L'Europa non segua Biden - QdS

L’Europa non segua Biden

Marco Vitale

L’Europa non segua Biden

mercoledì 08 Giugno 2022 - 08:56

Bertolini: “Smettiamolo di stare zitti. La Nato non può decidere per l’Ucraina”

Nella scorsa puntata mi sono soffermato sulla guerra in Ucraina. Non ho mai scritto niente su questa orrenda e stupida guerra, nonostante abbia ricevuto alcune sollecitazioni a farlo.

La ragione è scomparsa nei governanti (certamente in Putin e nella sua cerchia ma anche in Biden e nei suoi) ma anche in tanta parte della classe dirigente a Est ed a Ovest, e soprattutto negli operatori della comunicazione. Onestamente non pensavo che tanti commentatori politici italiani, sia televisivi che della stampa, potessero cadere ad un livello così basso di servilismo. Ora abbiamo preso le corrette misure di questo drammatico imbarbarimento. Il re è veramente nudo. Importante è saperlo.

Solo da pochissimi giorni si colgono, non dagli “opinionisti” (se possibile, peggiori e più asfissianti dei virologi) ma da alcuni fatti, barlumi di ritorno alla ragione. Metto su questo piano il fatto che i conservatori inglesi di quell’irresponsabile e pericolosissimo Boris Johnson hanno perduto, alla grande, il controllo del quartiere di Westminster, dove ci sono il Parlamento, Downing Street e My Fair, la loro storica roccaforte. “È un risultato epocale” dice Tony Travers, docente di politica alla London School of Economics; segnale che gli elettori inglesi incominciano a muoversi.

Metto qui la importante e lucidissima intervista che Carlo De Benedetti ha rilasciato al Corriere della Sera (8 maggio 2022) dal titolo: “L’Europa non ha interesse a fare la guerra a Putin. Non deve seguire Biden”. È quello che pensa la maggioranza degli europei liberi e che non hanno perso la ragione. Ma è importante che lo dica finalmente un imprenditore, già protagonista della vita economica.

E che lo dica su un giornale che, sino ad ora, si è, in gran parte, caratterizzato come puro megafono e divulgatore del verbo di Biden, è ancora più importante. E ci è voluto un autorevole generale, come il generale Marco Bertolini, per dire a voce alta: il segretario generale della Nato, che è un’organizzazione sovranazionale, non può parlare per conto dei singoli paesi e ancor meno può parlare a nome dell’Ucraina, che non è parte della Nato. Bertolini ha detto. “Smettiamolo di stare zitti. La Nato non può decidere per l’Ucraina”.

Questa presa di posizione chiara e onesta da uno del mestiere è un piccolo confortante lampo di luce. Ma questa dignitosa risposta alla sgangherata dichiarazione del segretario della Nato, Jens Stoltenberg (che aveva detto: non accetteremo mai una rinuncia alla Crimea) non doveva essere pronunciata dal presidente della Commissione UE o dal presidente del Parlamento Europeo o dal cancelliere tedesco o dal presidente della Francia, o dal presidente del Consiglio italiano o da tutti questi insieme? E non è proprio l’assenza di questa risposta dell’Europa una delle maggiori cause dello sconforto?

Un grande europeo, filosofo, uomo di cultura, educatore, come Romano Guardini, nel 1962, in occasione del conferimento del Praemium Erasmianum, in una relazione bellissima dal titolo. “Europa, compito e destino” ha detto parole che vorrei scolpite sulle rocce delle Alpi e degli Urali:
“Quanto sia grande la potenza, si presenta alla coscienza massimamente là dove essa distrugge. Noi uomini d’oggi abbiamo vissuto l’avvenimento, in cui la possibilità di distruzione divenne pienamente patente, quando fu lanciata la bomba atomica ad Hiroshima. Avviene in realtà sempre nella storia che le nuove realtà siano dapprima quasi amorfe, solamente presagite, avvertite. Poi avviene qualcosa, per cui ciò che prima era indeterminato prende forma, diventa esprimibile”.

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