ROMA – Questo impegno di “restanza”, a ben vedere, è un guanto di sfida alla politica. Ne abbiamo parlato con Marco Greco, 26 anni, segretario regionale dei Giovani Democratici e presidente del Consiglio comunale di Enna e con Giovanni Magni, 33 anni, segretario del movimento giovanile di Fratelli d’Italia in Sicilia e consigliere comunale a Catania.
Qual è la proposta che voi giovani avete avanzato all’interno del vostro partito contro lo spopolamento della Sicilia?
Greco: Anzitutto, affrontare il tema in maniera sistematica, con una campagna politica ad hoc. Il diritto a restare non si può affrontare facendo una singola proposta, è necessaria una visione di insieme, che abbia davvero le gambe per camminare: le prossime regionali sono ormai alle porte, sul diritto a restare il Pd ha bisogno non di una proposta ma di una strategia da costruire nel tempo.
Magni: Contrastare lo spopolamento significa adottare una strategia organica e di lungo periodo. È impensabile immaginare che la politica locale o regionale, da sola, possa veramente incidere: occorrerebbe un intervento sinergico con interventi a varie latitudini e a più livelli. Per troppo tempo si è pensato di affrontare questo fenomeno attraverso politiche assistenzialistiche e sussidi a pioggia che hanno solo aggravato il problema. Servono investimenti produttivi e la nascita di infrastrutture materiali e digitali capaci di creare un nuovo contesto competitivo. A Catania si sta puntando sulla riqualificazione della zona industriale, un’area strategica per anni dimenticata. Le imprese vorrebbero investire qui ma non possono. Grazie ai fondi di sviluppo e coesione 2021-2027 sono stati stanziati 50 milioni di euro per il rifacimento di strade, sistemi di drenaggio e illuminazione. Puntiamo inoltre a completare il sistema di raccolta e canalizzazione dei reflui industriali. Si tratta di condizioni essenziali per incentivare le imprese e credo sia un buon punto di partenza. Restare in Sicilia deve essere una scelta: né una costrizione, né un premio, né una consolazione”.
L’Ars ha proposto il reddito di merito per gli studenti universitari meritevoli. È una buona strada?
Greco: Ecco, questo è quello che vogliamo evitare: è una singola proposta isolata che non si capisce come dovrebbe risolvere un problema sistemico, basandosi su un concetto, quello del merito, che è ormai superato ed è profondamente ingiusto.
Magni: Può rappresentare uno strumento concreto, purché non rimanga una misura isolata. È un intervento per premiare il merito, leva fondamentale per lo sviluppo. Condivido il ddl, perché investire nelle eccellenze significa investire nel futuro dell’Isola.
Parliamo di lavoro. Oltre la disoccupazione, i contratti sono spesso precari e anche chi lavora vive male. Il salario minimo può essere una buona ricetta?
Greco: Assolutamente sì. Molte e molti di noi dalla Sicilia fuggono perché i salari sono da fame, soprattutto in alcuni settori. Certo non basta perché sul punto il principale vulnus è il lavoro nero. La Sicilia ha al momento solo 49 ispettori del lavoro, troppo pochi per garantire ai giovani siciliani e non solo che i diritti dei lavoratori vengano rispettati.
Magni: Non credo sia la soluzione. Proprio pochi giorni fa il Senato ha approvato il Decreto Lavoro, che introduce il giusto salario, che si fonda sul principio della valorizzazione della contrattazione collettiva. Il datore di lavoro accede a numerosi benefici a condizione che corrisponda ai propri dipendenti una retribuzione almeno pari al trattamento economico complessivo stabilito dal Ccnl. Si incentivano imprese, occupazione e tutela del lavoratore.
Oltre il lavoro, ci vogliono i servizi. In Sicilia è più difficile vivere bene, rispetto al Nord: che modello di welfare serve?
Greco: Il problema dell’intero sistema servizi sociali, soprattutto quelli di competenza comunale, sta nel fatto che i nostri enti locali non hanno gli strumenti per programmare e progettare. Il modello di erogazione a pioggia è ormai superato nella stragrande maggioranza dei casi, oggi tutto si basa sulla capacità delle macchine amministrative di saper fare una buona progettazione. Che i fondi manchino è una mezza verità, più spesso non sappiamo come intercettare i finanziamenti e soprattutto non sappiamo come spendere le risorse disponibili, il tutto a discapito dei cittadini.
Magni: Vivere al Nord non significa vivere meglio. In Sicilia ci sono tanti aspetti che incidono positivamente sulla qualità della vita. Se ci riferiamo ai servizi è innegabile che vi sia un disallineamento. Bisogna però tenere conto di una crescita oggettiva: i dati di spesa degli ultimi anni, in particolare a partire dal 2024 registrano una Regione più attenta agli investimenti nel welfare, in particolare sulla sanità e sull’istruzione. La spesa pro capite dei comuni siciliani è aumentata negli ultimi 7-8 anni, evidenziando un incremento del 20% rispetto al passato. Il problema principale riguarda la frammentazione. Alcune province siciliane si attestano a livelli molto inferiori rispetto a città come Catania e Palermo: qual è il motivo? Sono convinto che sia strettamente connesso al tema affrontato poco prima: i piccoli comuni si svuotano, i giovani vanno via, le piccole realtà fanno più fatica ad ottenere finanziamenti. Il modello di welfare è strettamente correlato all’urgenza di far tornare qui i giovani”.
In alcune zone anche raggiungere un ospedale senza auto privata può diventare un’impresa, a proposito di servizi. Quanto è importante investire sulla mobilità?
Greco: Fondamentale, soprattutto la mobilità interna. Le infrastrutture viarie carenti sono una delle principali cause di sottosviluppo economico della Regione. Intere zone montane rischiano al primo temporale di restare isolate per mesi, questo scoraggia non solo gli imprenditori locali ma anche le famiglie che in alcuni casi emigrano dai piccoli borghi già appena i figli cominciano a frequentare le scuole superiori.
Magni: La mobilità rientra nel novero di servizi che, purtroppo, creano il disallineamento. La città di Catania sta sgomitando da tempo per trovare delle soluzioni che permettano un sistema di collegamenti efficiente. Un progetto recentissimo voluto fortemente dal Sindaco Trantino e dai tanti sindaci dei comuni limitrofi, ha permesso nuove tratte che collegano Catania ai principali centri dell’hinterland, tra cui Aci Castello, Mascalucia, Misterbianco, San Gregorio, San Pietro Clarenza, Tremestieri e Sant’Agata Li Battiati”.
Perché parte proprio dai giovani questa spinta alla restanza? Le vecchie generazioni si sono dimostrate secondo te incapaci?
Greco: Il punto non è generazionale nel senso anagrafico del termine. L’attuale classe politica è incapace di affrontare questo come tanti altri temi. L’attuale governo regionale non governa più, forse non ha mai governato in questi quasi cinque anni di legislatura. Non ne faccio più una questione solo morale dell’attuale classe dirigente regionale, la cosa ancor più grave è che tutta una generazione politica ha dimostrato sul campo di essere inidonea all’azione di governo, incapace di attuare strategia e visione politica, interessata solo all’emendamento alla finanziaria di turno per accaparrarsi una marchetta ogni tanto. Se chiedessimo ad un deputato della maggioranza ‘qual è la vostra visione di sviluppo per i prossimi dieci anni’ sono sicuro che avrebbe difficoltà a risponderci.
Magni: Non serve interrogarci sulle colpe. La spinta parte dai giovani perché rispetto al passato sono loro a vivere sulla propria pelle il bivio tra partire e costruire qui il proprio futuro. Credo che molti stiano comprendendo che la ‘fuga’ non sempre coincide con l’emancipazione: spesso si traduce in un precariato globale, lontano da affetti e radici. Siamo ancora abituati all’idea che il talento debba cercare fortuna altrove, invece di creare qui le condizioni per valorizzarlo. Alla politica spetta il compito di sovvertire questa abitudine. Con soluzioni che trasformino la spinta alla restanza da atto di eroismo solitario a scelta sostenibile e diffusa, evitando che possa tradursi in sacrificio o atto di rinuncia”.

