Coronavirus, aziende isolane al collasso, chiusure ora inspiegabili - QdS

Coronavirus, aziende isolane al collasso, chiusure ora inspiegabili

Michele Giuliano

Coronavirus, aziende isolane al collasso, chiusure ora inspiegabili

giovedì 30 Aprile 2020 - 00:00
Coronavirus, aziende isolane al collasso, chiusure ora inspiegabili

Insorge l'assessore regionale alle Attività produttive Mimmo Turano: “Al Nord fabbriche aperte e qui chiuse, perché?”. Danni incalcolabili al tessuto produttivo: dal turismo al commercio e all’artigianato. A rischio migliaia di aziende

PALERMO – “Perché le fabbriche nelle zone rosse del Nord, dove esiste un grande problema legato al contagio del coronavirus sicuramente di maggior impatto rispetto alla Sicilia, possono restare aperte e le nostre imprese no?”. E’ un commento amaro quello dell’assessore regionale alle Attività produttive Mimmo Turano che si fa da portavoce di tutte le sigle di categoria dell’imprenditoria, del commercio e dei servizi per chiedere un allentamento delle restrizioni in Sicilia.

Lo ha fatto a conclusione di un confronto che l’assessore ha avuto con tutte le categoria di rappresentanza: “Sono uno che parla con tutte le associazioni di categoria e gli imprenditori siciliani – afferma – che non capiscono il motivo per il quale devono continuare a rimanere chiusi. Onestamente li comprendo e non capisco neppure io perché, ad esempio, un negozio a Palermo debba rimanere chiuso mentre una fabbrica a Bergamo, a Brescia a Torino, nei luoghi in cui la pandemia per davvero è un problema, possa stare aperta”.

I numeri della crisi che in questo periodo sono stati snocciolati per il già fragile tessuto economico siciliano parlano chiaro e non hanno bisogno di commenti. Ad esempio parlando di turismo in questi giorni in uno dei luoghi simbolo della Sicilia, le Eolie, gli stessi imprenditori del settore hanno scritto una lettera alla Regione: in 150 l’hanno firmata evidenziando che con l’attuale crisi ben il 20% delle aziende del comparto non riapriranno più, con effetti devastanti sull’occupazione.

Lo Svimez complessivamente ha evidenziato che il Pil del Mezzogiorno viene stimato a fine anno addirittura al di sotto del punto più basso toccato nell’ultimo decennio e che riguarda il 2014. L’assessorato regionale all’Economia in Sicilia ha invece stimato dal canto suo che le attuali restrizioni stanno interessando all’incirca il 50 per cento delle imprese attive esistenti con un minor fatturato ogni mese che si aggira sui 3 miliardi di euro. E’ chiaro che con questo trend sarà impossibile poter sperare che, una volta ritornati alla normalità, tutte le imprese riusciranno a riaprire le porte.

Proprio per questo l’assessore Turano batte i pugni sul tavolo e ritiene non più rinviabile l’ipotesi di una graduale riapertura ma con effetti immediati ed in totale sicurezza: “Noi viviamo di servizi, di commercio e di turismo – precisa – e queste sono le tre categorie maggiormente penalizzate. Ho riunito tutte le associazioni di categoria e mi sono fatto dire con precisione le cose che chiedono per ripartire subito. Queste rivendicazioni sono state rimesse nelle mani del presidente della Regione Nello Musumeci che in videoconferenza ha interloquito con il presidente del Consiglio Conte facendo presente il disagio. Sono certo che le istanze dell’imprenditoria siciliane sono state ben rappresentante e sono convinto che il governo nazionale le accoglierà”.

Essenzialmente si parla di una ripresa in assoluta sicurezza, e lo ha fatto in primis il settore dell’artigianato che con forza in Sicilia sta urlando la sua disperazione per il danno conseguente a questa prolungata chiusura delle attività. “Oltre che le date per le riaperture, importantissime, dovranno essere garantiti il rilancio e la continuità aziendale possibilmente con un coordinamento tecnico tra imprese, parti intermedie e istituzioni – ha evidenziato Giuseppe Pezzati, presidente regionale di Confartigianato –. Anche il sistema della sicurezza porta ad un aumento dei costi non indifferente. E sarebbe forse auspicabile pensare anche di agevolare tutte quelle imprese che magari sono già in grado di osservare le indicazioni delle autorità sanitarie su distanziamento, dispositivi di protezione individuale, pulizia e sanificazione. Il futuro è cambiato, dobbiamo imparare a convivere con l’idea che il distanziamento sociale è diventato il principio guida nelle relazioni e a tutti i livelli. Ci preoccupa molto il rilancio e vorremmo che la politica si concentrasse maggiormente su questo aspetto”.

Sempre secondo l’organizzazione di categoria sul fronte del turismo si da per scontata in Sicilia la perdita del 46,3% dei turisti, ovvero i visitatori stranieri che annualmente decidono di trascorrere le vacanze sull’Isola. Su un totale di quasi 5 milioni di turisti l’anno, oltre 2 milioni e 300 mila sono stranieri. Un dato negativo che metterà in ginocchio le oltre 16 mila imprese artigiane coinvolte direttamente e indirettamente dalla domanda turistica.

Dati pesanti anche per il settore del benessere: il mix di lockdown e concorrenza sleale sta generando ampie perdite per il settore dell’acconciatura ed estetica dove in Sicilia operano 9 mila imprese, di cui il 91,6% artigiane, che danno lavoro a 15 mila addetti. Per il settore acconciatura ed estetica si stima una perdita economica nell’arco dei tre mesi di marzo, aprile e maggio pari a 63,7 milioni di euro, 5,9% della perdita nazionale (1.078,5 milioni di euro), con potenziali pesanti ripercussioni sull’occupazione: i mancati ricavi, infatti, mettono a rischio il lavoro di 4 mila addetti del settore.

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