Il grande spreco della spesa pubblica locale cresce al Sud - QdS

Il grande spreco della spesa pubblica locale cresce al Sud

Maria Francesca Fisichella

Il grande spreco della spesa pubblica locale cresce al Sud

mercoledì 09 Ottobre 2019 - 00:00
Il grande spreco della spesa pubblica locale cresce al Sud

A calcolarlo è l’Ufficio Studi di Confcommercio: nel Meridione vale 39 miliardi. E le regioni a statuto speciale spendono per ogni abitante il 37% in più. In Sicilia 3.220 euro a testa

PALERMO – Ammonta a 3.220 euro pro capite la spesa pubblica locale in Sicilia, con una popolazione di 5.065 milioni di abitanti. L’Isola, con le altre regioni a Statuto speciale, ossia Val D’Aosta, Trentino Alto Adige, Sardegna e Friuli Venezia-Giulia, è tra le prime sette, insieme a Calabria e Molise (a Statuto ordinario), a registrare il dato pro capite più elevato.

L’analisi emerge dalla “Nota della spesa pubblica locale”, studio giunto alla sua IV edizione e curato dall’Ufficio Studi di Confcommercio, facente riferimento agli ultimi dati disponibili 2016, presentato ieri a Roma.

Nel dettaglio, la Val D’Aosta con 127 mila abitanti registra una spesa di 6.376 euro, il Trentino A.A. con 1.061 mln abitanti registra una spesa pro capite di 5.417 euro, la Sardegna con 1.656 mln abitanti registra una spesa pro capite di 3.948 euro, la Calabria con 1.968 mln abitanti registra una spesa pro capite di 3.832 euro, il Molise con 311 mila abitanti registra una spesa pro capite di 3.731 euro, il Friuli V.G., infine, con 1.220 mln abitanti registra una spesa pro capite di 3.709 euro.

Guardando, poi, all’ammontare del “grande spreco” della spesa pubblica locale la cifra si attesta a 66 miliardi di euro, registrando maggiori eccessi di spesa nelle regioni meridionali (39,1 miliardi di euro, pari al 58 per cento di tutti gli “sprechi”) e nelle regioni a Statuto speciale perché in questi territori l’eccesso di spesa vale il 32 per cento del totale (21,1 miliardi di euro su 66), ma vi risiede solo il 15,1 per cento della popolazione italiana.

Ed ancora, le regioni a Statuto speciale spendono in media per abitante il 37 per cento in più delle regioni a Statuto ordinario. Fra queste, le regioni piccole spendono mediamente il 17 per cento in più delle regioni grandi (nello studio si sono intese come “regioni grandi” solo quelle con circa 5 milioni di abitanti o più).

Nell’analisi di Confcommercio, che ha voluto mettere in luce la relazione tra la qualità dei servizi offerti ai cittadini con i costi, si legge che nel Belpaese la regione ideale dovrebbe avere i servizi del Trentino Alto Adige ai prezzi della Lombardia, che per i suoi servizi spende 2,528 miliardi l’anno. Per avere l’attuale livello dei servizi al livello dei prezzi della Lombardia, la spesa pubblica sarebbe di soli 107,9 miliardi di euro, invece degli effettivi 173,9 miliardi. Insomma l’attuale sistema di spesa locale potrebbe con maggiori accortezze (efficienze) risparmiare 66 miliardi di euro. E in tutto questo 5,2 miliardi sarebbero calcolati come “sprechi netti”.

Interessanti riflessioni emergono dallo studio e supportano le cifre presentate, ad esempio: tra le cinque regioni che spendono meno per abitante, quattro sono regioni grandi. Lo studio lo riferisce come fenomeno non casuale per via dell’evidenza registrata, ossia “la produzione dei servizi pubblici appare connotata da economie di scala, cioè più ampio è il bacino di utenza, minore è la spesa unitaria per servire il singolo cittadino (a meno che non si abbia lo Statuto speciale, come la Sicilia, nel qual caso la spesa si amplifica lo stesso)”.

Altra riflessione riguarda, stavolta, la spesa locale per macro-regioni. Considerando una spesa locale di 2.868 euro in media per cittadino italiano, il Nord-ovest è sotto i 2.700 euro, il Nord-est a 3.078 euro, il Sud a 2.969 euro. In questo panorama il Mezzogiorno presenta una spesa per abitante maggiore delle altre aree, perché ha una componente relativamente più elevata di regioni a Statuto speciale (o, meglio, di cittadini che vivono in regioni a Statuto speciale). Lo stesso fenomeno vale per il Nord-est. Alla luce di ciò, si legge nelle studio, “non è il territorio la grandezza principale che determina la variabilità della spesa pro capite regionale. Il Nord-ovest ha una spesa pro capite più bassa anche perché la Lombardia produce servizi con economie di scala per oltre 10 milioni di persone.

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