L’etimologia di citare/citazione è davvero suggestiva, infatti rinvia al movimento, all’animazione: “spingere fuori la voce”, “mettere in moto”, “eccitare”.
In altri termini, la citazione, opportuna, mirata, vissuta, anima la scena umana consegnandoci un’esperienza, quella dell’autore, particolarmente significativa, quindi capace di animare la nostra vita, di consegnarle un tracciato di senso, una possibilità feconda di riflessione e gratitudine nei confronti dello stesso autore che abbiamo citato.
In questo senso, questa rubrica si pone l’obiettivo di richiamare una serie di citazioni, soprattutto filosofiche e letterarie (con un breve commento), che riteniamo particolarmente luminose, la cui voce, “messa in movimento”, “animata”, potrebbe animare la nostra stessa vita.
Naturalmente, facendo di quella particolare citazione, di quella particolare esperienza di vita, un momento di confronto con i nostri tragitti esistenziali, cogliendo nel rapporto tra cultura ed esperienza umana la prassi del mondo.
Kafka e Milena: “Non amo te, ma la mia esistenza donatami da te”
“E dire che in fondo non amo te, ma piuttosto la mia esistenza donatami da te”. Questa breve citazione è tratta dalle “Lettere a Milena” di Franz Kafka, precisamente una lettera del 13 luglio 1920.
Kafka ebbe una relazione amorosa complessa, tormentata, profonda con Milena Jesenká Pollak, giovane traduttrice ceca, conosciuta a Praga. Nello specifico, Kafka sembra intercettare compiutamente l’intelaiatura antropologica del desiderio come desiderio di altro, dell’altro.
Il desiderio come richiesta di riconoscimento: io esisto perché tu mi riconosci
A questo livello del discorso, il desiderio si dispiega in tutta la sua energia vitale come richiesta di riconoscimento da parte dell’altro, in questo caso l’amata.
Kafka, in questo folminante passaggio, ci mostra come la richiesta d’amore sia soprattutto richiesta di conferma della propria esistenza: io esisto, perché tu mi riconosci.
In estrema sintesi, genesi e trama del mio amore non investono tanto te, piuttosto il fatto che tu, riconoscendomi, attribuendomi valore, mi doni l’esistenza.
Insomma, siamo nello sguardo e nel tocco dell’altro.

