Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di venerdì 22 maggio 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 22 maggio 2026
Punti chiave
- Teheran, delegazione Qatar vede Araghchi
- Teheran: "Accordo non necessariamente più vicino con visita capo esercito Pakistan"
- Crosetto sull'impatto della guerra in Iran
- Delegazione Qatar arrivata a Teheran
- Capo esercito Pakistan a Teheran per tentare di arrivare all'accordo
- Trump: "Teheran vuole disperatamente l'accordo"
- Meloni: "Garantire la libertà di navigazione a Hormuz"
- Meloni: "Pesanti gli effetti della crisi iraniana"
- NATO e l'accusa all'Iran
- Scatta l'allarme nel nord di Israele
La delegazione del Qatar ha incontrato a Teheran il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, mentre l’Iran ribadisce che è il Pakistan – per cui è presente il capo di Stato Maggiore Asim Munir – a guidare la mediazione. Lo ha reso noto il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che i colloqui in corso tra Iran e Stati Uniti non sono necessariamente vicini a una conclusione positiva, nonostante la visita a Teheran del capo dell’esercito pakistano.
Interpellato sulla missione del capo di Stato Maggiore pakistano, Baghaei ha affermato: “Nonostante diventino più frequenti, questi scambi sono la continuazione dello stesso processo diplomatico. Non possiamo necessariamente dire di essere arrivati a un punto in cui un accordo è vicino”. “Le divergenze tra Iran e Stati Uniti sono così profonde ed estese che non si può dire che si debba necessariamente arrivare a un risultato dopo pochi round di visite o negoziati nell’arco di poche settimane”, ha concluso.
“La pace nel mondo ci aiuta a essere più forti in Italia. L’impatto che c’è stato dalla guerra in Ucraina prima e adesso da questa di Hormuz, accade perché nel mondo c’è instabilità. L’instabilità crea problemi, i problemi poi entrano nelle case di ognuno, magari nessuno se ne accorge, ma stiamo vedendo adesso per Hormuz quello che succede in Iran. Alla fine il caro energia arriva nel piatto di pasta, nel carburante, nella vita di ognuno di noi. Dobbiamo abituarci a vivere in un mondo sempre più interconnesso, nel quale il nostro lavoro non è solo interno, ma deve essere molto fatto all’esterno, nei rapporti con le altre nazioni, per garantire la sicurezza”. Queste le parole del ministro della Difesa italiano Guido Crosetto a Mestre (Venezia) per la chiusura della campagna elettorale del candidato Simone Venturini.
Una delegazione del Qatar è arrivata a Teheran, in coordinamento con gli Stati Uniti, per contribuire agli sforzi diplomatici per arrivare all’accordo USA-Iran. Lo riporta Axios.
Il capo di Stato Maggiore dell’esercito del Pakistan Asim Munir è arrivato a Teheran per cercare di finalizzare l’accordo tra Iran e Stati Uniti. Lo riferisce l’esercito pakistano in una nota.
L’Iran “vuole disperatamente fare un accordo“, almeno secondo Donald Trump. Ribadendo la propria linea su Teheran, il presidente degli USA aggiunge: “Li abbiamo colpiti duramente e non avevamo altra scelta perché l’Iran non può avere l’arma nucleare“.
“Continuiamo a seguire l’evolversi della crisi in Medio Oriente, ribadendo ogni sforzo utile per riportare stabilità e garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz“. Queste le parole della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle dichiarazioni congiunte alla stampa con il primo ministro irlandese Micheàl Martin.
“Per l’Italia la questione energetica oggi è un’assoluta priorità. La crisi iraniana, ne abbiamo parlato col primo ministro, sta producendo effetti pesanti per le famiglie e per le imprese, sulla competitività dei nostri sistemi produttivi. Sono problemi abbastanza simili per tutti”. Così la premier italiana Giorgia Meloni, dopo l’incontro a Palazzo Chigi con il primo ministro irlandese Micheàl Martin.
Mark Rutte, segretario generale della NATO, si esprime nuovamente sul caso Hormuz: “L’attacco diretto dell’Iran alla libertà di navigazione ha un impatto su tutti noi. È importante che i Paesi agiscano assieme e trovino un piano per assicurarsi che lo Stretto di Hormuz sia aperto al traffico”.
Le difese aeree israeliane annunciano di aver intercettato “oggetti aerei sospetti” provenienti dal Libano. Scatta l’allarme nel nord di Israele. Sono in corso le indagini sull’episodio.
Il feldmaresciallo Munir sarà impegnato in una “visita ufficiale“. In cima all’agenda, conferma Ptv, il negoziato tra Iran e Stati Uniti, la “pace” nella regione e altre “questioni importanti“. L’emittente si è limitata a precisare che Munir incontrerà interlocutori iraniani di alto livello. Considerato il feldmaresciallo “preferito” di Trump, Munir è da settimane protagonista della difficile mediazione e potrebbe portare a una svolta decisiva nei negoziati Iran-USA.
Gli europei “hanno recepito il messaggio degli Stati Uniti” per quanto riguarda i loro contributi alla crisi iraniana. Lo dichiara il segretario generale della Nato Mark Rutte nel corso della conferenza stampa al termine della riunione dei ministri degli Esteri dell’Alleanza, rispondendo a una domanda sulla delusione espressa dal segretario di Stato Marco Rubio riguardo la mancanza di sostegno agli sforzi statunitensi in Iran.
Sulla missione a Hormuz, Rutte dice: “Ora si vede che gli europei stanno recependo il messaggio degli Stati Uniti e stanno predisponendo attrezzature essenziali, navi, sistemi senza equipaggio e ogni tipo di altro contributo” necessario. “E questo è riconosciuto dagli Stati Uniti”, aggiunge.
Il Qatar ha inviato un team di negoziatori a Teheran, in coordinamento con gli Stati Uniti, per contribuire agli sforzi finalizzati a raggiungere un accordo per la fine della guerra. Lo riporta Reuters.
Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baqaei, è stato nominato come portavoce del team di negoziatori iraniani impegnati nelle difficili trattative per un accordo con gli Usa. Lo affermano fonti citate dalla tv satellitare al-Arabiya, precisando che è stato confermato alla guida della delegazione il capo del Parlamento di Teheran, Mohammad Baqer Ghalibaf.
Il comandante dell’esercito pakistano Asim Munir è partito per l’Iran e ha in programma un incontro con alti funzionari della Repubblica islamica. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale della Repubblica islamica, Irna, citando una fonte diplomatica a Islamabad.
La visita coincide con la presenza a Teheran, per il terzo giorno consecutivo, del ministro dell’Interno pakistano Mohsen Reza Naqvi.
I raid israeliani sul Libano meridionale hanno causato la morte di almeno dieci persone, tra cui un minorenne e sei soccorritori appartenenti a organizzazioni legate a Hezbollah e al suo alleato sciita Amal. Lo riferisce il Ministero della Salute libanese, precisando che un attacco alla città di Hannouiyeh avrebbe ucciso quattro soccorritori del Comitato islamico per la salute. Un successivo attacco a Deir Qanun al-Nahr avrebbe ucciso una ragazza siriana e due soccorritori dell’associazione scout Risala, legata ad Amal, uno dei quali lavorava anche come fotografo freelance.
Le forze israeliane (Idf) annunciano di aver ucciso cinque membri di Hezbollah nel sud del Libano con un attacco aereo ai danni di un edificio. Nelle ultime 24 ore Israele ha continuato a colpire depositi di armi di Hezbollah e “infrastrutture terroristiche” del gruppo.
Trentacinque imbarcazioni hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime 24 ore. Lo conferma la Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, precisando che tra le imbarcazioni ci sono petroliere e portacontainer.
La leadership repubblicana della Camera avrebbe cancellato all’improvviso la votazione della risoluzione per limitare la capacità di Donald Trump di continuare la guerra con l’Iran (secondo il War Powers Act) perché la maggioranza rischiava di andare sotto a causa di diverse assenze. Lo denunciano i leader dem, secondo i quali “la Camera controllata dai repubblicani continua a comportarsi come una succursale completamente controllata dell’amministrazione Trump”.
“I repubblicani hanno vigliaccamente annullato un voto già in calendario sulla War Powers Resolution, che sarebbe passato un sostegno bipartisan e avrebbe chiesto al presidente di mettere fine al conflitto in Medio Oriente”, si legge nella dichiarazione dei leader dem. “Siamo alla vigilia del Memorial Day con i prezzi della benzina e degli alimentari che salgono, avevamo una votazione sulla guerra voluta dal presidente che sarebbe passata, avevamo senza dubbio i voti e loro lo sapevano e stanno facendo i giochetti, imbrogliando e rinviando il voto”, commenta Gregory Meeks, il capogruppo dem della commissione Esteri che ha presentato la mozione.
Fine delle operazioni militari e della guerra mediatica, cessate il fuoco immediato, garanzie per la libertà di navigazione nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo di Oman. Sarebbero questi alcuni dei punti contenuti nella “bozza finale” di un possibile accordo tra Iran e Stati Uniti, con la mediazione del Pakistan. Lo riporta la tv satellitare al-Arabiya sull’account X in inglese citando sue fonti. Si attende un annuncio nelle prossime ore.
L’accordo potrebbe contenere anche un impegno reciproco delle parti a non colpire infrastrutture militari, civili o del settore economico dei rispettivi territori. Al canale in arabo una fonte pakistana avrebbe aggiunto che “non esiste alternativa a un accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran”, sottolineando le difficoltà di arrivare a un punto a causa delle “richieste elevate” di entrambe le parti.
Il Consiglio europeo ha esteso la portata delle sanzioni istituite per colpire i responsabili iraniani del sostegno militare alla Russia e a vari gruppi armati in Medio Oriente e anche alle entità coinvolte nel blocco dello Stretto di Hormuz. Lo si apprende da un comunicato ufficiale, il quale specifica che la decisione dà seguito all’accordo politico raggiunto dai ministri dell’Ue in occasione del Consiglio affari esteri di fine aprile.
“Le azioni dell’Iran contro le navi in transito attraverso lo Stretto di Hormuz sono contrarie al diritto internazionale” e “violano i diritti stabiliti sia di transito che di passaggio inoffensivo attraverso gli stretti internazionali”, si legge nel comunicato.
L’Ue potrà quindi introdurre ulteriori misure restrittive in risposta alle azioni dell’Iran come il divieto di viaggiare in Ue, il congelamento dei beni e lo stop a fondi e risorse da persone o enti nell’Unione Europea.
“Ci stiamo preparando per queste operazioni. Sotto la guida di Regno Unito e Francia, anche la Germania darà contributi, ma non vedo una missione Nato immediata nel senso classico del termine” per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Lo dichiara il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, all’arrivo alla ministeriale Esteri della Nato a Helsingborg. “Abbiamo sempre detto di essere pronti a garantire il libero passaggio nello Stretto di Hormuz”, aggiunge.
Sono “50-50” le possibilità che Usa e Iran arrivino a un accordo. Ne è convinto Anwar Gargash, consigliere del presidente degli Emirati Arabi Uniti, a Praga per il forum sulla sicurezza Globsec. La Repubblica islamica, sostiene, ha “perso molte occasioni negli ultimi anni a causa di una tendenza a sopravvalutare le sue carte”. “Spero non lo facciano anche questa volta”, conclude Gargash.
Teme un precedente il segretario di Stato statunitense Marco Rubio, che sulla questione Hormuz dichiara: “Accettare che l’Iran possa imporre pedaggi per il transito nello Stretto di Hormuz è semplicemente inaccettabile. Non può accadere. Se ciò dovesse verificarsi nello Stretto di Hormuz, accadrebbe in altri cinque luoghi in tutto il mondo”.
Per il segretario di Stato “non esiste al mondo un Paese che dovrebbe accettare una simile pretesa e non conosco alcun Paese al mondo che si dichiari favorevole a ciò – a eccezione dell’Iran, ovviamente – ma, in ogni caso, non c’è Paese al mondo che dovrebbe accettarlo”.
Rubio evidenzia anche che in questo momento, alle Nazioni Unite, è in discussione una risoluzione promossa dal Bahrain. “La risoluzione vanta il maggior numero di co-firmatari mai registrato per un testo presentato al Consiglio di Sicurezza. Purtroppo, un paio di Paesi membri del Consiglio di Sicurezza sta valutando la possibilità di porre il veto. Sarebbe un esito deplorevole. Stiamo tuttavia facendo tutto il possibile per costruire quel consenso globale necessario a impedire che ciò accada”, continua Rubio.
“Vedremo se le Nazioni Unite funzionano ancora. È in quella sede che cercheremo di ottenere un risultato concreto. Credo che quasi tutti i Paesi qui rappresentati oggi abbiano aderito come co-firmatari di tale risoluzione. E se non l’hanno ancora fatto, sono certo che lo faranno presto”, conclude.
Sui negoziati in corso con l’Iran “siamo in attesa di aggiornamenti sui colloqui attualmente in corso, ma si sono registrati lievi progressi. Non voglio esagerare, ma c’è stato un certo movimento, e questo è positivo”. Lo sostiene il segretario di Stato statunitense, Mario Rubio, nel corso di una riunione dei ministri degli Esteri della Nato a Helsingborg.
“I principi fondamentali rimangono gli stessi – chiarisce – l’Iran non potrà mai possedere un’arma nucleare. Semplicemente non può. Questo regime non potrà mai disporre di armi nucleari. E per garantire ciò, dovremo affrontare la questione dell’arricchimento”.
Sulle sanzioni europee al ministro israeliano per la Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, per il caso Flotilla “sto già parlando anche in queste ore con tutti i ministri europei perché ci possa essere una decisione in tempi rapidi”. Lo conferma il titolare della Farnesina, Antonio Tajani.
“Adesso c’è una riunione informale a Cipro la settimana prossima, alla prima riunione formale mi auguro che si possa prendere una decisione” su Ben-Gvir. Secondo il ministro, serve un provvedimento “indipendentemente dal giudizio che io do sulla Flotilla – perché non mi pare che ottenga grandi risultati per Gaza – Però non si possono non rispettare i diritti umani, quindi la condanna è totale“.
“Non credo che possa essere la Nato a intervenire” per garantire la libertà di navigazione dello Stretto di Hormuz “anche perché c’è la Turchia che non sarebbe favorevole. Quindi dobbiamo trovare un’altra formula, un altro schema internazionale”. Lo dichiara il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. “Noi siamo assolutamente disponibili a partecipare a missioni internazionali sotto la bandiera dell’Onu, sotto la bandiera delle Nazioni dell’Unione Europea”, aggiunge, ribadendo che “una volta arrivato un cessato il fuoco stabile, noi siamo pronti a fare la nostra parte, lo confermerò anche oggi”.
Due sospetti armati sarebbero stati uccisi nella mattinata con attacchi aerei dopo essersi avvicinati al confine con Israele provenendo dal Libano meridionale. Lo confermano le Forze di Difesa israeliane.
Sospese le vendite di armi a Taiwan. Lo annuncia il sottosegretario ad interim alla Marina degli Stati Uniti Hung Cao collegando la decisione alla situazione in Medio Oriente, al dossier Iran. Da Taiwan, però, ripetono di non avere novità.
“Al momento – ha detto Cao al senatore repubblicano Mitch McConnell – stiamo facendo una pausa in modo da essere certi di disporre delle munizioni necessarie per l’operazione Epic Fury“, avviata il 28 febbraio contro l’Iran e fermata da una fragile tregua.
Le parole di Cao, evidenzia The Hill, sembrano contraddire quelle arrivate da Trump. Nei giorni scorsi è sembrato che le forniture militari a Taiwan possano diventare leva negoziale con Pechino.
L’Iran ha ipotizzato una possibile collaborazione con l’Oman, alleato degli Stati Uniti nel Golfo, per imporre un pedaggio alle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz. Lo scrive il New York Times. Da quando gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato la guerra contro l’Iran alla fine di febbraio, il traffico commerciale su questa vitale via navigabile si è quasi completamente arrestato, con ripercussioni sull’economia globale e sui prezzi dell’energia. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ieri ha dichiarato che Hormuz “è una via navigabile internazionale. Non vogliamo pedaggi”.
Prezzo del petrolio in aumento questa mattina sui mercati delle materie prime: il Wti con consegna a luglio passa di mano a 97,77 dollari al barile con un avanzamento dell’1,47% mentre il Brent, sempre con consegna a luglio, è scambiato a 104,62 dollari al barile con una crescita dell’1,99%.
Il ministro degli Interni pakistano Mohsin Naqvi ha incontrato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Lo riporta l’agenzia iraniana Tasnim. Durante l’incontro, i due funzionari hanno esaminato le ultime proposte per porre fine alla guerra, nel tentativo di risolvere i restanti punti di disaccordo tra Stati Uniti e Iran.
Non c’è ancora l’accordo tra USA e Iran, così come manca ancora la risoluzione della questione Libano. I punti “caldi” del dibattito rimangono sempre gli stessi: nucleare, Stretto di Hormuz (con gli USA che ribadiscono il “no” al sistema dei pedaggi proposto da Teheran) e la lotta contro Hezbollah. Il disastro umanitario, nel frattempo, ha degli effetti devastanti sulle economiche non solo dei Paesi direttamente coinvolti ma del mondo intero.
Cosa succede tra Iran, Stati Uniti e Israele e in Libano, le ultime notizie
Si sono registrati “alcuni progressi” nei negoziati USA-Iran. Lo afferma il segretario di Stato statunitense Marco Rubio, che però attacca la NATO per le posizioni prese nei confronti delle azioni degli Stati Uniti contro l’Iran. E, tra l’altro, frena l’entusiasmo e l’ottimismo e – parlando ai giornalisti – conclude il discorso sul Medio Oriente con “Vediamo che succede nei prossimi giorni”.
Per l’accordo sul nucleare e sullo Stretto di Hormuz la strada è ancora in salita. Secondo fonti iraniane citate da Reuters, per Khamenei l’uranio arricchito al 60% deve restare in Iran e non essere mandato all’estero come chiedono gli USA. Donald Trump, dal canto suo, continua a dire che “l’uranio sarà nostro”. E anche che qualsiasi accordo dovrà prevedere l’impossibilità per la leadership iraniana di avere l’arma nucleare.
Cambia poco anche in Libano. Continuano gli attacchi e il disastro umanitario ed economico è oramai una triste realtà quotidiana. Al centro del dibattito internazionale torna Gaza. Gli attivisti italiani della Flotilla finiti nel mirino di Israele sono stati rilasciati, ma la vicenda non si chiude. A livello mondiale la diffusione di video con figure di spicco della leadership israeliana testimoni mentre gli attivisti detenuti venivano umiliati ha scatenato polemiche. E la posizione di Israele nel contesto geopolitico diventa sempre più delicata.
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