PALERMO – Scegliere di restare (o di tornare) al Sud, non è la parte più difficile. Resistere nel tempo e creare valore nel proprio territorio, nelle condizioni di svantaggio, è la vera sfida. Non solo una sfida individuale, ma una battaglia collettiva che fa “a pugni” con l’idea di un Sud da mettere in vetrina, sponsorizzando il leitmotiv della “vita lenta”. Una battaglia di restanza, come la chiamano tante e tanti giovani che in Sicilia si stanno organizzando.
Pattoxrestare: 60 organizzazioni giovanili per chi sceglie di rimanere in Sicilia
Ma per raccontarla “non ci vuole un occhio esterno” dice Alessandra Scibetta, membro della Scuola Restanza e Futuro e una delle portavoci del movimento giovanile Unpattoxrestare, che riunisce 60 organizzazioni e che di recente ha portato all’Assemblea regionale siciliana una proposta. “Serve un occhio interno – dice Scibetta, che viene dall’entroterra nisseno e ha scelto di rimanere a studiare all’Università di Palermo -, per introdurre nella narrazione mainstream l’esigenza di prendersi cura del territorio. Senza però romanticizzare il ritorno come atto eroico, ma riconoscendo i bisogni che esistono e politicizzando la questione“.
96.328 giovani in meno in Sicilia dal 2019: i dati Istat sull’emigrazione giovanile
La questione è molto politica. Sia per le cause strutturali che per le soluzioni da trovare. Secondo i dati diffusi dalla Cgil Sicilia (su base Istat), tra il 2019 e il 2026 la popolazione giovanile, di età compresa tra 18 e 35 anni, residente in Sicilia, è diminuita di 96.328 unità, pari al 9,6%. E in questa percentuale non sono compresi coloro che studiano o lavorano stabilmente fuori dalla Sicilia pur mantenendo nell’isola la residenza. Basti pensare che ogni anno trentamila studenti si iscrivono alle Università del Nord. Non è un problema solo siciliano, ma di tutto il Mezzogiorno che è la zona più emorragica del Paese. Dal 2019 a oggi la popolazione tra i 18 e i 35 anni residente nelle regioni meridionali si è ridotta del 7,6% (313 mila persone in meno, dati Istat), mentre nel Nord è cresciuta del 4,8%. “La necessità – dice Scibetta – è quella di analizzare le carenze e dare anche noi una risposta, portandola alle istituzioni affinché assuma rilevanza”.
Enna, Caltanissetta e le città metropolitane: dove i giovani se ne vanno di più
E per analizzare le carenze, bisogna rilevare che tutta la Sicilia perde risorse, ma l’”estinzione giovanile” è disomogenea. Emerge dall’elaborazione della Cgil Sicilia sul periodo 2019-2026 che la quota più consistente è in provincia di Enna, dove il 14,32% dei giovani è andato via; seguono Caltanissetta con il 12,29%, Agrigento con l’11,80%. In percentuale le aree interne sono le più penalizzate, ma in termini numerici, la “diaspora” più pesante è nelle città metropolitane. Palermo, Catania e Messina hanno perso 61.280 giovani.
Oltre questi numeri che parlano di “unità” che emigrano, però, c’è il calore di chi resta o torna. Più che il calore, la rabbia e la voglia di cambiare. Scibetta ricorda, infatti, da cosa è nato il movimento: “Siamo nati il 15 novembre e ci siamo formalizzati con un evento organizzato a San Giovanni Gemini, ma è un percorso molto più lungo che nasce a Campobello di Licata. Lì si organizza un festival, che prende il nome dal vecchio blog di un ragazzo, Giuseppe Gatì, attivista e morto sul lavoro. ‘Questa è la mia terra e la difendo’, parlava in maniera spontanea dell’importanza di difendere il proprio territorio. Da quell’esperienza in poi, negli anni, diverse associazioni si sono unite e hanno partecipato, portando a Pattoxrestare”.
Lavoro povero e precario: il 50,7% di occupazione e i contratti pirata in Sicilia
Un perno del movimento è il lavoro e si capisce bene perché: nel 2024, il tasso di occupazione dei 20-64enni in Sicilia è al 50,7%, quasi 16 punti sotto la media nazionale (Istat). Inoltre, quando il lavoro c’è, spesso è povero: “Una persona su due – ha dichiarato Alfio Mannino, segretario regionale della Cgil Sicilia – ha un contratto a tempo determinato o un contratto pirata, con retribuzione e diritti diminuiti”.
“Sicilia zero disoccupazione”: la proposta di Pattoxrestare ispirata al modello francese
Così è arrivata la proposta di Pattoxrestare, “Sicilia zero disoccupazione”, portata all’Ars lo scorso aprile: “Abbiamo riflettuto tramite proprio un percorso democratico con dei cantieri proposta animati dai diversi delegati delle associazioni e abbiamo individuato le principali esigenze dei giovani dai territori. Chi resta, tra le varie esigenze, ne ha alcune prioritarie e tra queste ci sono il lavoro e l’istruzione, così siamo partiti proprio dall’occupazione, ma stiamo lavorando anche ad altre proposte. Ci siamo ispirati con Sicilia zero disoccupazione – spiega Scibetta – a qualcosa che già funziona in Francia, cercando di adattarla alle esigenze del territorio siciliano”.
Il documento parte da un assunto “paradossale”: la carenza di servizi lascia insoddisfatte le esigenze delle persone, ma al tempo stesso le persone qualificate che potrebbero mettersi a disposizione non trovano lavoro. Un cane che si morde la coda. Da qui l’ispirazione al modello francese di Job Guarantee (garanzia del lavoro), che ha creato occupazione in diversi territori francesi, fino ad arrivare anche in alcune zone difficili di Roma. L’obiettivo è generare nuovi occupati ascoltando chi già vive nel territorio e ha bisogno di risorse. Viene proposto un meccanismo in cui, dopo un processo di mappatura e di co-progettazione (tra Pa e Terzo settore) le persone vengano assunte a tempo indeterminato dalle Ipo – Imprese per l’occupazione nell’economia sociale, per svolgere attività utili al territorio che il mercato privato non copre. A organizzare il tutto sarebbe un Comitato locale per l’occupazione (Clo) che si occupi di mappare i bisogni del territorio e le competenze disponibili, assicurando che le attività non facciano concorrenza al settore privato esistente.
22 milioni di euro e cinque territori pilota: il piano economico della proposta
Tra le parti centrali c’è la proposta economica: istituire un fondo regionale che converta la “spesa pubblica passiva” (sussidi, costi sociali, mancato indotto) in investimento attivo per co-finanziare i posti di lavoro. Un piano strutturato che dia vita a una legge regionale da attuare, secondo il movimento, entro il 2027 in cinque territori pilota. Il movimento ha elaborato anche una previsione di spesa per tutto ciò: si tratterebbe di 22 milioni di euro. “Il costo sociale della disoccupazione siciliana – si legge nella proposta – è stimato tra 24-57 milioni di euro annui. È un investimento, non una spesa”. Che l’emigrazione costi alle casse regionali è un fatto: la Sicilia ha perso (tra il 2011 e il 2024, Istat) un valore stimato di 16,7 miliardi di euro in capitale umano (costo dell’istruzione e della formazione dei giovani che emigrano). Si parla del 15,1% del Pil regionale.
Il movimento attende che la politica passi dalle parole ai fatti
Bisogna interrogare la politica, ma anche avere un’idea chiara della strada da percorrere: “Il movimento – dice Scibetta – si riferisce ad una certa area individuata al nostro primo congresso, che è quella progressista, ci riconosciamo in quei valori. Abbiamo riscontrato la presenza di alcune figure politiche alla presentazione della proposta: Pd, M5S e Controcorrente. Un conto è accogliere la proposta, un altro è realizzarla. Pattoxrestare ha creato uno slancio e un invito al dibattito istituzionale. Mi auguro che le forze politiche accolgano questo impegno”.

