Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran, Libano e gli altri Paesi del Golfo di mercoledì 22 luglio 2026.
Guerra in Iran, le notizie in diretta del 22 luglio 2026
Punti chiave
- Araghchi: "La nostra dottrina di difesa è occhio per occhio"
- Axios: "Nuovo capo Mossad negli USA per incontrare il capo della Cia"
- Ghalibaf: "La guerra riguarda l'intera regione, la sicurezza dipende dagli USA"
- Trump riposta articolo: "Apriremo le porte dell'inferno"
- Raid a Gaza, almeno una vittima
- Continuano le esplosioni in Libano?
- Parolin: "Si torni a negoziare"
- Trump: "I cittadini sono contro gli aumenti dei costi della benzina, non contro la guerra"
- Iran, fonte militare: "Se gli USA colpiranno, reagiremo contro i siti energetici nella regione"
- Trump: "Onorare i caduti la cosa più difficile, dicono che l'Iran non deve avere il nucleare"
“La nostra dottrina di difesa è chiara: occhio per occhio”. Così il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, sottolineando che “qualsiasi aggressione contro l’Iran, incluso contro le infrastrutture del Paese, provocherà risposte di potenza e decisive”.
Il nuovo direttore del Mossad, Roman Gofman, si sarebbe recato a Washington due settimane fa per colloqui sulla guerra in Iran e sul programma nucleare iraniano. Lo scrive Axios citando due fonti ben informate, secondo le quali Gofman avrebbe incontrato il direttore della Cia John Ratcliffe e funzionari della Casa Bianca. Gofman è uno dei più stretti consiglieri del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e questa è stata la prima visita negli USA dall’inizio dell’incarico.
La guerra tra Iran e Stati Uniti travolgerà l’intera regione, se non si mette fine alla guerra. Lo dice il capo negoziatore e presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. “In una regione in cui non vendiamo petrolio, nessuno lo venderà. Se la nostra sicurezza non è garantita, nessuna infrastruttura sarà al sicuro, e la sicurezza dello stretto dipende dall’assenza di forze americane”, dichiara Ghalibaf in un post su X, aggiungendo che lo Stretto di Hormuz “non tornerà alle condizioni prebelliche”.
Il presidente statunitense Donald Trump riposta sul social Truth un articolo in cui minacciava di aprire “le porte dell’inferno” all’Iran, dopo l’uccisione di soldati statunitensi in raid lanciati da Teheran. La condivisione proprio nel momento in cui il tycoon era a rendere i propri omaggi a quattro militari statunitensi uccisi nel fine settimana negli attacchi aerei in Iraq e in Giordania.
Un drone israeliano colpisce Gaza, nello specifico la zona del campo profughi di Nuseirat. Si contano almeno una vittima e diversi feriti. Lo riferisce al-Jazeera.
Il ritiro delle truppe israeliane dal Sud del Libano è ufficialmente iniziato e l’esercito libanese è destinato a prendere il controllo della zona. Tuttavia, l’area non è ancora sicura. Secondo quanto riporta al-Jazeera, ci sarebbero ancora delle difficoltà importanti, dai tanti libanesi che non possono ancora tornare a casa alle esplosioni che si sentono nei villaggi ancora occupati.
“Speriamo si torni a negoziare per il bene del Paese e del mondo”. A dirlo è il segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, a margine di un evento in Vaticano, riferendosi all’escalation del conflitto USA-Iran. “Sono situazioni che mettono in pericolo la pace nel mondo intero”, aggiunge Parolin.
Secondo un sondaggio non meglio precisato gli statunitensi “non vogliono prezzi alti della benzina ma non sono contro la guerra“. Lo sostiene il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, rispondendo ai giornalisti alle notizie circolanti sulla sua crescente impopolarità a causa della guerra in Iran.
In caso di attacco degli USA alle navi sullo Stretto di Hormuz, l’Iran risponderà colpendo infrastrutture e impianti energetici nella regione. Lo dice una fonte militare iraniana citata dall’agenzia Tasnim, rispondendo alle minacce del presidente degli USA Donald Trump.
“La Repubblica islamica ha una volontà ferrea nell’esercitare la propria sovranità sullo Stretto di Hormuz e non permetterà in alcun modo che questo passaggio torni a essere uno strumento di minaccia contro l’Iran”, aggiunge la fonte.
“Se gli statunitensi colpiranno un ponte o una centrale elettrica in Iran, la risposta iraniana prenderà di mira infrastrutture e ponti nella regione, compresi impianti energetici nei quali gli Stati Uniti hanno interessi”, spiega ancora.
“Noi onoriamo i nostri eroi, e sono grandi eroi. E tutti loro dicono con forza che non possiamo permettere che l’Iran abbia l’arma nucleare”. A dirlo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump prima di partire per la Dover Air Force Base dove parteciperà alla cerimonia per l’arrivo delle salme dei militari americani rimasti uccisi in attacchi iraniani. “Per me, è una delle cose più difficile da fare come presidente, ma deve essere fatta”, aggiunge, spiegando che incontrerà anche, in privato, le famiglie dei caduti.
L’Easa – Agenzia dell’UE per la sicurezza aerea – raccomanda di astenersi dall’operare nello spazio aereo della Giordania, a qualsiasi quota e livello di volo, fino al 31 agosto 2026, in considerazione dell’escalation nell’ambito del conflitto USA-Iran che sta coinvolgendo anche il territorio giordano. “Dalla metà di luglio la situazione della sicurezza è peggiorata rapidamente”, scrive l’Easa, e gli attacchi contro la Giordania “creano un maggiore rischio di errata identificazione di velivoli civili”
“Per quanto riguarda la gestione dello spazio aereo, le autorità giordane non hanno emesso restrizioni, chiusure di rotte o avvisi operativi legati al conflitto, nonostante il recente aumento dell’attività militare che interessa lo spazio aereo. Di conseguenza, al momento sono disponibili solo poche misure di mitigazione pubbliche su cui gli operatori aerei possono fare affidamento. Gli imprevedibili sviluppi militari, unitamente al possibile impiego di missili, droni, aerei da combattimento e sistemi di difesa aerea – si legge nel bollettino – creano un rischio elevato per i voli civili a tutte le altitudini e livelli di volo all’interno dello spazio aereo interessato”.
Sono 53 le persone che sono state uccise e circa 600 quelle rimaste ferite nei raid aerei condotti dagli Stati Uniti contro l’Iran dalla ripresa delle ostilità lo scorso 27 giugno. Lo rende noto il Ministero della Sanità iraniane. Vittime dell’escalation anche quattro militari statunitensi.
Gli Stati Uniti bombarderanno “un ponte o una centrale elettrica” in Iran per ogni nuovo attacco della Repubblica islamica contro una nave nello Stretto di Hormuz. La minaccia arriva dal presidente degli USA Donald Trump in un messaggio pubblicato su Truth Social.
“Da questo momento in poi, ogni volta che la Repubblica islamica dell’Iran sparerà contro una nave nello Stretto di Hormuz, che sia con un missile, un razzo, un drone o qualsiasi altro dispositivo o arma, gli Stati Uniti bombarderanno e distruggeranno un ponte o una centrale elettrica, comprese quelle situate vicino o all’interno della capitale Teheran”, aggiunge.
Un attacco missilistico statunitense avrebbe colpito l’isola di Larak, nello Stretto di Hormuz. Lo riferisce l’agenzia di stampa iraniana Tasnim. “Alle 14,48, l’isola di Larak è stata colpita da un missile statunitense. Le autorità competenti stanno attualmente conducendo un’indagine per determinare la portata dell’attacco, il punto esatto dell’impatto e l’entità dei potenziali danni”, scrive l’agenzia.
La Protezione civile dell’Arabia Saudita ha emesso l’allarme per la città di Dammam, al confine con il Bahrein, per possibile attacco iraniano. Poco dopo ha comunicato che il pericolo era cessato.
Il primo ministro iracheno, Ali Al-Zaidi, domani si recherà in visita a Teheran. Lo conferma un portavoce del governo di Baghdad, secondo quanto riportano i media della Repubblica islamica.
Nessuna attività nucleare è in corso a Pickaxe Mountain, il sito finito nel mirino degli USA di Donald Trump in questa nuova escalation del conflitto nel Golfo. Lo dichiara in un post su X il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, accusando gli Stati Uniti di utilizzare il sito come “un pretesto per aggressione, distruzione e sabotaggio”.
Baghaei avrebbe inoltre chiamato in causa il direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi, chiedendo “dove sia” l’organismo internazionale mentre il sito viene indicato come possibile obiettivo. Grossi è tra i nomi considerati per la successione al segretario generale delle Nazioni Unite.
Il presidente libanese Joseph Aoun dichiara di fronte ai membri del Congresso statunitense e ai funzionari dell’amministrazione Trump che il Libano può disarmare Hezbollah, ma affinché ciò avvenga l’esercito israeliano deve ritirarsi dal sud del Paese. Lo conferma l’ufficio presidenziale libanese.
Intervenendo a una cena in suo onore offerta dall’ambasciatrice libanese Nada Hamadeh Moawad, Aoun aggiunge che il suo Paese non potrà essere sicuro o unito finché non sarà “un unico Stato con un unico esercito che protegga tutti i libanesi. Hezbollah può essere disarmato se siamo onesti su ciò che è veramente necessario, vale a dire la rimozione dell’occupazione e il pieno controllo da parte dell’esercito”.
“Il presidente preferisce sempre negoziare e raggiungere un accordo su queste cose, siamo preparati e disposti a farlo e noi lo abbiamo cercato di farlo ora da un anno e mezzo, ma non rimarremo fermi lasciando che facciano esplodere le navi o che gli americani siano attaccati”. Lo dice Marco Rubio, segretario di Stato statunitense ai giornalisti a Manila, ribadendo quindi che Trump vorrebbe “raggiungere un accordo diplomatico” con l’Iran.
“Ci piacerebbe aver un accordo in cui dicono che non saranno più sponsor del terrorismo e non cercheranno più di ottenere l’arma nucleare o le cose di cui hai bisogno per l’arma nucleare”, aggiunge, sottolineando che bisogna verificare però se ciò sia “possibile” alla luce della “scarsa fiducia” tra le parti per la recente escalation.
Il Libano lavora per un “ritiro completo di Israele“. Lo conferma il primo ministro Nawaf Salam, parlando da Zawtar al-Gharbiya, la città meridionale dove l’esercito libanese si è schierato ieri, in base ad un accordo con Israele.
“Continueremo a mobilitare gli sforzi politici e diplomatici per raggiungere un ritiro completo di Israele dal sud”, aggiunge.
Il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani annuncia un nuovo round di colloqui tra Israele e Libano, con la mediazione degli Stati Uniti. Si terranno a Roma il prossimo 4 agosto.
“Il Libano è oggi un banco di prova fondamentale per la tenuta degli equilibri regionali e per il consolidamento del percorso di stabilizzazione avviato con l’Accordo di Washington dello scorso 26 giugno”, ricorda Tajani, sottolineando come anche in questo ambito l’Italia stia svolgendo “un ruolo di primo piano”.
“La scorsa settimana abbiamo ospitato qui a Roma la prima sessione negoziale sui seguiti dell’Accordo. È una proposta che avevo fatto a suo tempo al Segretario di Stato Rubio, dopo averne parlato con il Ministro Sa’ar e il Presidente Aoun in occasione della mia visita a Beirut lo scorso aprile – prosegue Tajani – .Questa prima tornata di colloqui ha permesso di fare importanti passi in avanti nella definizione delle prime zone pilota, da cui partirà il ritiro delle Forze Armate israeliane e l’avvicendamento con le Forze Armate libanesi. L’obiettivo finale è arrivare alla pace e al pieno controllo del territorio da parte delle Istituzioni libanesi”.
Le forze di difesa aerea dell’Iran hanno intercettato e abbattuto nella notte un drone “ostile” che stava sorvolando Teheran. Lo scrive l’agenzia di stampa Fars.
Tensione crescente a causa del blocco del traffico marittimo saudita annunciato dagli Houthi dello Yemen. Almeno sei imbarcazioni hanno cambiato rotta nel Mar Rosso e nelle aree limitrofe, scrive il Washington Post.
Tra i casi più rilevanti quello della Liu Jiang Kou, nave portaveicoli cinese diretta al porto saudita di Gedda, che ha fatto inversione di rotta mentre attraversava il Golfo di Aden verso lo stretto di Bab el-Mandeb. Secondo Lloyd’s List, l’operatore avrebbe ricevuto una comunicazione dalle autorità Houthi nella quale veniva avvertito del rischio di essere “preso di mira” se avesse proseguito il viaggio.
Hanno cambiato rotta anche due petroliere legate a Hong Kong, la Xin Tong Yang e la New Prime, dirette al porto saudita di Yanbu, oltre alla petroliera indiana Desh Viraat. Altre due navi, la Xin Long Yang della cinese Cosco e la petroliera greca Rodos, hanno modificato il percorso mentre si dirigevano verso lo stretto di Bab el-Mandeb.
Nonostante i primi segnali del blocco, il traffico nello stretto strategico tra Mar Rosso e Golfo di Aden non si è fermato completamente. La situazione rimane però incerta.
Esplosioni udite a Eilat, la città più meridionale di Israele, mentre l’Iran lanciava un attacco con missili balistici contro la vicina città giordana di Aqaba. Lo riferiscono i media israeliani.
Secondo le prime ricostruzioni, le esplosioni potrebbero essere state causate dall’entrata in azione dei sistemi di difesa aerea israeliani e dai missili intercettori impiegati per neutralizzare la minaccia. Al momento non vi sono informazioni ufficiali su eventuali impatti o vittime nel territorio israeliano.
“Occorre ripartire dal Memorandum di giugno, che aveva contribuito a fermare l’escalation e a creare le condizioni per riaprire uno spiraglio negoziale. La sua attuazione rappresenta oggi un passaggio essenziale per riportare il confronto sul piano diplomatico. Continuiamo a lavorare con tutti gli interlocutori regionali e a sostenere la ripresa del dialogo tra Stati Uniti e Iran: il negoziato deve prevalere sullo scontro”. Lo dice il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante un’audizione alla Camera sugli esiti del vertice Nato di Ankara.
“Hormuz deve tornare a essere uno Stretto libero e aperto, navigabile senza alcun pedaggio. È un principio irrinunciabile per il nostro Paese, per la sicurezza della nostra economia e delle catene di approvvigionamento”, aggiunge Tajani, secondo cui “l’Italia è pronta a fare la propria parte a Hormuz nell’ambito delle iniziative multilaterali che verranno eventualmente lanciate”.
Secondo un comunicato dell’esercito iraniano, nelle scorse ore sarebbero state colpite dai droni la base aerea di Muwaffaq Salti ad Azraq, in Giordania, e la base aerea di Isa, in Bahrein. “L’esercito ha preso di mira con i droni, in mattinata, gli ‘edifici residenziali e assistenziali’ e i ‘magazzini di equipaggiamento’ dell’esercito terrorista statunitense nella base di Azraq, in Giordania”, si legge nella dichiarazione, citata dall’agenzia di stampa Mehr.
“I droni – aggiunge il comunicato – hanno colpito anche i ‘grandi magazzini e capannoni per le attrezzature’ e i ‘capannoni per la manutenzione e la riparazione di velivoli pesanti’ dell’esercito statunitense, responsabile di omicidi di bambini e crimini, presso la base aerea di Sheikh Isa in Bahrein”.
Due esplosioni si sono verificate nella città di Bushehr e una terza nei pressi di Khormoj. Lo conferma il vice governatore per gli affari di sicurezza della provincia di Bushehr all’agenzia di stampa Fars. Non ci sarebbero né morti né feriti, ma si sono registrate interruzioni dell’elettricità nel villaggio di Bandar-e Gah dopo che alcuni missili hanno colpito una sottostazione elettrica vicino alla centrale nucleare di Bushehr.
“Proprio ieri il Ministro degli Esteri saudita Faisal bin Farhan mi ha voluto chiamare per aggiornarmi sul pericolo reale e crescente rappresentato dai ribelli Houthi per il libero transito nello Stretto di Bab-el-Mandeb. Mi ha ringraziato per il costante impegno del governo per la stabilità e la sicurezza della regione, riconoscendo nell’Italia un Paese paladino del rispetto della libertà di navigazione e della sicurezza marittima. Mi ha voluto ribadire l’importanza del dialogo con l’Italia su questi temi che, lo ricordo, sono cruciali per la nostra economia basata sull’export”. Lo dice il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante un’audizione alla Camera sugli esiti del vertice Nato di Ankara.
L’esercito iraniano ha reso noto di aver colpito la base aerea statunitense di Al Azraq in Giordania e la base aerea di Sheikh Isa in Bahrein. Lo riportano i media iraniani.
Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Pete Hegseth ha stimato che la guerra in Iran sia costata finora agli Stati Uniti 37,5 miliardi di dollari, un aumento di quasi il 30% rispetto alla cifra precedente di 29 miliardi. Il segretario difende la richiesta dell’amministrazione Trump di altri 67 miliardi di dollari di finanziamenti per il Pentagono, ritenuti “urgenti” e “necessari” per portare avanti l’operazione.
Prezzi del petrolio in rialzo. Il Brent, riferimento per l’Europa, è salito dello +0,87% a 91,88 dollari al barile. Il Wti, riferimento per gli Usa, è salito dello 0,72% a 85,06 dollari al barile.
Gli Stati Uniti restano disponibili a una soluzione negoziata con l’Iran, ma agiranno per proteggere i propri interessi e quelli degli alleati se Teheran non mostrerà serietà nei colloqui. Lo dichiara il segretario di Stato Usa Marco Rubio a Manila, durante gli incontri dell’Asean, secondo quanto riferito dall’agenzia Anadolu.
“Gli Stati Uniti sono sempre impegnati nella diplomazia. Siamo aperti e disponibili a impegnarci in accordi negoziati”, dice Rubio, aggiungendo però che “il problema che abbiamo in questo momento è che loro non sono seri nei colloqui”. “Se sono seri, noi siamo seri. Se non lo sono, faremo ciò che è necessario per proteggere i nostri interessi e quelli dei nostri alleati”, ha aggiunto. A margine della riunione, Rubio ha ribadito anche l’impegno degli USA con l’Asean, definendolo “al 100%” e indicandolo come il principale strumento di coinvolgimento Usa nel Sud-est asiatico. Il segretario di Stato ha citato 2,5 miliardi di dollari di investimenti strategici nella regione e quasi 130 milioni di dollari di assistenza per attività di sminamento. “Il futuro e la storia del XXI secolo saranno scritti in questa regione”, aggiunge.
Il controllo iraniano dello Stretto di Hormuz rappresenterebbe un “precedente molto pericoloso” con conseguenze che andrebbero oltre il Medio Oriente”. Lo sostiene il segretario di Stato Usa Marco Rubio intervenendo alla riunione dei ministri degli Esteri dell’Associazione delle nazioni del Sud-est asiatico (Asean) a Manila. Lo riferisce il Times of Israel. “Se creiamo un precedente in Medio Oriente in cui uno Stato può decidere di controllare una via d’acqua internazionale, imporre un pedaggio e far saltare in aria le vostre navi se non pagate, abbiamo creato un precedente molto pericoloso che si ripeterà in altre parti del mondo, compresa questa regione”, aggiunge Rubio.
Il capo della diplomazia statunitense ha legato la questione di Hormuz agli interessi strategici del Sud-est asiatico, una regione fortemente dipendente dalle rotte marittime internazionali e dal commercio energetico. Secondo Rubio, una modifica delle regole sulla libertà di navigazione in Medio Oriente potrebbe avere ripercussioni anche su altri corridoi marittimi strategici a livello globale.
Solo tre navi mercantili hanno attraversato ieri lo Stretto di Hormuz, rispetto alle quattro di lunedì. Lo rende noto la società di analisi marittima Kpler, secondo cui non è stato rilevato alcun passaggio visibile di petroliere di grandi dimensioni o di navi metaniere attraverso lo stretto.
Mentre nello Stretto di Hormuz il traffico continua a essere limitato e l’area continua a essere “ostaggio” dei raid statunitensi e iraniani, gli Houthi yemeniti aprono un potenziale nuovo fronte di guerra minacciando lo stop per le navi saudite lungo lo Stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso. Un’azione che, se effettivamente portata a termine, potrebbe provocare una nuova reazione degli Stati Uniti (magari con supporto internazionale) e far degenerare la situazione geopolitica e commerciale nell’area.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti, Israele e Libano: le ultime notizie
In Libano è iniziata l’attuazione del piano per il ritiro graduale dell’esercito israeliano dal Sud. Le truppe dell’esercito libanese hanno iniziato a dispiegarsi nella città di Zawtar al-Gharbiyeh e gli Stati Uniti – in base a quanto deciso nei colloqui di Roma – sono in azione per creare le “zone pilota”. Nodo essenziale per la riuscita dei negoziati sarà l’azione libanese per il disarmo di Hezbollah.
Mentre in Libano si accende una speranza, l’escalation USA-Iran purtroppo non si ferma. I raid continuano e le tensioni internazionali crescono. E non c’è più solo lo Stretto di Hormuz al centro dell’attenzione globale. Gli Houthi yemeniti, infatti, hanno annunciato un blocco navale nello Stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, per i sauditi. Una scelta che, se attuata, scatenerebbe le reazioni degli Stati Uniti e potenzialmente di altri territori preoccupati dei risvolti commerciali.
Gli USA cercano alleati e contano sulle basi militari statunitensi di tutto il mondo per gestire le operazioni in Medio Oriente. Avrebbero chiesto il permesso di schierare fino a otto aerei cisterna nella base aerea di Bezmer alla Bulgaria. Paese che rischia di finire nel mirino dell’Iran, con il portavoce del Ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei che ha messo in guardia il primo ministro bulgaro Rumen Radev ribadendo che “mettere a disposizione il territorio di uno Stato per l’uso da parte di un altro Stato al fine di commettere un atto di aggressione contro uno Stato terzo è considerato un atto di aggressione“. Atto che sicuramente potrebbe incontrare una risposta forte iraniana.
Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp e Telegram

