per le effettive esigenze dei territori. La scuola, per fare lezioni in presenza ed in sicurezza, ha bisogno del rispetto del distanziamento e non di una deroga  come quella inserita nell’ultimo protocollo, che come ANIEF non abbiamo voluto firmare. Servono anche, come ci ricorda l’Oms, apparecchi di ventilazione e dispositivi di protezione che non siano quelli malconci  inviati in questi giorni e nemmeno a tutte le scuole. E, prosegue Pacifico, basta  alle discriminazioni tra gli studenti e alla sospensione del personale sulla base della vaccinazione”.

Sicurezza degli studenti nell’alternanza scuola-lavoro

“La sicurezza degli studenti sull’alternanza scuola – lavoro? Lo avevamo denunciato già nel 2016, all’entrata in vigore della legge 107 del 2015. Ritenevamo che quel passaggio era stato troppo veloce, arrivato senza un confronto ed una riflessione con le componenti della scuola. Ad oggi, purtroppo, i fatti ci danno ragione perché è mancata la fase di concertazione, necessaria per adeguare il nostro sistema al modello tedesco. In Italia, però, per ragioni storiche non si può fare, o comunque non si può fare in ogni parte del territorio. Mancano quelle regole fondamentali, relative anche alla sicurezza degli studenti, che devono essere decise insieme alle sigle sindacali. 

Il sostegno alle proteste degli studenti, conclude Pacifico, è unanime e prescinde da sigle e schieramenti perché nella scuola vige il caos. La giornata è impiegata in atti burocratici di vigilanza su chi è vaccinato e chi no, su chi deve stare in quarantena e chi no. La didattica è resa molto più difficile, perché non è né in presenza né a distanza ma è mista. Si tratta di una evidente discriminazione tra studenti che seguono le lezioni in classe e studenti che le seguono da casa, che rende molto più difficile il lavoro di tutto il corpo docente”. D’altra parte emergono anche le perplessità da parte dei dirigenti scolastici. Ecco cosa dice l’Associazione nazionale presidi. CONTINUA LA LETTURA

Le perplessità dei dirigenti scolastici

D’altra parte, che il mondo della scuola sia attraversato da un generale malcontento, lo dimostra anche l’ANP (Associazione Nazionale Presidi). L’ente rappresentante dei dirigenti scolastici, in questi mesi, ha più volte denunciato le criticità legate a sicurezza sanitaria e didattica in presenza e, pur dicendosi contrario ai recenti scioperi studenteschi, ha stigmatizzato la decisione del Ministero dell’Istruzione circa i due scritti. Il presidente nazionale Giannelli, in un comunicato stampa, ha infatti evidenziato che: “Gli studenti che affronteranno le prove di giugno sono quelli che maggiormente hanno sofferto l’emergenza: due anni e mezzo del loro percorso scolastico sono stati pesantemente inficiati dalla pandemia e di ciò non si può non tenere conto.

In tale direzione può leggersi anche il fatto che sia le prove Invalsi che lo svolgimento del PCTO non rappresentino, contrariamente alla norma, un requisito di accesso. I rilievi dell’ANP, inoltre riguardano anche l’aspetto didattico: “Circa la seconda prova, basata su una sola disciplina tra quelle di indirizzo e predisposta dalle singole commissioni d’esame ‘per consentire una maggiore aderenza a quanto effettivamente svolto dalla classe e tenendo conto del percorso svolto dagli studenti in questi anni caratterizzati dalla pandemia’, come afferma il Ministero, riteniamo che si sia registrato un passo indietro rispetto alla spinta innovativa fornita dalla prova su due discipline. Di fatto, si perde quella interdisciplinarietà che rappresentava a nostro avviso un salto di qualità nella rilevazione delle competenze degli studenti, intesa anche quale prova di riflessione e di interiorizzazione degli apprendimenti”.

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