Guerra in Iran, LIVE sul QdS: tutte le ultime news e gli aggiornamenti in diretta sulle azioni di Usa e Israele, Iran e Paesi del Golfo di martedì 5 maggio 2026.
Guerra in Iran, le ultime news in diretta del 5 maggio 2026
L’Iran deve tornare al tavolo dei negoziati o andrà incontro alla “sconfitta totale”. Lo ha dichiarato il segretario di Stato, Marco Rubio, durante una conferenza stampa alla Casa Bianca.
La Repubblica islamica “non dovrebbero mettere alla prova la volontà degli Stati Uniti, almeno non sotto il presidente Donald Trump” ha affermato Rubio, avvertendo che l’alternativa alla diplomazia è “un crescente isolamento, il collasso economico e, alla fine, la sconfitta totale”.
Secondo Rubio, le mosse di Teheran indicano un orientamento verso un programma nucleare a fini militari. “Si comportano come se volessero un programma nucleare militare. Questo è inaccettabile”, ha aggiunto.
“Project Freedom” nello Stretto di Hormuz è un’operazione “difensiva”, ma gli Stati Uniti sono pronti a reagire con forza in caso di attacchi. Lo ha sottolineato il segretario di Stato, Marco Rubio, nel corso di una conferenza stampa alla Casa Bianca.
“Non ci devono essere equivoci: questa è un’operazione difensiva”, ha detto Rubio, sottolineando che Washington non aprirà il fuoco se non sarà attaccata. “Se non vengono sparati colpi contro le nostre navi, noi non spareremo”, ha assicurato, aggiungendo che “allo stesso tempo, se saremo colpiti, risponderemo e lo faremo con efficienza letale”.
Gli Stati Uniti hanno presentato una bozza di risoluzione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per difendere la libertà di navigazione e garantire la sicurezza nello Stretto di Hormuz, accusando l’Iran di mettere a rischio il traffico marittimo internazionale.
Secondo quanto reso noto dal Dipartimento di Stato, la proposta – sostenuta insieme a Bahrein e ad altri partner del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar – chiede a Teheran di cessare attacchi, posa di mine e tentativi di imporre pedaggi alle navi in transito.
Il testo sollecita inoltre l’Iran a rendere noto il numero e la posizione degli ordigni posizionati in mare e a collaborare alle operazioni di rimozione, oltre a sostenere la creazione di un corridoio umanitario.
“Anche oggi abbiamo assistito a parole molto dure anche nei confronti del Santo Pontefice che testimoniano come, in questo momento, si sta giocando una partita forse senza precedenti”. Lo dice il presidente del Senato, Ignazio La Russa, incontrando la comunità italiana a Parigi.
Colloquio tra il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, e il premier incaricato dell’Iraq, Ali Al-Zaidi. Quest’ultimo ha riferito via X della telefonata in cui ha offerto il contributo del Paese arabo come possibile mediatore tra Iran e Stati Uniti. Il colloquio, ha scritto al-Zaidi nel post, è servito per “un esame dei rapporti di cooperazione” e per parlare delle “modalità per sostenere e rafforzare” le relazioni. Concordato, annuncia, “uno scambio di visite nella prossima fase”. “Abbiamo anche sottolineato la posizione dell’Iraq a sostegno del percorso diplomatico e del dialogo per risolvere le controversie e contenere le crisi”, aggiunge, con l’offerta a “contribuire a svolgere un ruolo di mediazione tra la Repubblica islamica dell’Iran e gli Usa”.
Zaidi ha ricevuto a fine aprile l’incarico per formare il nuovo governo di Baghdad, dopo mesi di stallo e tensioni seguiti alle elezioni di novembre. La sua nomina è arrivata dopo che a gennaio il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva detto chiaramente ‘no’ a un ritorno dell’ex premier Nuri al-Maliki, considerato una figura con stretti legami sia con le milizie nate nel caos iracheno più di venti anni fa che con l’Iran. E presto, via Truth, Trump si è congratulato con al-Zaidi, auspicando uno “straordinario nuovo capitolo” nelle relazioni tra Washington e Baghdad e rapporti con un Iraq “forte, dinamico e molto produttivo”.
L’Iran ha piazzato mine navali nello Stretto di Hormuz durante il cessate il fuoco iniziato il 7 aprile. E’ quanto ha indicato il capo degli Stati maggiori riuniti, il generale Dan Caine, che ha mostrato una mappa con indicata la presenza di ordigni durante un briefing con la stampa. Secondo Caine, Teheran ha posizionato altre mine il 23 aprile, dopo averne già piazzate alcune nelle prime fasi del conflitto.
Funzionari americani, secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, ritengono che le mine non chiuderebbero del tutto lo stretto: le navi commerciali potrebbero comunque attraversarlo, evitando gli ordigni. Tuttavia, la loro presenza rende il passaggio più complesso e rallenta il traffico in una delle rotte energetiche più importanti al mondo.
I vertici militari del Pakistan sollecitano “moderazione” e insistono sulla necessità di mantenere la stabilità in Medio Oriente evitando un’ulteriore escalation. Lo fanno con una dichiarazione, rilanciata da Geo News, arrivata in occasione di una conferenza dei comandanti di Corpo d’Armata a Rawalpindi, presieduta dal capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il feldmaresciallo Asim Munir, protagonista della difficile mediazione tra Iran e Stati Uniti.
I vertici militari pakistani, afferma la dichiarazione, “hanno ribadito che pace e stabilità nella regione sono collegate in modo intrinseco a moderazione da parte di tutti, responsabilità e rispetto della sovranità”.
In precedenza era intervenuto su X il vicepremier e ministro degli Esteri del Pakistan, Ishaq Dar, per ribadire “l’impegno costruttivo” del Pakistan per “promuovere dialogo e de-escalation nella regione del Golfo”.
Le Forze di difesa israeliane (Idf) sono “pronte a reagire con la forza” a qualsiasi minaccia proveniente dall’Iran. Lo dichiara il capo di Stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, durante una cerimonia di passaggio di consegne al vertice dell’Aeronautica militare. “Le nostre forze sono dispiegate su tutti i fronti, pronte nell’immediato per qualsiasi scenario, vicino o lontano”, afferma Zamir, citato dal Times of Israel. Il capo di Stato maggiore spiega anche che l’esercito israeliano sta “monitorando da vicino gli sviluppi nel Golfo Persico” ed è pronto a reagire “con la forza contro qualsiasi tentativo di colpire Israele”.
Dal 2 marzo, in Libano, “il bilancio complessivo dell’aggressione è di 2.702 morti e 8.311 feriti”. Lo rende noto il Ministero della Salute di Beirut, come riporta l’agenzia libanese Nna, facendo riferimento alle operazioni militari israeliane contro Hezbollah.
L’Iran “sa cosa non deve fare” per non violare il cessate il fuoco in vigore. Lo sostiene Donald Trump, che ai giornalisti presenti nello Studio Ovale dice rispondendo a una domanda su Teheran: “(Le autorità iraniane, ndr) Sanno cosa non fare (…). Hanno sparato da piccole imbarcazioni con cerbottane, perché non hanno più navi”.
Riferendosi agli iraniani, Trump aggiunge: “Dovrebbero sventolare la bandiera bianca della resa”.
L’Iran contro X, il noto social (precedentemente noto come Twitter), accusato di “censura selettiva” dopo la revoca della spunta blu dagli account del ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, del suo portavoce, Esmaeil Baghaei, e del Ministero degli Esteri di Teheran. Lo stesso Baghaei, in un post, parla di decisione “arbitraria” e di un atto di “pirateria digitale” volto a “soffocare la verità riguardo la guerra illegale degli Stati Uniti contro l’Iran”.
L’Iran “era a due settimane dall’avere un’arma nucleare”, e se ci fosse riuscito, “forse non saremmo tutti qui in questo momento”. Lo sostiene il presidente statunitense Donald Trump, parlando dallo Studio Ovale. “Il Medio Oriente sarebbe sparito, Israele sarebbe sparito. E avrebbero puntato prima sull’Europa e poi su di noi. Perché sono persone malate“, tuona il tycoon.
Alcuni funzionari statunitensi e israeliani sostengono – parlando ad Axios – che il presidente degli USA Donald Trump potrebbe dare ordine di riprendere la guerra questa settimana se dovesse continuare lo stallo diplomatico con l’Iran. E questo nonostante la Difesa statunitense abbia confermato poche ore fa che in realtà il cessate il fuoco rimane in vigore.
Gli Emirati Arabi Uniti stanno “rispondendo attivamente” a una ondata di missili balistici, missili da crociera e droni in arrivo da Teheran. Lo conferma il Ministero della Difesa emiratino.
La nuova missione degli Stati Uniti per aiutare le navi commerciali ad uscire dallo stretto di Hormuz è “un regalo al mondo“. Lo sostiene il segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth.
“Come un regalo diretto dagli Stati Uniti al mondo, abbiamo istituito una potente cupola a stelle e strisce sullo stretto”, afferma, dicendo che centinaia di navi di tutto il mondo sono in fila per transitare nell’area e che le forze militari statunitensi sono in contatto con loro.
Parlando di Project Freedom ai giornalisti, Pete Hegseth sostiene che si tratta di un’operazione “separata e distinta da Operation Epic Fury” in quanto è “di natura difensiva, concentrata negli obiettivi e temporanea nella durata”.
“Il cessate il fuoco non è finito“, nonostante tra Iran e Stati Uniti ci siano stati scontri a fuoco nello Stretto di Hormuz. Lo dichiara il capo del Pentagono, Pete Hegseth, durante una conferenza stampa.
“No, il cessate il fuoco non è finito. In definitiva, si tratta di un’iniziativa separata e distinta. Ci aspettavamo che all’inizio ci fossero degli scontri, cosa che è effettivamente avvenuta”, commenta Hegseth, riferendosi probabilmente al Project Freedom, ma senza citarlo esplicitamente. Gli scontri non avrebbero comunque raggiunto la “soglia per la ripresa dei combattimenti su larga scala”.
“Il Governo italiano esprime la sua vicinanza agli Emirati Arabi Uniti per gli ingiustificabili attacchi subiti che devono immediatamente cessare”, scrive su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
“In questo difficile scenario, l’Italia continuerà a fare la sua parte per favorire il dialogo e scongiurare il propagarsi della crisi a livello regionale. La libertà di navigazione attraverso lo stretto di Hormuz è un principio fondamentale del diritto internazionale ed essenziale per l’economia globale”, commenta la premier.
Due cacciatorpediniere della Marina statunitense avrebbero attraversato lo Stretto di Hormuz entrando nel Golfo Persico dopo essere riusciti ad affrontare gli attacchi iraniani. Lo hanno riferito alla Cbs funzionari della difesa Usa in condizione di anonimato, precisando che le navi USS Truxtun e USS Mason, supportate da elicotteri Apache e altri velivoli, hanno dovuto affrontare una serie di minacce e di attacchi dalle forze di Teheran durante la traversata.
“Esprimo la mia più ferma condanna per gli attacchi iraniani di ieri e la mia forte vicinanza e quella della Difesa italiana alle autorità e al popolo degli Emirati Arabi Uniti. Droni iraniani risultano aver colpito la zona industriale petrolifera di Fujairah, causando un vasto incendio e ferendo tre lavoratori, e attaccato una petroliera dell’Abu Dhabi National Oil Company nello Stretto di Hormuz. Colpire infrastrutture civili ed energetiche è inaccettabile. L’escalation nella regione deve fermarsi. Siamo al fianco degli Emirati Arabi Uniti”. Così il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto.
I tentativi dell’Iran di destabilizzare la società britannica ”non saranno tollerati”. A dichiararlo il primo ministro britannico Keir Starmer durante un vertice a Downing Street. “Il nostro messaggio all’Iran, o a qualsiasi altro Paese che cerchi di fomentare la violenza, l’odio o la divisione nella società, è che ciò non sarà tollerato”, afferma il premier, sottolineando che “stiamo accelerando l’iter legislativo per contrastare queste minacce maligne”.
Dato il sospetto che l’Iran cerchi di fomentare l’antisemitismo in Gran Bretagna, il premier ha spiegato che “una delle piste investigative è quella di verificare se uno stato straniero sia dietro ad alcuni di questi incidenti. Stiamo ovviamente esaminando tutte le possibilità e siamo consapevoli che queste azioni avranno delle conseguenze se tale ipotesi dovesse rivelarsi fondata”.
“Se il popolo iraniano avesse le armi – che non ha perché qualcuno le ha prese – sono convinto che lotterebbe” contro il regime. Lo sostiene il presidente statunitense Donald Trump parlando all’emittente Salem News.
“Non si può avere una popolazione disarmata contro gente con gli Ak-47, anche se fossero 250.000 persone – ha proseguito Trump – Sono molto combattuto su questo. Hanno perso 42.000 persone nelle prime due settimane (di proteste, ndr), e non voglio vedere una cosa del genere. Appena avranno le armi, combatteranno al meglio”.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi partirà oggi per Pechino, dove è previsto l’incontro con il capo della diplomazia cinese Wang Yi. Lo rende noto il Ministero degli Esteri di Teheran.
“L’incertezza è sovrana. Uno dei nostri scenari dice che se il conflitto dovesse continuare, entro la fine dell’anno entreremmo in recessione“. Lo dichiara il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, dal palco della plenaria di Assogestioni a Milano.
L’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha smentito l’annuncio della compagnia marittima danese Maersk sul transito di navi battente bandiera Usa nello Stretto di Hormuz sotto scorta statunitense. Secondo l’agenzia, “le notizie non sono accurate. Nessun sito affidabile di monitoraggio marittimo ha pubblicato la notizia e Maersk non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale a conferma del transito”.
Le autorità iraniane hanno accusato gli Stati Uniti di aver ucciso cinque civili in seguito al loro attacco a due navi mercantili nello Stretto di Hormuz, dirette dal porto omanita di Khasab verso la costa iraniana. Lo comunica l’agenzia di stampa Tasnim citando una fonte militare.
La compagnia danese per il trasporto merci Maersk ha annunciato che una delle sue navi, la Alliance Fairfax, ha attraversato lo Stretto di Hormuz sotto scorta statunitense. La nave, battente bandiera statunitense, era bloccata nel Golfo dallo scoppio della guerra lo scorso 28 febbraio.
“La nave ha lasciato il Golfo Persico scortata da mezzi militari statunitensi” il 4 maggio, ha dichiarato la Maersk in un comunicato. “Il transito si è concluso senza incidenti e tutti i membri dell’equipaggio sono sani e salvi”, prosegue la nota.
Gli Stati Uniti e il Bahrein hanno consegnato ai membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite una bozza di risoluzione riguardante la riapertura dello Stretto di Hormuz con la revoca del blocco iraniano. La versione definitiva dovrebbe essere presentata l’8 maggio, ma nel frattempo nella bozza i due Paesi hanno scritto che le azioni dell’Iran costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali. Il testo afferma che gli altri Paesi membri delle Nazioni Unite non aiuteranno l’Iran nel blocco dello Stretto, né a riscuotere tasse definite “illegali”.
In precedenza l’ambasciatore americano all’Onu, Mike Waltz, aveva detto ai giornalisti che gli Stati Uniti stavano lavorando alla bozza insieme al Bahrein, con il contributo di Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Nelle scorse settimane Cina e Russia, membri permanenti del Consiglio di sicurezza, avevano bloccato una risoluzione sostenuta dafgli Usa per forzare il blocco di Hormuz.
Teheran continua ad avvertire gli Stati Uniti perché evitino un approccio militare alla crisi nello Stretto di Hormuz. “Project Freedom è in un vicolo cieco”, ha affermato nella notte il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, riferendosi alla missione avviata il giorno prima dagli americani per liberare lo stretto. “Gli eventi a Hormuz dimostrano chiaramente che non esiste una soluzione militare a una crisi politica”, ha scritto il capo della diplomazia di Teheran su X, secondo cui, “mentre i colloqui fanno progressi grazie al generoso sforzo del Pakistan, gli Stati Uniti dovrebbero evitare di essere trascinati di nuovo nel pantano da malintenzionati”. E “così – ha concluso – dovrebbero fare gli Emirati Arabi Uniti”.
Diverse barche hanno preso fuoco nel porto di Vaezi a Bandar Deyr, nella provincia di Bushehr, nel sud dell’Iran. Lo riporta l’agenzia di stampa Mehr, aggiungendo che le cause dell’incendio sono al momento sconosciute.
La fragile tregua tra Stati Uniti e Iran spezzata dai colpi sparati da entrambi i Paesi nello Stretto di Hormuz. Manca ancora la conferma ufficiale, ma la guerra tra Washington e Teheran è di fatto ripartita, con la Repubblica islamica ora all’attacco anche dei Paesi vicini, tra droni e missili scagliati contro gli Emirati e l’Oman.
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La situazione nell’area del Golfo è in netto peggioramento. Una nuova escalation colpisce soprattutto gli Emirati Arabi Uniti e mette in allerta tutti i Paesi potenzialmente coinvolti, incluso Israele, che nel frattempo non ha mai fermato l’azione in Libano contro Hezbollah. Negoziati ancora in stallo.
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Prima i presunti missili di Teheran contro la nave da guerra USA (notizia smentita dalle autorità statunitense), poi l’attacco al sito industriale petrolifero di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, internazionalmente condannato e attribuito all’Iran. Questi i primi passi della nuova escalation che sta travolgendo l’area del Golfo. Il cessate il fuoco è ormai appeso a un filo, con gli Emirati già in massima allerta e Israele attento osservatore di ogni mossa. Gli Stati Uniti continuano a sottolineare il vantaggio rispetto a Teheran, mentre i Pasdaran negano qualsiasi negoziato in corso sul dossier nucleare. Nessun progresso sul fronte Stretto di Hormuz, anzi: i nuovi atti di violenza che rischiano di mandare all’aria gli sforzi diplomatici delle ultime settimane arrivano proprio da lì.
C’è poi il Libano, dove di fatto il cessate il fuoco non è mai veramente entrato in vigore. Nonostante i proclami e gli auspici degli Stati Uniti, il presidente del Libano Joseph Aoun e il premier israeliano Benjamin Netanyahu non si incontrano. E non trovano neanche un punto di accordo. Continuano, soprattutto nel Sud del Libano, i raid contro Hezbollah. L’emergenza umanitaria è sempre più forte.
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