Il lavoro agile? Una coglioneria Tutti chiusi a casa ... e l’Italia fallisce - QdS

Il lavoro agile? Una coglioneria Tutti chiusi a casa … e l’Italia fallisce

Carlo Alberto Tregua

Il lavoro agile? Una coglioneria Tutti chiusi a casa … e l’Italia fallisce

sabato 27 Giugno 2020 - 00:00

Coglioneria è “Qualità o azione di coglione, minchioneria, sproposito madornale” (Utet). Ora, passato il mese di vera crisi, il prolungamento di questo stato di fatto, nel senso di lasciare qualche milione di dipendenti pubblici e privati a casa, è un atto irresponsabile perché ha come conseguenza il fallimento del Paese.
Quando tre milioni di dipendenti pubblici e qualche milione di dipendenti privati non si recano sul loro posto di lavoro, non consumano carburante, non pagano i biglietti dei mezzi pubblici, non vanno al bar e non fanno qualche altra spesuccia giusto per ingannare il tempo.
Questo blocco sta producendo inesorabilmente il fallimento del Paese perché i consumi sono dimezzati e con essi sono dimezzati gli incassi di tutti gli esercenti che si trovano con le loro vetrine sulla pubblica via.
Se si aggiunge che, di fatto, i turisti non arrivano, per cui gli aeroporti sono deserti, questo Governo sta mandando sul lastrico tali infrastrutture e tutte quelle che vi sono dentro, come negozi e bar.

Che si tratti di una coglioneria lo stanno dicendo in tutte le lingue non gli oppositori politici, ma quei cittadini che lavorano e traggono la loro sussistenza dalla vendita di prodotti e servizi.
Sono in santa pace e beati, invece, tutti i dipendenti pubblici, che non sono stati messi in cassa integrazione, tutti i pensionati pubblici e privati che hanno ricevuto l’intero assegno, mentre hanno sofferto (e soffrono) i dipendenti privati, perché la Cig non copre la parte di stipendio che non viene pagata dai datori di lavoro.
è la solita Italia di figli e figliastri, dove oltre agli imprenditori piccoli e medi anche tutta la categoria dei professionisti si è immobilizzata. Soprattutto gli avvocati che hanno avuto i tribunali chiusi, salvo per le urgenze, e che intendono riaprire il primo di luglio, ma a scartamento ridotto.
Giorno dopo giorno, la situazione economica del Paese diventa sempre più insopportabile. Sono facili profeti coloro che preconizzano un settembre caldo e un ottobre bollente, perché la fame e il grave disagio si possono tollerare fino a un certo punto: dopo c’è la rivoluzione, anche fisica, nelle strade.
Il Governo cincischia, lacerato da una coalizione rissosa: i quattro partner (M5s, Pd, Iv e Leu) sono d’accordo solo su una cosa: restare àncorati alle proprie seggiole di parlamentari o di ministri e loro sottoposti. Per il resto non fanno altro che rinviare senza prendere decisioni energiche e pronte.
Forse non hanno capito, o non sono in condizioni di capire, che non attivare immediatamente soluzioni volte alla ripresa porterà quella parte della popolazione che soffre (la maggioranza) alla disperazione.
Intendiamoci, non è che l’opposizione di Salvini, Meloni e Berlusconi sarebbe più efficiente dell’attuale coalizione di governo. Anche quei leader continuano a fare propaganda e propongono soluzioni inattuabili come, per esempio, il taglio indiscriminato delle tasse, anziché concentrarsi sulla diminuzione del costo del lavoro.
Da questo scenario non si possono trarre buoni auspici. Eppure, si voglia o non si voglia, il prossimo 15 ottobre questo Governo, o quello che eventualmente gli succederà, dovrà inviare la Legge di Bilancio 2021 all’Ue. E lì saranno cavoli amari.

Infatti, mentre l’Unione europea ha consentito qualunque sforamento di bilancio per l’anno corrente, verosimilmente imporrà il pareggio l’anno prossimo, col che non si capisce come possano continuare le elargizioni di manica larga e i sussidi distribuiti a pioggia, anche a chi non li meritava affatto.
Tra l’altro i sussidi hanno l’effetto deteriore di far rilassare i beneficiari, i quali già non hanno voglia di lavorare, per cui con un minimo di sostentamento rinviano a domani quella poca voglia di lavorare che gli rimane.
Basta lavoro agile, si torni tutti nei posti di lavoro e si ricominci la vita normale, evitando quell’altra coglioneria di chi ha proposto di lasciare a casa stabilmente un terzo dei dipendenti pubblici.
Non è più possibile continuare a pagare stipendi senza che essi producano risultati. La prossima riforma della Pubblica amministrazione deve inserire i valori di merito, responsabilità e produttività. Oppure non sarà riforma.

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