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I conflitti alle porte del Vecchio Continente: nessun vincitore, solo lutti e distruzione

I conflitti alle porte del Vecchio Continente: nessun vincitore, solo lutti e distruzione

I conflitti infatti non premiano nessuno, neanche i vincitori

Gent.mo Direttore,
Spett.le Redazione del Quotidiano di Sicilia,

purtroppo negli ultimi anni, dopo una severa pandemia, abbiamo assistito allo scoppio di tre conflitti, non distanti dai nostri confini europei. Russia-Ucraina il primo, “acceso” più di 4 anni addietro, Israele-Palestina già da quasi tre anni in essere, Israele e Usa- Iran e Libano, quest’ultimo dal mese di Febbraio del 2026. Dopo il Covid, che ha determinato vittime e inficiato qualità della vita e parametri economici in tutto il globo, ci si aspettava una ripresa piena e completa. Invece no.

I conflitti anzidetti, nei Paesi prossimi alle aree di guerra, hanno perpetrato senza soluzione di continuità, il clima pesante del Covid e determinato parametri economici in caduta libera, per aumenti salienti di materie prime, idrocarburi e per effetto domino in tutta la filiera alimentare, in quanto le merci palesemente necessitano di esser trasportate. Quanto suddetto, determinando forti perdite in primis umane, quindi infrastrutturali e secondariamente, ma estremamente insidiose, economiche, con la forte perdita di potere di acquisto e per ossimoro, decrementando se non annullando, l’incremento del Pil dei Paesi coinvolti. In virtù di queste premesse, occorre un’analisi attenta ed approfondita.

I conflitti infatti non premiano nessuno, neanche i vincitori, in quanto se si analizza a fondo, chi prevale è anche perdente, perché espropria con la forza, ovvero coattivamente, solo macerie dal contendente ed un’economia al default. Altresì ha inficiato la propria economia, trasformandola in economia di guerra per l’intensa fabbricazione di armi, eludendo politiche economiche atte al mantenimento o superamento degli standard di qualità di vita pre-conflitto, portando la propria popolazione ad un decadimento di condizioni di benessere.

Diversi lustri saranno poi necessari per raggiungere i target macro economici pre- bellici, coll’aggravio di intense fatiche. Invece quindi di determinare conflitti, occorrerebbe porsi come target il benessere delle proprie popolazioni, investendo in mega infrastrutture, edifici , elevati standard in sanità, piani industriali, proiettati così verso eccellenze di qualità di vita, invece e purtroppo come stiamo assistendo, di un detrimento di tali fondamentali.

Roberto Galizia