Il Sud esiste, meno male. Da 100 euro investiti qui, benefici all’Italia per 500 - QdS

Il Sud esiste, meno male. Da 100 euro investiti qui, benefici all’Italia per 500

redazione

Il Sud esiste, meno male. Da 100 euro investiti qui, benefici all’Italia per 500

Vittorio Sangiorgi e Patrizia Penna  |
sabato 31 Dicembre 2022 - 10:00

Sud debole? Non conviene a nessuno. Colmare il gap Nord-Sud è una scelta di campo necessaria per tutta la Nazione che progredirà davvero solo se lo farà unita e compatta

Al Sud l’industria è carente o quasi del tutto assente e – di conseguenza – gli investimenti in quest’area del paese e in questi settori rappresentano, nel migliore dei casi, un buco nell’acqua: un assunto che abbiamo sentito ripetere fin troppe volte ma che non corrisponde alla realtà e che alimenta una inutile, dannosa e deprecabile dicotomia Nord – Sud.
A parlare sono i numeri cristallizzati nella ricerca condotta da Srm (Studi e ricerche per il Mezzogiorno, afferente al gruppo Intesa Sanpaolo) e redatta in collaborazione con il Cesdim (Centro studi e di documentazione sull’industria nel Mezzogiorno).

Dall’analisi emerge un Meridione con un’anima industriale e con una presenza manifatturiera non trascurabile, che contribuisce alla competitività della nazione. I numeri parlano chiaro: ogni 100 euro investiti nel manifatturiero meridionale generano un impatto economico sul sistema paese pari a 493 € (di cui 315 fuori dalla regione di investimento). Un dato significativo, specie a fronte del dato medio nazionale che si attesta a 375 euro (vantaggi per 342 euro per ogni cento euro investiti al Nord). Significativi sono anche i risultati nell’export, che descrivono l’importanza della filiera industriale meridionale per tutto il Paese. Ogni euro che va all’estero, infatti, se ne aggiunge 1,3 destinato al Centro-Nord.

Insomma, come il QdS ha ribadito più volte ed ha affermato con forza nell’ambito della campagna l’Italia vista da Sud, il Settentrione ha bisogno del Meridione, servono legami ed interconnessioni forti – di natura sociale, economica, commerciale, infrastrutturale e finanche, passateci il termine, “spirituale” – per lo sviluppo e la crescita della nostra nazione. La base di partenza, a dispetto di quanto sostengano certe vulgate, c’è ed è importante. Basti pensare che le imprese meridionali operanti nel settore sono 91.969, un quarto di quelle presenti in tutto lo “stivale”. Numeri che lo proiettano al settimo posto nella classifica europea per numerosità di imprese manifatturiere. Realtà che non sono identificabili soltanto come Pmi, perché sono circa 250 le grandi imprese presenti al Sud. A trainare la manifattura meridionale sono imprese di assoluto rilievo attive nel settore tecnologico, farmaceutico, aerospaziale e dell’elettronica. Senza dimenticare, poi, le eccellenze del Made in Italy o dell’agroindustria. Realtà diverse ma accumunate, seppur con qualche differenza, da valide interconnessioni con il resto del paese o da sistemi portuali efficienti. Si pensi, per esempio, ai poli campani (Caserta – Napoli – Salerno), a quelli pugliesi (Foggia – Bari – Brindisi – Taranto) o abruzzesi (Chieti – Pescara – Termoli).

Altre realtà di rilievo, inoltre, si riscontrano in particolari “fette” di territorio come il cosentino, il reggino, il catanese o l’area tra Siracusa e Priolo. I punti salienti dello studio che abbiamo fin qui riassunto raccontano quante e quali siano le opportunità di investimento nell’industria del Meridione che – tuttavia – non vanta solo i pregi appena descritti, ma deve purtroppo fare i conti con diverse criticità, sostanzialmente le stesse che affliggono questa parte di paese ormai da decenni. La ricerca, infatti, cita anche una serie di sfide da accettare e da vincere, per “spianare il terreno” a queste eccellenze industriali. Tre gli ambiti principali su cui operare: competenza, connessione, competizione. Al Sud la popolazione è, in media, meno istruita ed è ancora troppo frequente l’abbandono scolastico. Un gap che potrà essere superato puntando con decisione sul potenziamento dell’offerta formativa di università ed Its e sulla sviluppo della ricerca. Fondamentale, in un mondo che corre sempre più veloce, anche il processo di digitalizzazione e lo sviluppo infrastrutturale.

Quanto alla competitività, infine, occorre creare le giuste condizioni per assecondare la vocazione imprenditoriale dei cittadini meridionali, che esiste e che è sempre più forte. C’è, quindi, un vero e proprio potenziale da liberare come dimostrato dalla costante crescita di start-up (+49% dal 2019 ad oggi) e Pmi innovative (+ 103,4% nello stesso periodo). Traguardi prestigiosi, che saranno alla portata se si sfrutteranno al meglio il Pnrr e gli altri fondi messi a disposizione dall’Unione europea.

La stella polare dovrà essere sempre la stessa: non abbandonare il Sud al proprio destino, ma sostenere ed incoraggiare il suo sviluppo. Una scelta di campo necessaria per tutta la Nazione, che potrà progredire davvero solo se lo farà unita e compatta, da Aosta a Capo Passero.

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“Milano come Palermo, la questione meridionale è questione nazionale”

Lo dice Marco Vitale, economista lombardo e autore del libro “Il Sud esiste”

“Nei prossimi cinque anni vi è veramente l’occasione storica di chiudere per sempre la partita dell’arretratezza della Sicilia e di passare definitivamente dai piagnistei al fare”.
Sono le parole dell’economista d’impresa Marco Vitale: correva l’anno 2001.

Sono passati ventuno anni e siamo ancora qui ad aspettare, a sperare, che la Sicilia e il Sud cambino finalmente passo e rotta.
Nel suo libro dal titolo Il Sud esiste (Marcoserratarantolaeditore, 2020), l’economista lombardo Vitale affronta la questione meridionale senza pietismo (finalmente) e con un approccio critico ma costruttivo.
“La cosiddetta questione meridionale – spiega Vitale – non è oggi altro che un capitolo di problemi nazionali, tra loro strettamente interconnessi, di rilievo istituzionale (….) In relazione ad ognuno di questi problemi di fondo, Milano, è sostanzialmente come Palermo. In questo senso, se volete, amaramente, la questione meridionale è veramente finita. Contrariamente a quello che credono le leghe, l’Italia non è mai stata più unita ed omogenea di oggi”.

E da qui la provocazione: cancellare il Mezzogiorno. Quello inteso come incarnazione di quello Stato assistenziale che “è estraneo alla nostra Costituzione – spiega Vitale – anzi ne è una totale distorsione; e quindi non è più un problema solo economico e finanziario ma di assetto civile, democratico e costituzionale”.
La miserabile cultura assistenziale ha afflitto, umiliato e corrotto il Mezzogiorno. Ha assunto i contorni del parassitismo, “quello da combattere, quello che sperpera il denaro pubblico senza costrutto, alcun progetto, alcuna speranza – si legge nel libro – Un parassitismo che è basato su un mercato: quello dei voti”.

Il Sud esiste non è una semplice raccolta di scritti ma la testimonianza di cinquant’anni di impegno professionale nel corso dei quali Vitale ha raccontato un Sud afflitto da corruzione, malaburocrazia, assistenzialismo ma anche un Sud desideroso di riscatto.
“Quando verrà emanata una legge che abbia un articolo unico che dica più o meno così: ‘Chiunque voglia iniziare un’attività in proprio artigianale o di qualunque arte o mestiere, che abbia la fedina penale pulita e che abbia la dichiarazione di due operatori del settore che attestino la sue perizia, è libero di farlo, dandone notizia alla locale Camera di Commercio, senza necessità di autorizzazione di alcuni tipo’, ebbene, quel giorno nel Sud si creeranno migliaia di posti di lavoro. E quando si approverà una legge che dica che chiunque crei una piccola nuova impresa, è tenuto, per cinque anni, solo a versare una modesta imposta forfetaria, con versamento diretto in Tesoreria e senza ulteriori aggravi fiscali, quel giorno i posti di lavoro raddoppieranno, e nelle piccole isole e nei piccoli paesini si potrà vivere nella legalità”.
Marco Vitale lo scriveva da Marettimo: era il 3 giugno 1996. (pp)

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