Idrogeno verde, spinta per lo sviluppo - QdS

Idrogeno verde, spinta per lo sviluppo

Fleres Salvo

Idrogeno verde, spinta per lo sviluppo

mercoledì 04 Maggio 2022 - 08:58

L’intesa siglata tra Enel Green Power e Sapio, in merito all’attivazione di una fornitura di idrogeno verde

L’intesa siglata tra Enel Green Power e Sapio, in merito all’attivazione di una fornitura di idrogeno verde, prodotto attraverso lo sfruttamento dell’energia rinnovabile dell’impianto eolico di Carlentini, in provincia di Siracusa, può rappresentare l’occasione per sperimentare sul serio una delle ipotesi di reale superamento dell’uso dei tradizionali combustibili fossili, e dei non pochi problemi che essi si portano dietro da sempre.

L’idrogeno verde verrà immagazzinato in Sicilia

L’accordo in questione prevede la vendita a Sapio dell’idrogeno verde prodotto e immagazzinato in Sicilia per circa 200 tonnellate, dato che tale è la capacità stimata dell’innovativo hub dell’Isola.
Secondo quanto previsto dai calcoli effettuati dai tecnici delle due aziende, una volta entrato a regime, l’idrogeno verde sarà prodotto prevalentemente da un elettrolizzatore di 4 MW, alimentato esclusivamente dall’energia rinnovabile dell’impianto eolico presente, e in parte minore dai sistemi di elettrolisi più all’avanguardia, recentemente testati nella piattaforma in questione.

Il problema del trasporto dell’idrogeno

Resta il problema del trasporto dell’idrogeno sulle reti gas già esistenti, che costituisce una delle sfide tecniche ed economiche più rilevanti, per raggiungere il pieno conseguimento degli obiettivi legati alla transizione energetica.

In tal senso va ricordato che la quota di idrogeno da miscelare con il gas nelle attuali condotte, che sono state progettate per il metano, non potrebbe superare il 10% anche se, di recente, la SNAM ha annunciato di aver utilizzato, per la prima volta, una miscela del 30% di gas naturale e idrogeno per alimentare i forni di un’acciaieria del Nord Italia.

Se la sperimentazione dovesse confermare il suo buon esito, com’è auspicabile, l’uso permanente di una miscela di idrogeno verde al 30%, alimentata da energia rinnovabile potrebbe abbattere di molto l’immissione di carbonio nell’aria per quantità pari a svariate migliaia di tonnellate.

Un’opportunità per la Sicilia non indifferente

Insomma, per la Sicilia e per tutto il Mezzogiorno d’Italia, l’accordo in questione potrebbe costituire un’opportunità non indifferente, che certamente bisogna saper cogliere in fretta, soprattutto alla luce di quanto sta accadendo nei rapporti tra il mondo occidentale, l’Europa e la Russia.

In questo caso il condizionale è d’obbligo, perché l’intero progetto, che prevede tra l’altro la realizzazione di forme varie di collaborazione, che coinvolgerebbero un complesso di ben 25 realtà imprenditoriali, in atto è nella fase di valutazione di impatto ambientale, presso l’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente della Regione Siciliana e questo non costituisce affatto un elemento rassicurante.

In passato, infatti, molte iniziative tecnologicamente ed ecologicamente avanzate, riguardanti l’estrazione di gas, la realizzazione di termovalorizzatori, l’attraversamento di tubazioni di smistamento, ecc. hanno dovuto faticosamente scontrarsi con un apparato burocratico siciliano che non si è rivelato affatto all’altezza della situazione e che per questo, di fatto, ha permesso il mantenimento in piedi di strutture decotte e di apparati di gestione non sempre del tutto trasparenti.

In realtà non si è trattato soltanto di un problema tecnico o amministrativo, dato che anche la politica ha fatto la sua parte, non riuscendo ad affermare l’esigenza di una forte e moderna svolta in questo delicatissimo settore.

Le svolte green da una parte propugnato e dall’altra bloccato

Le svolte green si fanno con l’utilizzo di fonti energetiche come l’acqua, il vento, il sole, se il loro sfruttamento viene da una parte propugnato e dall’altra bloccato, con argomentazioni davvero banali, se non addirittura pretestuose, qualcuno dovrebbe spiegare ai cittadini e soprattutto agli imprenditori come fare a non morire di freddo o a produrre acciaio a costi competitivi.

Insomma, in un simile contesto, il problema non è soltanto come fare a portare, in sicurezza, l’idrogeno da Carlentini a Taranto o a Catania, dove, ad esempio, operano alcune importanti acciaierie italiane, ma come fare a coniugare sviluppo e rispetto dell’ecosistema, senza trascendere in polemiche tanto costose, quanto strumentali. Come direbbe la suora della famosa serie TV “che Dio ci aiuti!”

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