La dirigenza regionale siciliana di Fratelli d’Italia deve ascoltare la base e per questa ragione lo Stato maggiore del partito di Giorgia Meloni si è riunito oggi ad Enna, città mediamente raggiungibile da tutte le province. A margine dell’operazione di ascolto, che inevitabilmente includeva diversi sentimenti circa la situazione dei due esponenti regionali di peso ed in bilico Elvira Amata e Gaetano Galvagno, anche la riorganizzazione politica regionale interpartito.
Sbardella: “Dobbiamo discutere del caso Amata”
“Del caso Amata dobbiamo discutere, dobbiamo affrontare il problema anche insieme a lei”, ha detto alla stampa da Enna il coordinatore di FdI in Sicilia Luca Sbardella. Parallelamente, le voci più accreditate raccolte tra quanti attendono l’esito della giornata guidata da Arianna Meloni, Giovanni Donzelli e Luca Sbardella sostengono che “ormai tutti pensano al dopo Schifani”.
Nel “tutti” parrebbe esserci anche lo stesso partito del presidente della Regione, cui è stato tolto il controllo di Forza Italia in Sicilia con il commissariamento che ha estromesso Marcello Caruso – segretario particolare e uomo di massima fiducia di Renato Schifani – per affidare il coordinamento regionale a Nino Minardo. Il profilo del commissario regionale forzista però è, visibilmente ma anche a detta di fonti ben accreditate, troppo estraneo alle dinamiche ed alle criticità siciliane del partito perché ne possa derivare il raggiungimento di un nuovo facile equilibrio interno. La sostituzione di Caruso però è determinante per un probabile progressivo isolamento di Renato Schifani. I due processi di rinnovamento – o apparente tale – si incrociano quindi sulla via per Palazzo d’Orleans.
Schifani è già pronto per il rimpasto
Renato Schifani però non ci sta a fare da capro espiatorio di una rimodulazione a sue spese, e prima che la sorella della premier ed il responsabile nazionale dell’organizzazione arrivassero in Sicilia aveva già fatto sapere che era pronto al fatidico rimpasto in giunta. Il fiammifero acceso è così passato dalle mani del presidente a quelle di chi non è pronto a questo passaggio critico senza rischiare alfieri e torri sullo scacchiere.
Sbardella, in merito ad una scadenza stabilita da Schifani ed entro la quale intervenire, da Enna risponde: “Il presidente Schifani ha sollevato questo problema della scadenza del 30 aprile, ahimè non è detto che ci si riesca”.
Sbardella attende notizie da Roma e suggerisce un nuovo rinvio
Se Schifani non vuole arrivare a maggio, dopo aver atteso i rinvii di udienza per Amata fino al rinvio, Sbardella non vuole affrontare la questione senza direttive chiare da Roma e suggerisce un ulteriore rinvio: “Capisco che è una formalità, ma preferisco scegliere con calma gli assessori. Scegliere con calma che cosa fare piuttosto che attaccarmi a questo cavillo formale”.
L’effetto domino nel centrodestra siciliano
Forse, più che di scacchi, nel caso di un rimpasto che tenga conto di un ritiro di delega al Turismo ancora in mano ad Elvira Amata malgrado il rinvio a giudizio per ipotesi di reato di corruzione, si dovrebbe parlare di effetto domino nel centrodestra siciliano.
L’elenco di nomi e partiti in ballo è lungo e concatenato. Da una parte ci sono le dimissioni romane di Daniela Santanché dal ministero per il Turismo (dopo la disfatta referendaria sulla Giustizia) che fanno urlare in Sicilia – in particolar modo all’opposizione, con tanto di mozione di censura – la richiesta di pari principio con l’assessorato regionale. Dall’altra ci sarebbe lo squilibrio per eventuali dimissioni dell’assessora Amata senza quelle del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, da cui è partito il filone investigativo, che ha però scelto la via del giudizio immediato.
Prima le liste per le amministrative, poi i casi Amata e Galvagno
Il caso Amata verrà quindi affrontato da Fratelli d’Italia dopo la presentazione liste per le amministrative. Successivamente verrà affrontato l’eventuale scelta degli assessori.
“A seguire”, dice Sbardella, verrà affrontato anche il caso del presidente dell’Ars. “Sono formalmente due posizioni diverse”, sottolinea il coordinatore dei Fratelli in Sicilia aggiungendo che “magari ne parleremo insieme, ma sono due situazioni diverse”.
Galvagno è figura di alto profilo per il partito in Sicilia ed è anche carica strategica in Assemblea regionale per il coordinamento dell’attività legislativa.
Due figure diverse
“Sono due figure diverse, quindi vanno affrontate in maniera diversa”, afferma appunto Luca Sbardella da Enna. Eventuali dimissioni forzate di Galvagno ed Amata darebbero il via alle spallate contro Luca Sammartino, numero uno della Lega in Sicilia ed elemento strategico nella giunta di Renato Schifani per il partito di Matteo Salvini ma non solo. Nella stessa coalizione ci sono inoltre il duo “insieme per forza” Democrazia Cristiana e Movimento per l’Autonomia.
Le deleghe assessoriali ritirate ai democristiani
Ai democristiani sono state ritirate deleghe assessoriali, a novembre, anche se gli assessori Nuccia Albano ed Andrea Messina – allora come oggi – non risultavano indagati. Il rimpasto cui darebbe il via Fratelli d’Italia con le dimissioni di Amata avrebbe così un effetto domino fino a Luca Sammartino, investirebbe l’interim assunto da Renato Schifani sugli assessorati ex democristiani e farebbe venire meno la sicurezza parlamentare del presidente della Regione con una Dc già pronta all’appoggio esterno alla coalizione – o al presidente – ma non più lealista come in questi tre anni e mezzo.
Di restituzione deleghe ai democristiani, dopo ormai sette mesi di interim, ancora non se ne parla ma nel frattempo potrebbe non essere più sufficiente un assessorato su due. Da Fratelli d’Italia la porta resta così com’è, né chiusa ma neanche del tutto aperta.
Addio di Amata alla giunta e deleghe Dc se ne discuterà “tutti insieme”
Sull’addio alla giunta di Amata si dovrà discutere insieme alla coalizione, secondo Sbardella, ed anche per quanto riguarda le deleghe alla Dc, dice il coordinatore regionale: “È sempre una cosa di cui dobbiamo discutere tutti insieme. Ovviamente sono un partito che si è presentato alle elezioni insieme a noi, ha partecipato alla vittoria ai tempi nel 2022 quando ci sono state le elezioni, hanno sei parlamentari e vanno tenuti in considerazione”.
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