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Federfarma Sicilia, il presidente: “Farmaci equivalenti, l’Isola sconta un forte ritardo”

Federfarma Sicilia, il presidente: “Farmaci equivalenti, l’Isola sconta un forte ritardo”
Gioacchino Nicolosi, presidente Federfarma Catania

Intervista a Gioacchino Nicolosi, presidente di Federfarma Sicilia e Catania: “Le barriere sono di natura culturale e psicologica. C’è la falsa credenza che i generici siano di qualità inferiore”

Cresce il ricorso ai farmaci da banco, mentre non decolla l’informazione e la fiducia nei farmaci equivalenti, soprattutto da parte delle giovani generazioni. è questo il quadro emerso dalla ricerca realizzata da Swg tra aprile e maggio, su un campione di 2500 cittadini maggiorenni rappresentativi della popolazione italiana. Lo studio, giunto alla terza edizione, è stato presentato presso il ministero della Salute, nell’ambito dell’evento “Si chiama equivalente, tu chiamalo una scelta”, appuntamento promosso da Cittadinanzattiva in chiusura della VI Edizione della Campagna IoEquivalgo, realizzata con il contributo non condizionato di Egualia, e in collaborazione con Federfarma e Fofi, e non ultimo con il patrocinio del ministero della Salute.

Nel 2025, stando ai dati del report annuale del Centro studi Egualia sull’andamento del mercato italiano degli equivalenti, i cittadini hanno versato un differenziale di prezzo – ossia il surplus per ritirare il brand più costoso rispetto all’equivalente – pari a oltre un miliardo di euro. In particolare a spendere di più sono i residenti nel Lazio e nel Molise, di meno quelli della Lombardia. Se guardiamo ai consumi territoriali, il ricorso agli equivalenti continua ad essere privilegiato al Nord (41,4% a unità e 34,6% a valori), rispetto al Centro (30,1% a unità e 27% a valori) e al Sud (24,8% a unità e 22,5% a valori), a fronte di una media Italia del 33,3% a confezioni e del 29,1% a valori. L’incidenza maggiore degli equivalenti si registra nella P.A. di Trento (45,9%), in Lombardia (43,5%), in Piemonte (42,1%). In coda per consumi degli equivalenti Basilicata (23,9%), Calabria (22,5%), Campania (21,7%). Negli ultimi cinque anni la conoscenza degli equivalenti è arretrata registrando un -5%. A conoscerli meno sono soprattutto i giovani della Gen Z. Alla luce di questi dati abbiamo chiesto il suo punto di vista sul fenomeno a Gioacchino Nicolosi, presidente Federfarma Catania e Sicilia.

Dottor Nicolosi, partiamo dai dati nazionali emersi dalla ricerca SWG per la campagna “Io Equivalgo”. La conoscenza dei farmaci equivalenti è arretrata del 5% negli ultimi cinque anni, e a conoscerli meno sono i giovani della Generazione Z (solo il 50%). Qual è lo stato dell’arte nel territorio di Catania e, più in generale, in Sicilia?

“La Sicilia, purtroppo, sconta ancora un forte ritardo rispetto alla media nazionale. Secondo i dati più recenti, la penetrazione di mercato dei farmaci equivalenti nella nostra Isola si attesta attorno al 22,1%, ben al di sotto del dato nazionale che sfiora il 30%, e lontanissima dalle percentuali delle regioni del Nord, dove si supera abbondantemente il 40%. Catania riflette questo trend regionale. Il dato nazionale specifico sulla Generazione Z è allarmante, ma non ci sorprende del tutto. I giovani, non essendo per la stragrande maggioranza e per fortuna affetti da patologie croniche, non utilizzano le categorie di farmaci che hanno un corrispondente equivalente. Quindi, la loro conoscenza parziale è dovuta all’utilizzo dei familiari o proprio alle campagne informative”.

Quali sono le principali perplessità e i dubbi dell’utente siciliano rispetto ai farmaci equivalenti? Perché c’è ancora questa diffidenza?

“Le barriere sono principalmente di natura culturale e psicologica. C’è ancora la falsa credenza che il farmaco equivalente, costando meno, sia di qualità inferiore o meno efficace. È un pregiudizio difficile da sradicare. I cittadini, infatti, ci chiedono se il farmaco equivalente contenga lo stesso principio attivo, nello stesso dosaggio, e garantisca la medesima efficacia e sicurezza del farmaco ‘di marca’. Ed il farmacista li rassicura in tal senso. Inoltre, gioca un ruolo fondamentale la consuetudine: molti pazienti, soprattutto quelli più anziani e cronici, sono abituati alla confezione che conoscono da anni e temono che cambiarla possa alterare la loro terapia o creare confusione nelle modalità di assunzione, poiché spesso si tratta di soggetti che assumono più dosi giornaliere di farmaci diversi. Tutto questo si traduce in una spesa ‘evitabile’ altissima: in Sicilia parliamo di milioni di euro che i cittadini pagano di tasca propria per coprire la differenza di prezzo, e si tratta di risorse economiche che le famiglie potrebbero risparmiare senza alcuna rinuncia sanitaria e non”.

Di fronte a questo scenario, quali sono le iniziative messe in campo dalle farmacie per sostenere la diffusione di questa categoria di farmaci?

“La farmacia è il primo presidio sanitario sul territorio e il farmacista è il professionista più vicino al cittadino. Il nostro ruolo è cruciale. Come Federfarma, appoggiamo sempre le campagne istituzionali di sensibilizzazione verso l’uso del farmaco equivalente, rivolte non solo ai pazienti ma anche a chi li assiste, come ad esempio familiari e care giver, come le badanti. Nelle farmacie di Catania ed in tutta la Sicilia, i cittadini possono trovare un professionista che può fornire ogni chiarimento e rassicurazione. Va inoltre considerato che la dizione italiana di farmaco generico, una letterale traduzione dalla lingua inglese, non ha aiutato a far percepire al cittadino la perfetta equivalenza tra farmaco equivalente e farmaco con nome di fantasia, e quindi la funzione del farmacista è quella di far scegliere il cittadino consapevolmente e nel suo maggior interesse”.

Qual è la Sua posizione, il Suo “parere” come Presidente di Federfarma Catania e Sicilia, sul futuro dei farmaci equivalenti nella nostra regione?

“Il farmaco equivalente è una risorsa strategica irrinunciabile per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e per l’equità di accesso alle cure. Non possiamo più permetterci che in Sicilia ci sia un tasso di adozione così basso e distante dal resto dell’Italia. L’impegno come presidente, è quello di intensificare il dialogo con le Istituzioni regionali, i medici di medicina generale e i cittadini. Dobbiamo fare squadra per trasformare l’utilizzo del farmaco equivalente in una scelta di salute intelligente, sicura e vantaggiosa per tutti”.