Dal 21 al 23 maggio gli ebrei sono chiamati a festeggiare Shauot, a cui degli israeliti di lingua greca diedero il nome di Pentecoste, giacché fissata cinquanta giorni da Pesach (Pasqua). Se Pesach è la liberazione fisica dalla schiavitù dal faraone, Shauot è la libertà spirituale, ottenuta con il dono della Legge, con i dieci comandamenti, contenuti nei cinque libri della Torah (Pentateuco) ricevuti da Mosé sul monte Sinai, dopo un’attesa di quaranta giorni e quaranta notti.
Shauot: dalla festa della mietitura del grano al dono della Torah sul monte Sinai
La festa nelle sue più antiche origini era la festa della mietitura del grano (Deuteronomio, 16: 9-10), una ricorrenza importantissima nella società israelitica arcaica che fondava la propria economia sull’agricoltura. Successivamente divenne una festa religiosa, la festa del Dono della Torah e quindi dei dieci comandamenti (Levitico, 23:15-17).
Cosa dice Shauot all’uomo dei nostri giorni
Lecito chiedersi cosa può dire una festa così antica all’uomo dei nostri giorni, che tristemente definisce, in modo assolutamente rassegnato, il periodo in cui vive l’epoca della post-verità, in quanto quest’ultima è meno importante di ciò che artatamente viene fatto creder vero, con l’impiego della moderna tecnologia. Giustizia, verità, diritto internazionale e diritti fondamentali degli uomini e delle nazioni, all’improvviso, senza neanche troppi segni premonitori, al netto del pensiero di qualche filosofo del secolo scorso, che aveva profetizzato, criticando la civiltà occidentale, una imminente decadenza dei valori etici su cui questa fondava. Valori che, sino a quel momento, dalle masse venivano avvertiti come granitici e ormai acquisiti, si sono improvvisamente sgretolati e dalle cui macerie non è sorta una nuova civiltà, bensì è venuto fuori soltanto l’uomo nuovo, che si è dato pragmaticamente dei propri principi di vita basati solo sul tornaconto, accettando con indifferenza e distacco le regole di un freddo e impietoso meccanicismo che regola lo scorrere della vita a fronte del quale questo uomo nuovo prende posizione con nichilismo e indifferenza, a cui come altra faccia della medesima medaglia corrisponde la determinata volontà di affermarsi ad ogni costo, nei confronti di tutto e tutti, facendo ricorso in modo disinvolto alla forza, libera da ogni scrupolo, regola etica o morale; giacché le poche a cui presta attenzione sono quelle: dell’efficientismo, della competitività estrema e della tecnologia più avanzata.
Trump, Putin e gli oligarchi: la comunità d’intenti che sconvolge l’ordine internazionale
Quanto detto descrive il profilo comportamentale dei più potenti leader del mondo, che attualmente reggono i destini dell’umanità. Questa comunanza di pensiero, da qualche anno, ha creato un afflato, mai visto prima, tra Washington e il Cremlino. Gli oligarchi si riconoscono subito, a prima vista, direbbero loro a pelle, forse per il comportamento tracotante, egocentrico e comunque, certamente, per la comunità d’intenti. Le telefonate dei due capi di governo, da anni non sono più mezzo di rapporti diplomatici o di trattativa politica, ma un rito di reciproco sostegno tra consimili. Nell’ambito di questo flusso d’intese scorrono soprattutto interessi egoistici e ciò determina un rapporto privilegiato ed esclusivo, tra i due capi di Stato, che impone di chiudere un occhio sulle reciproche infedeltà. Per cui ad esempio Trump, mentre non perde occasione per minacciare in modo aspro e diretto gli alleati della Nato, può condonare a Putin, mentre gli Usa sono in guerra con l’Iran, che la cooperazione militare russo-iraniana sia più florida che mai. La Russia aggredisce tutte le notti l’Ucraina facendo gran uso della tecnologia iraniana e allo stesso tempo gli Stati Uniti sono stati tra i primi fornitori di intelligence, di tecnologia militare e missili Patriot al governo di Kiev.
La grande rivoluzione di Shauot: rispettare la Legge per ritrovare libertà e ordine internazionale
Quanto appena accennato risulta devastante per il discernimento dell’uomo comune che vede sconvolta la scala dei valori delle proprie certezze e che vuole la ricostruzione dell’ordine internazionale che, pur con i suoi limiti, ha garantito ottant’anni di pace. Una festa tanto antica come Shauot ricorda all’uomo che la più grande rivoluzione è quella che ciascuno di noi può fare nella propria coscienza e nella vita di tutti i giorni, e che se non vi è rispetto della Legge, non potrà esservi libertà.
La religione concorre a definire la fisonomia dei singoli e dei popoli, mentre le connesse regole di reciproco rispetto, onestà, moralità e di solidarietà sono garanzia di un futuro di progresso, pace e di libertà. Regole senza tempo, così come senza tempo sono i mali che oggi tornano nuovamente ad affliggere l’umanità, contro cui occorre dare corso ad un nuovo umanesimo, che non ha bisogno di nuovi valori, ma dell’affermazione di quelli che abbiamo conosciuto, anche se non sempre sono stati la risposta migliore ai problemi. Le radici, per quanto antiche, restano la base da cui ha origine ogni possibile fioritura di una nuova epoca di progresso umano e morale.

