Non solo carenze di carburante, la chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe portare nei mesi estivi anche a quelle di farmaci. Dopo la guerra in Ucraina e la crisi del Mar Rosso, “la crisi in Medio Oriente è il terzo shock in quattro anni per l’industria farmaceutica”. A chiedere un intervento dell’Europa è il presidente di Farmindustria Marcello Cattani, che denuncia aumenti dei costi di produzione “stimati oltre il 20%, che si sommano a quelli già registrati dal 2021″. Uno scenario che pesa sulle imprese e che potrebbe portare a una mancanza di farmaci, se la guerra non finirà in pochi mesi. Con un impatto anche sul Pil, considerando che il settore resta fiore all’occhiello del made in Italy, forte di 69 miliardi di export nel 2025.
Italia dipendente dall’estero per i farmaci
Un settore però, sottolinea il ministro delle Imprese Adolfo Urso, “che vede l’Italia ancora troppo dipendente dall’estero per le materie prime”. L’aumento del prezzo del greggio sta già producendo effetti concreti sui costi industriali. “Si registrano rincari del 25% per l’alluminio, del 15% per i principi attivi e del 25% per vetro e carta destinati agli imballaggi. Un contesto che mette sotto pressione le filiere produttive, riduce la disponibilità di materie prime e alimenta fenomeni di accaparramento”, chiarisce Cattani.
Sostenibilità della produzione di farmaci a rischio
In un contesto di prezzi regolati, l’incremento dei costi ricade infatti interamente sulle aziende, mettendo a rischio la sostenibilità della produzione. “Il rischio – spiega Lucia Aleotti, vicepresidente di Confindustria per il Centro studi – è che ci possa essere una limitazione delle forniture di farmaci in Europa e in Italia. Non attualmente, non nei prossimi mesi, ma a partire dall’estate o dopo l’estate. Cruciale è il tipo di risposta che i Paesi e la Commissione europea sapranno dare”.
La dipendenza da Cina e India per le materie prime
Tra le principali criticità emerge la forte dipendenza dall’estero, in particolare da Cina e India, per materie prime e materiali di confezionamento. “Bisogna garantire – sottolinea il ministro Urso – l’autonomia strategica del continente europeo nell’approvvigionamento dei principi attivi che servono a produrre i farmaci, in cui dipendiamo troppo dagli altri attori, soprattutto asiatici, per una percentuale di circa il 74%: questa dipendenza ci mette a rischio nei momenti di crisi di approvvigionamento, come già accaduto durante la pandemia Covid, mettendo a rischio la capacità produttiva e la salute dei cittadini”.

