Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di giovedì 23 aprile 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 23 aprile 2026
Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti non sono sotto pressione per porre fine alla guerra con l’Iran, ma “il tempo stringe” per Teheran, mentre i disordini causati dal conflitto stanno mettendo a dura prova l’economia mondiale. “Ho tutto il tempo del mondo, ma l’Iran no. Il tempo stringe!”, ha scritto il presidente degli Stati Uniti sui social media, aggiungendo che l’esercito iraniano è stato distrutto e “i loro leader non sono più con noi, il blocco è inaccessibile e forte e, da lì, la situazione può solo peggiorare”.
Le difese aeree iraniane si sono attivate contro “obiettivi ostili” nei cieli di Teheran, per la prima volta dall’inizio del cessate il fuoco. Lo riferiscono i media statali, secondo cui i sistemi di difesa hanno intercettato minacce in diverse aree della capitale.
Una riunione ristretta del gabinetto di sicurezza isrealiano si terrà stasera alle 20 (le 19 in Italia). Lo riporta Channel 12. In precedenza, Ynet News aveva riportato che il premier Benjamin Netanyahu aveva in programma di tenere una riunione telefonica sulla sicurezza in serata con i ministri e gli alti funzionari della difesa per discutere degli sviluppi in Libano e in Iran.
“Israele è pronto a riprendere la guerra contro l’Iran: le Forze di difesa Israeliane sono preparate sia in difesa che in attacco e gli obiettivi sono stati individuati”. Lo sostiene il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, aggiungendo che Israele “attende il via libera dagli Stati Uniti, anzitutto per completare l’eliminazione della dinastia Khamenei e riportare l’Iran al Medioevo”. Nelle sue parole, l’attacco questa volta “sarà diverso e letale e infliggerà colpi devastanti nei punti più dolenti dell’Iran, scuotendone e facendo crollare le fondamenta”.
Gli iraniani “non hanno idea di chi sia il loro leader“. Sono le parole Donald Trump in un’intervista. “È tutto un disastro. Abbiamo eliminato davvero tre livelli di leadership, e tutti quelli che erano anche solo vicini – ha detto a Ms Now – Fanno fatica a capire chi diavolo possa parlare a nome del Paese. Non lo sanno proprio”.
“Sono davvero un disastro e ora nessuno vuole aiutarli, perché non hanno più il fattore paura”, non sono più – dice Trump – “il bullo del Medio Oriente”.
La Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, esercita un’autorità limitata mentre il potere decisionale su guerra, sicurezza e diplomazia, è sempre più nelle mani dei vertici dei Pasdaran. Questa la voce delle fonti arrivate al New York Times, confermando le indiscrezioni delle ultime settimane sui nuovi equilibri della leadership iraniana.
Sempre secondo il NYT, Khamenei sarebbe gravemente ferito. Sarebbe “mentalmente lucido e attivo”, ma in attesa di una protesi alla gamba. Le fonti citate dal quotidiano parlando anche di gravi ustioni al volto e alle labbra, tali da rendere difficile parlare e da poter richiedere ulteriori interventi.
Le Forze di Difesa Israeliane avrebbero ucciso ieri un membro di Hezbollah che operava in una base di lancio nel sud del Libano. Lo ha reso noto l’Idf, precisando che il terrorista è stato ucciso in un raid aereo dopo che l’esercito ha stabilito che le sue azioni costituivano una minaccia diretta per le comunità del nord di Israele. Nessun soldato sarebbe rimasto ferito nell’attacco, che secondo le Forze di Difesa Israeliane avrebbe costituito una “palese violazione dell’accordo di cessate il fuoco“.
Spaccature interne alla leadership iraniana e la questione del nucleare. Sarebbero questi – secondo fonti di Iran International – i motivi della mancata ripresa dei colloqui tra Iran e Stati Uniti a Islamabad.
Secondo le fonti, la delegazione era pronta a mettersi in viaggio ma dall’entourage di Khamenei sarebbe arrivato un “no” categorico ai negoziati sul nucleare.
Donald Trump ha ordinato alle forze americane di sparare a qualsiasi nave che metta mine nello Stretto di Hormuz. “Ho ordinato alla Marina degli Stati Uniti di aprire il fuoco e distruggere qualsiasi imbarcazione, per quanto piccola essa possa essere, che stia posizionando mine nelle acque dello Stretto di Hormuz. Non dovrà esserci alcuna esitazione”, ha detto il presidente sul suo social Truth. “Inoltre, le nostre navi dragamine stanno bonificando lo Stretto proprio in questo momento. Ordino pertanto che tale attività prosegua, ma a un livello triplicato”, ha messo in evidenza.
Le Nazioni Unite “lavorano” per mantenere una presenza in Libano nel dopo-Unifil. Lo riferisce il sottosegretario generale per le operazioni di pace, Jean Pierre Lacroix. Il Consiglio di Sicurezza ha chiesto “opzioni per un’eventuale presenza delle Nazioni Unite post-Unifil” e “dobbiamo presentare indicazioni” prima del prossimo “primo giugno”.
In merito all’uccisione della giornalista Amal Khalil a Tiri, nel Libano del Sud, in un raid israeliano, Hezbollah parla di un “crimine di guerra” e di un “tentativo di mettere a tacere i media liberi e nazionali”. Khalil lavorava per il quotidiano al-Akhbar, ritenuto vicino al gruppo.
Il Pentagono smentisce la notizia riportata dal Washington Post, secondo cui per sminare lo Stretto di Hormuz ci vorranno sei mesi. Il portavoce capo del Dipartimento della Guerra, Sean Parnell, infatti, ha specificato all’Afp che “una valutazione non significa che la valutazione sia plausibile, e una chiusura di sei mesi dello Stretto di Hormuz è impossibile e completamente inaccettabile per il segretario”.
Donald Trump “non ha fretta di concludere l’accordo con l’Iran”. Lo conferma in un breve colloquio telefonico con la giornalista di Fox News Martha Maccallum, specificando che “la politica, incluse le elezioni di midterm, non influirà sui tempi”.
Indignazione e condanna per l’uccisione della giornalista Amal Khalil a Tiri, nel sud del Libano. La professionista è rimasta vittima di un raid israeliano. Ferita la collega
Depositati alla Banca centrale iraniana i primi proventi derivanti dalle tariffe di transito nello Stretto di Hormuz. A dichiararlo, senza aggiungere particolari, è il secondo vicepresidente del Parlamento di Teheran Hamid Reza Haji Babaei. La notizia è stata diffusa dall’agenzia iraniana Tasnim e rilanciata dalla tv satellitare al-Jazeera.
Le Forze di Difesa israeliane annunciano di aver catturato nel sud del Libano un membro di Hezbollah Forza Radwan. A riferirne è il Times of Israel. Pare che il sospettato stesse pianificando attacchi “imminenti” contro le forze israeliane di stanza nel sud del Libano.
“Poco dopo essere stato identificato, il terrorista si è arreso ed è stato arrestato dalle forze”, commenta l’esercito.
Eseguita in Iran la condanna alla pena di morte infilitta a un uomo accusato di legami con il Mossad e con i Mojahedin del Popolo. La vittima è Sultanali Shirzadi Fajr, accusato di “appartenere a un gruppo terroristico” e di “collaborazione con i servizi di spionaggio” di Israele. Secondo le notizie della tv iraniana Irib, avrebbe confessato.
I prezzi del petrolio sono aumentati per il terzo giorno consecutivo giovedì: il Brent con consegna a giugno è salito di oltre l’1% rispetto al giorno precedente, raggiungendo i 103,23 dollari al barile (159 litri). Preoccupa lo stallo nei negoziati e nei colloqui USA-Iran.
“L’aggressione” di Usa e Israele contro l’Iran, ovvero le operazioni militari avviate lo scorso 28 febbraio e fermate da una fragile tregua che Donald Trump ha prorogato, è “all’origine della mancanza di sicurezza nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz“. Queste le parole del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, diffuse da Teheran.
Arriva anche la notizia di un incontro nella capitale iraniana con l’inviato speciale della diplomazia sudcoreana, Chung Byung-ha. Araghchi, si legge, ha denunciato “crimini brutali” puntando il dito contro Usa e Israele.
L’Italia fuori dai Mondiali di calcio ormai non fa più notizia. Il campo ha decretato l’esclusione degli Azzurri lo scorso 31 marzo in favore della Bosnia vittoriosa della finale del play-off ai rigori ma c’è chi non si arrende e chiede che la nazionale venga ripescata per la prossima edizione della kermesse iridata.
Arriva così l’appello dell’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti in Italia, Paolo Zampolli che chiede così a Donald Trump e al numero uno della Fifa Gianni Infantino, il ripescaggio dell’Italia ai Mondiali 2026 che si svolgeranno negli Usa, Messico e Canada tra poco più che un mese e mezzo, ossia dall’11 giugno fino al 19 luglio. Una kermesse lunghissima, la prima a 48 squadre.
“Ho suggerito a Trump e al presidente della Fifa, Gianni Infantino, che l’Italia sostituisca l’Iran ai Mondiali”, dice al Financial Times. Sono italiano e sarebbe un sogno vedere gli azzurri in un torneo ospitato dagli Stati Uniti. Con quattro titoli, hanno il prestigio necessario per giustificare la loro inclusione” nel torneo al via, come detto, l’11 giugno.
La guerra tra Stati Uniti e Iran, congelata dalla tregua appena estesa da Trump, mette in discussione la presenza della selezione della repubblica islamica alla manifestazione.
Le forze statunitensi hanno ordinato a 31 navi di invertire la rotta o di tornare in porto nell’ambito del blocco navale imposto dagli Stati Uniti contro l’Iran. Ad annunciarlo su X è stato il Centcom, Comando combattente unificato delle Forze Armate degli Stati Uniti.
Non si è tenuto nessun colloquio tra Stati Uniti e Iran a Islamabad. Il presidente degli USA Donald Trump avrebbe indicato al New York Post come “possibili” nuovi negoziati nella giornata di venerdì. Da Teheran, però, è arrivata una chiara smentita. La tregua regge a fatica e i negoziati rimangono in bilico.
Iran – USA e Libano-Israele, cosa succede: le ultime news
Il secondo round di negoziati tra Teheran e Washington in Pakistan è fallito ancor prima di iniziare. Le indiscrezioni si sono sbagliate: le delegazioni di Iran e Stati Uniti non si sono incontrate come previsto. Anche se gli sforzi diplomatici proseguono, c’è molta tensione nell’aria e c’è la consapevolezza di essere entrati in un’altra fase estremamente delicata del conflitto. Sullo Stretto di Hormuz, le navi continuano a essere bloccate e si sono registrati più episodi allarmanti nel giro di poche ore. La tregua tra USA e Iran prosegue, ma una nuova escalation della guerra è dietro l’angolo e c’è veramente poco tempo – “3-5 giorni” nelle previsioni di Trump – per arrivare a un accordo risolutivo.
Morti e raid anche in Libano, dove il cessate il fuoco recentemente approvato appare più come formalità che come una realtà sostanziale. Anche dalla situazione libanese, oltre che dal blocco navale imposto dagli USA, come già ribadito più volte da Teheran, dipenderanno le sorti del vasto conflitto che ha travolto il Golfo.
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