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Guerra in Iran, si muove l’Italia: tregua, missione e ok del Parlamento, il piano per lo Stretto di Hormuz e il caro costi

Guerra in Iran, si muove l’Italia: tregua, missione e ok del Parlamento, il piano per lo Stretto di Hormuz e il caro costi
Stretto di Hormuz

Il Governo studia i prossimi interventi in merito alla guerra in Iran, con focus sulle navi e l’attraversamento dello stretto di Hormuz

In primis una tregua stabile nell’area; poi la definizione di una missione internazionale insieme ai partner europei (e non); infine il via libera del Parlamento, accompagnato dallo stanziamento delle risorse necessarie. Una presenza navale italiana nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico globale, resta oggi soltanto poco più di un’ipotesi operativa. Nei Palazzi della Difesa del governo, tuttavia, la pianificazione è già partita, con uno schema prudenziale: un gruppo di quattro unità, centrato su due cacciamine, affiancati da una nave di scorta e da un’unità logistica per il rifornimento. Al momento, però, tutto resta legato a una road map precisa. E la ‘conditio sine qua non’ rimane la durata effettiva dello stop alle ostilità.

Guerra in Iran, il piano dell’Italia

A delineare il perimetro di un possibile intervento italiano è stato il capo di Stato maggiore della Marina militare, Giuseppe Berutti Bergotto, ospite di “Cinque Minuti”. “Noi abbiamo otto cacciamine disponibili, basati alla Spezia nella Quinta divisione navale. La pianificazione prudenziale del Capo di Stato maggiore della Difesa prevede un gruppo su due cacciamine con un’unità di scorta e una logistica che consenta di prolungare la permanenza in area: in totale quattro navi”, ha spiegato l’ammiraglio. L’obiettivo è garantire la sicurezza della navigazione in uno dei passaggi più sensibili al mondo, dove la minaccia principale resta quella delle mine.

Navi italiane nello stretto di Hormuz: cosa potrebbe succedere

Il tempo di arrivo delle unità navali nello Stretto è stimato tra le due e le tre settimane. I cacciamine costituirebbero il cuore operativo dell’operazione, grazie alla loro capacità di individuare e neutralizzare eventuali ordigni. La nave di scorta garantirebbe protezione ravvicinata, mentre l’unità logistica assicurerebbe autonomia operativa e continuità, soprattutto per quanto riguarda il rifornimento di carburante. Tra le unità potenzialmente coinvolte figurerebbero anche Atlante e Vulcano, quest’ultimo già impiegato come nave di supporto logistico di ultima generazione. Non è escluso, inoltre, un rafforzamento del dispositivo con una componente di difesa aerea e missilistica. In questo caso, potrebbe essere aggiunta una fregata o un cacciatorpediniere, elevando il livello di protezione in uno scenario che resta potenzialmente instabile anche dopo la fine delle ostilità.

Si studiano strategie per il caro costi

Resta poi il nodo dei costi. Il Ministero della Difesa è stato incaricato di elaborare una stima della spesa, ma il calcolo non è ancora concluso. Fonti di governo tendono a escludere, al momento, il ricorso a uno scostamento di bilancio per finanziare l’eventuale operazione, lasciando intendere che si cercherebbe di coprire le spese nell’ambito delle risorse già disponibili. Nel frattempo, la macchina militare si prepara, in attesa che la politica sciolga i nodi.

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