Taormina punta comunque sulla cultura - QdS

Taormina punta comunque sulla cultura

Massimo Mobilia

Taormina punta comunque sulla cultura

mercoledì 13 Maggio 2020 - 00:01
Taormina punta comunque sulla cultura

Si guarda con ottimismo alla prossima riapertura del Teatro Antico per le visite guidate. La difficile ripartenza della capitale del turismo siciliano, fra divieti e precauzioni da attuare

TAORMINA (ME) – I grandi eventi che, a breve, avrebbe dovuto ospitare sono già stati cancellati. Effetti anche questi del Coronavirus che, oltre a tenere chiusa con forza la capitale del turismo siciliano, ha privato al suo Teatro Antico di sfoggiare il consueto glamour estivo. Niente red carpet, nessun concerto, nessuna platea gremita di gente quest’anno per gli eventi di TaorminaArte.

Nonostante ciò, l’area archeologica più visitata della Sicilia (insieme alla Valle dei Templi di Agrigento) guarda con ottimismo al futuro prossimo e, grazie alle norme meno restrittive relative a Musei e beni culturali, si prepara comunque a riaprire al pubblico a partire dal prossimo 18 maggio. Tra le antiche mura, che furono prima dei greci e poi dei romani, sono iniziati, da qualche giorno, i lavori di sanificazione del monumento, con gli addetti muniti di tute e macchinari che spruzzano perossido di idrogeno in ogni angolo. Sono tornati anche gli operai, per completare piccoli lavori di restyling, rinnovare i servizi igienici, finire nuovi percorsi espositivi, realizzare addirittura un bar recuperando un vecchio casolare sul promontorio. Infine, per l’installazione obbligata dei tornelli all’ingresso.

In questo modo, il Teatro Antico di Taormina spera di accogliere presto i visitatori del “dopo virus”, seguendo le dovute ordinanze nazionali e regionali, con ingressi scaglionati, misuratori di temperatura, gel igienizzanti, mascherine e il mantenimento delle distanze di sicurezza. Probabilmente passerà ancora del tempo prima di vedere da queste parti qualche coraggioso turista. La Perla dello Ionio ha iniziato la cosiddetta Fase 2 con prudenza e ottimismo, ma attività commerciali e ricettive sono ancora obbligatoriamente chiuse e, con la stagione estiva ormai alle porte, molti ritengono già di non poter riaprire. Anche per questo motivo, la direzione del Parco archeologico di Naxos – di cui il Teatro Antico fa parte – sta studiando una riduzione dei ticket di ingresso, con abbonamenti e prezzi simbolici soprattutto per la gente del posto. E se, per quest’anno, il palcoscenico dell’anfiteatro non verrà calcato da attori famosi e cantanti internazionali, è molto probabile che rimanga aperto per le suggestive visite serali, sperimentate lo scorso anno.

Taormina riparte dalla cultura, quindi, e dal suo monumento simbolo, conosciuto in tutto il mondo e scenario unico anche in occasione del summit G7 nel 2017. Un bene di inestimabile valore che ha accolto lo scorso anno oltre 888 mila visitatori. Ben oltre un milione sono state le presenze per tutta l’aera archeologica che comprende anche la Riserva naturale dell’Isola Bella e gli scavi di Naxos. Numeri importanti, soprattutto dal punto di vista economico. Negli ultimi anni gli incassi hanno superato i 7 milioni di euro. Terreno di scontro decennale tra il Comune di Taormina e la Regione siciliana, in qualità di gestore dei beni archeologici. Rimane aperta, infatti, la vecchia questione della percentuale d’incassi – il 30% secondo quanto previsto dalla Legge regionale n. 10/99 poi modificata fino alla n. 9/2015 – che Palazzo d’Orleans dovrebbe versare ogni anno ai comuni nel quale il sito ricade.

I versamenti a favore di Palazzo dei Giurati si sono fermati al primo semestre del 2014. Da quel momento il Comune ha reclamato 5,5 milioni di euro fino al 2017, più altri 2 milioni relativi al solo 2018. Si era aperto anche un contenzioso per il recupero delle somme, ma la Regione aveva fatto sapere che i mancati pagamenti erano dovuti al fatto che la vecchia convenzione fosse scaduta, proprio a giugno del 2014. Poi una sorta di vuoto normativo, che era stato colmato con una nuova convenzione sottoscritta a maggio del 2015. Insomma, oltre ai turisti a Taormina mancherebbero all’appello anche diversi milioni incassati grazie alle visite nei propri monumenti.

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