In Sicilia “sbranati” oltre quattrocento chilometri di costa, ma non si è fermato l’assalto del cemento - QdS

In Sicilia “sbranati” oltre quattrocento chilometri di costa, ma non si è fermato l’assalto del cemento

Battiato Rosario

In Sicilia “sbranati” oltre quattrocento chilometri di costa, ma non si è fermato l’assalto del cemento

venerdì 31 Luglio 2020 - 00:00
In Sicilia “sbranati” oltre quattrocento chilometri di costa, ma non si è fermato l’assalto del cemento

Lo scorso anno il consumo di suolo nella fascia entro i 300 metri dal mare è cresciuto il doppio della media nazionale, nel 2019 è come se fossero spariti 1.200 campi da calcio

L’ultimo rapporto Ispra sul consumo di suolo nel 2019, diffuso nei giorni scorsi, dice che la Sicilia è la seconda regione italiana per densità di consumo di suolo (mq/ettari) nelle due fasce più vicine alla costa (entro i 300 metri e tra i 300 metri e 1 km). Circa il 60% del migliaio di km di costa isolana, aggiunge Legambiente, è occupato da infrastrutture o da abitazioni e in molti casi si tratta di cemento abusivo.

Se questi dati registrano l’allarme relativo all’occupazione dei suoli naturali con strutture artificiali, a definire le conseguenze di questo progressivo avanzamento è stata nuovamente Legambiente che ha presentato uno studio sullo stato di erosione delle coste in Italia, un fenomeno che riguarda circa il 50% delle coste sabbiose italiane e che nell’ultimo mezzo secolo ha visto la riduzione di 40 milioni di metri quadrati di spiagge. I due temi, cioè consumo di suolo ed erosione, sono strettamente correlati e conducono direttamente alla morte delle nostre spiagge.

CONSUMO LUNGO LE COSTE: LA SICILIA CRESCE DI PIÙ

L’azione dell’Ispra ha mappato la differenza del consumo di suolo annuale per classe di distanza dalla costa in riferimento al 2018 e al 2019. La componente entro i 300 metri è cresciuta dello 0,27%, circa il doppio del dato nazionale (0,15%), quella tra i 300 metri e il chilometro dello 0,34%, secondo dato nazionale e di poco superiore a quello medio italiano (0,23%), e la stessa tendenza si verifica anche nella classe tra 1 e 10 km e (0,39 contro 0,30) e in quella oltre i 10 chilometri (0,37 contro 0,23).

Superiore alla media nazionale anche il dato in valore assoluto sulla densità di consumo di suolo (mq/ha), con l’Isola che doppia il dato medio italiano (7,58 contro 3,50) e che stacca di netto anche quello nella fascia 300m/1km (7,80 contro 4,40).

La percentuale di suolo consumato nella fascia più vicina al mare (entro i 300 metri) è del 27,8%, cinque punti in più rispetto al dato nazionale (22,8). Un allarme lanciato anche dai tecnici dell’Ispra: “La densità di consumo di suolo maggiore si trova in Veneto, Abruzzo, Puglia e Sicilia in cui nella fascia tra 300 m e 1 km è intorno a 7 m2/ha, seguita dal Molise, con 6,92 m2/ha. Per le altre Regioni la densità dei cambiamenti è inferiore a 5 m2/ha in tutte le fasce considerate”.

COSA OCCUPA LE NOSTRE COSTE

Prendendo spunto dall’analisi effettuata da Legambiente tramite lo studio delle fotografie satellitari poi incrociate con “l’esperienza e le conoscenze raccolte in oltre trenta anni di monitoraggi – si legge sul sito dell’Osservatorio dei Paesaggi Costieri (paesaggicostieri.org) – dello stato di salute dei mari italiani con Goletta Verde, e con quella di circoli territoriali e sindaci” è stato possibile ricostruire la tipologia delle infrastrutture che occupano le coste siciliane. A fronte di circa un migliaio di chilometri di litorale (1.088 km), circa il 12% è impegnato da paesaggi infrastrutturali, pari a 130 km, il 17% da paesaggi urbani densi (182 km), il 32% da paesaggi meno densi (350 km), 18% da paesaggi agricoli (196 km) e il 21% da paesaggi naturali (230 km).

LE CONSEGUENZE SULLE COSTE

L’erosione coinvolge il 50% delle coste nazionali. Legambiente ha sottolineato questo enorme problema inaugurando il portale dell’Osservatorio Paesaggi Costieri Italiani, che analizza, tra le altre cose, l’evoluzione dell’erosione delle coste italiane tra il 1970 e il 2020, utilizzando i dati del ministero dell’Ambiente. Considerando che le cause principali sono certamente da attribuire alle molteplici forme del consumo di suolo, emerge anche il rischio concreto che ad accentuare il fenomeno ci siano i tragici cambiamenti climatici attualmente in atto. Legambiente ha riportato i dati elaborati dal geologo marino Diego Paltrinieri, che ha determinato un tasso di erosione del 46,4%, considerando i 1.750 chilometri in erosione su 3.770 chilometri di coste basse sabbiose (che sono quelle sostanzialmente erodibili). Negli ultimi 50 i litorali in erosione si sono triplicati. Come sempre l’Italia è spezzata in più parti. La Sicilia si colloca nell’area più a rischio, dove si evidenziano picchi fino al 60%.

ISOLA A RISCHIO

I dati di riferimento per la Sicilia, pubblicati sul rapporto CoReMA Spiagge, dicono che nell’Isola si è registrata un’erosione costiera di 438 km, pari al 25% del dato totale nazionale. Si tratta del dato più preoccupante tra le Regioni italiane, tendenza che coinvolge un’altra realtà meridionale come la Puglia (375 km).

Non è andata meglio nemmeno in tempi pià recenti. Stando agli ultimi numeri dell’Osservatorio “Paesaggi costieri italiani” di Legambiente, negli ultimi 24 anni (sovrapponendendo le foto satellitari del 1988 con quelle del 2012) si sono persi altri 65 chilometri di costa, cioè il 6% è stato cancellato dal cemento in un periodo in cui erano in vigore i vincoli paesaggistici.

Altro fenomeno preoccupante è che il consumo di suolo cresce anche nelle aree a pericolosità idraulica: +0,43% nella fascia più elevata, è record nazionale. Discorso simile anche per il consumo di suolo nelle aree a pericolosità da frana: +3,2% nella fascia “molto elevata” (2,5% il dato nazionale).

I numeri di Legambiente: nell’Isola trasformati 662 chilometri su un totale di 1.088

Secondo quanto riportato da Legambiente, su un totale di 1.088 chilometri di costa siciliana censita, ce sono 662 km (il 61%) che risultano urbanizzati e dunque trasformati da interventi antropici, principalmente per usi urbani, residenziali e turistici.

“Una parte consistente di questi interventi – si legge sul sito dell’Osservatorio – è abusiva, solo in parte oggetto di condono edilizio, perché in Sicilia il cemento illegale ha prodotto danni particolarmente rilevanti lungo la costa”. Andando in dettaglio, ci sono 130 km che sono occupati da opere infrastrutturali e industriali, mentre si calcolano “182 km di paesaggio urbano molto denso nei tratti principali rappresentati da Trapani, Torre Muzza, Mondello, Romagnolo, Catania, Siracusa e il tratto che va da Nizza di Sicilia a Sant’Alessio Siculo”.

Ci sono altri 350 chilometri di costa occupati da “insediamenti con densità più bassa e la Sicilia è tra le regioni italiane che presentano un consumo di suolo con queste caratteristiche tra i più rilevanti”.

Si segnala, inoltre, che “molti tratti di paesaggi agricoli o naturali sono ormai interessati da insediamenti frammentati a bassa densità, in parte abusivi: in particolare i tratti da Fiume Grande a Kalura, da Torre Faro a Itala Marina, da Brucoli ad Augusta, da Granelli a Punta Secca, da Gela a Siculiana Marina, da Sciacca a Mazara del Vallo”.

Altri 196 km risultano oggi integri come paesaggi agricoli, mentre si sono conservati 230 km di paesaggi naturali, in parte rocciosi e in parte ricadenti in aree protette.

Ispra: lo scorso anno in Sicilia artificializzati 600 ettari, Catania terza città in Italia per crescita del cemento

Nel corso del 2019 il consumo del suolo in Italia (cioè la sua copertura con cemento o asfalto) è avanzato di altri 57 kmq, al ritmo di 2 metri quadrati al secondo. Lo dicono i dati del Rapporto Ispra Snpa “Il consumo di suolo in Italia 2020”. In cima alla graduatoria per crescita c’è il Veneto, con +785 ettari, seguita da Lombardia (+642 ettari), Puglia (+625), Sicilia (+611 ettari, come se fossero stati costruiti 1.200 campi da calcio) ed Emilia-Romagna (+404). La Valle d’Aosta, con solo 3 ettari di territorio impermeabilizzato nell’ultimo anno, è la prima regione italiana vicina all’obiettivo “Consumo di suolo 0”.

Andando al dato comunale, al primo posto c’è Roma, con un incremento di suolo artificiale di 108 ettari, seguito da Cagliari (+58 ettari in un anno) e Catania (+48 ettari). Va meglio a Milano, Firenze e Napoli, con un consumo inferiore all’ettaro negli ultimi 12 mesi (+125 ettari negli ultimi 7 anni a Milano, +16 a Firenze e +24 a Napoli nello stesso periodo). Torino, dopo la decrescita del 2018, nel 2019 riprende a costruire, perdendo 5 ettari di suolo naturale.

Superfici che aumentano indipendentemente dalla popolazione che invece è diminuita nel corso degli ultimi anni: nel 2019 i 57 milioni di metri quadrati di nuove strade e costruzioni si registrano in un Paese che vede un calo di oltre 120mila abitanti nello stesso periodo. Ogni italiano ha oggi a “disposizione” 355 m2 di superfici costruite (erano 351 nel 2017 e 353 nel 2018).

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