PALERMO – Acconciatori ed estetisti continuano a occupare una posizione dominante nella formazione professionale siciliana. Su 243 percorsi approvati per il nuovo ciclo triennale di Iefp (Istruzione e formazione professionale, appunto) ben 184 comprendono infatti una figura dell’area del benessere, vale a dire acconciatura o estetica: il 75,7% del totale. In termini economici, sui 24,31 milioni di euro complessivamente finanziati, circa 18,42 milioni sono collegati a percorsi che comprendono queste professionalità. Un dato che riapre il confronto sull’equilibrio dell’offerta formativa regionale e sulla sua effettiva capacità di rispondere alle esigenze del mercato del lavoro.
Formazione professionale in Sicilia, i numeri dei nuovi percorsi
I numeri emergono dal decreto dell’assessorato regionale alla Formazione con cui si approva l’elenco definitivo dei progetti ammessi a finanziamento dell’Avviso 33/2026, relativo al ciclo 2026-2029. Si tratta di percorsi triennali rivolti soprattutto ai ragazzi che hanno terminato la scuola media e scelgono un percorso maggiormente orientato a una professione, con una qualifica riconosciuta e, nel sistema duale, una componente legata all’esperienza nel mondo del lavoro.
Acconciatura ed estetica, il 75,8% delle risorse
Come detto, i percorsi finanziati sono 243 in totale, per 5.184 allievi complessivamente ammissibili e una spesa di 24.305.909,76 euro. La linea A comprende 133 percorsi per 13.325.114,88 euro, la linea B 104 percorsi per 10.382.423,04 euro e la linea C appena 6 percorsi per 598.371,84 euro. L’Avviso prevedeva inizialmente un massimo di 260 corsi, ma nell’elenco definitivo sono state applicate anche alcune riallocazioni tra le linee. Ed è soprattutto la distribuzione per professioni a far emergere lo squilibrio. I 184 percorsi che comprendono acconciatura ed estetica assorbono circa il 75,8% delle risorse complessive. Il settore della meccanica e della riparazione dei veicoli compare in 57 percorsi, la ristorazione in 58, l’elettrico in venti. Molto più contenuta la presenza di produzioni alimentari, termoidraulica, informatica, tessile, logistica, grafica, servizi di promozione e accoglienza e manutenzione delle imbarcazioni da diporto. I conteggi per settore, va precisato, non possono essere sommati tra loro perché uno stesso percorso può essere articolato e comprendere più figure professionali contemporaneamente.
Formazione e lavoro, le competenze richieste dalle imprese
La domanda centrale diventa allora se questa offerta sia realmente allineata con la domanda di competenze delle imprese siciliane. Su questo punto interviene Diego Bivona, presidente di Confindustria Sicilia, intervistato in esclusiva dal QdS.it, secondo cui “i numeri evidenziano uno squilibrio che non possiamo ignorare”.
Bivona precisa che “il tema non è mettere in discussione la dignità professionale di nessun settore, ma chiedersi se una concentrazione così elevata dei percorsi sia coerente con la struttura e l’evoluzione del sistema produttivo siciliano”. Per il presidente di Confindustria Sicilia, il nodo è soprattutto il criterio con cui vengono programmati i percorsi: “Il protocollo Regione-Confindustria-Ance indica una direzione precisa: la formazione deve partire dalla domanda di competenze delle imprese, non soltanto dall’offerta degli enti. È il cambio di paradigma necessario per trasformare la formazione in uno strumento di occupazione e sviluppo”.
Le figure professionali più richieste in Sicilia
E quali sono, oggi, le competenze che il sistema produttivo fa più fatica a trovare? “Le imprese – spiega Bivona – segnalano soprattutto carenze di figure tecniche nei settori amministrativo, edilizio, metalmeccanico, impiantistico, digitale, web e marketing, insieme ai settori della salute e delle scienze della vita, dell’alta tecnologia, oltre alle professionalità necessarie ad accompagnare i nuovi investimenti industriali e infrastrutturali. Le risorse devono quindi seguire i fabbisogni reali. Non si tratta semplicemente di spostare finanziamenti da un settore all’altro, ma di affermare un principio: si finanziano percorsi perché esiste una domanda concreta di quelle competenze”.
Il protocollo, aggiunge il numero uno degli industriali siciliani, punta proprio a collegare programmazione e fabbisogni occupazionali: “Introduce questo meccanismo, attraverso l’incrocio tra fabbisogni delle imprese e Repertorio delle qualificazioni regionale”.
Formazione professionale, il monitoraggio dei risultati
Un altro capitolo riguarda la verifica dei risultati. Bivona considera il monitoraggio dei percorsi un passaggio essenziale: “Non basta sapere quanti corsi sono stati finanziati o quanti attestati sono stati rilasciati. Bisogna sapere quanti formati trovano lavoro, quanti vengono assunti e quanto le competenze acquisite rispondono effettivamente alla domanda delle imprese, e con quale tempistica. Il protocollo prevede che Regione, Confindustria e Ance condividano dati, strumenti e modelli per monitorare i risultati”.
E il parametro di valutazione deve essere soprattutto l’occupabilità: “La formazione professionale deve essere valutata soprattutto per ciò che produce nel mercato del lavoro. L’obiettivo non è avere più corsi, ma più persone formate per lavori che esistono e che le imprese cercano”.
Its e formazione, il modello indicato dalle imprese
Bivona indica infine una strada che, a suo giudizio, può rappresentare un riferimento: “Secondo noi un modello vincente ed efficace di formazione è quello degli Its (Istituti di istruzione superiore che qualificano i diplomati, nda), cioè di una formazione completamente tarata sulle esigenze delle imprese, che nasce da partenariati virtuosi tra istituti e realtà produttive e che infatti ha una copertura di oltre il 90% a un anno dal diploma”.
Il punto focale, dunque, non è mettere in discussione l’utilità della formazione per parrucchieri, estetisti, meccanici, cuochi o elettricisti. Il punto è capire se la distribuzione delle risorse pubbliche rifletta davvero i fabbisogni futuri dell’economia siciliana. La stessa analisi dei dati evidenzia la necessità di valutare iscrizioni, assunzioni, posti di lavoro disponibili e numero di qualificati già presenti sul territorio prima di trarre conclusioni definitive sull’adeguatezza dell’offerta.
Con 243 nuovi percorsi e oltre 24 milioni di euro messi a disposizione per il ciclo 2026-2029, la questione non riguarda quindi soltanto quanti corsi finanziare, ma soprattutto quali competenze formare e con quale rapporto con il tessuto produttivo. Il confronto tra Regione, enti formativi e imprese diventa così decisivo per capire se la formazione professionale siciliana riuscirà a trasformarsi in un reale strumento di inserimento lavorativo e di sviluppo economico.
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