Chiunque, ogni giorno, prova a documentarsi, magari per vivere l’attualità e la mutazione del proprio tempo e della società nella quale vive, nessuno, però, registra particolari difficoltà a notare quanto si stia impoverendo e imbarbarendo il lessico utilizzato, e talvolta anche la logica, del confronto e della comunicazione della politica e dei media. La legittima dialettica, quella fondata sul reciproco rispetto e sul diverso modo di intendere la vita, la politica stessa, la cultura, la scienza, l’economia, ecc. sta lasciando progressivamente il posto all’insulto, al sospetto, alla menzogna, sempre più spesso elevata a sistema, insomma all’imbarbarimento anche delle più elementari relazioni umane.
La politica delle idee scomparsa: al suo posto gossip, aggressioni e fake news
La politica fondata sulle idee, condivisibili o meno che siano, la politica fondata sugli ideali, la politica fondata sui programmi, sui confronti, sulle scelte, sulla selezione della classe dirigente è quasi del tutto scomparsa dall’informazione e dalla società. Al suo posto, vale a dire al posto della responsabilità e del buonsenso, è arrivato il gossip, l’aggressione volgare di chi la pensa in maniera differente, l’ignoranza di cui ci si vanta, l’arrogante presunzione e quanto di peggio abbia, da sempre, caratterizzato l’inciviltà sin dalla notte dei tempi. In sintesi, le parole della politica, quelle che muovevano i cambiamenti virtuosi dei popoli, delle nazioni e degli stati, quelle che innovavano la società e facevano compiere grandi passi in avanti al progresso, alla scienza, alla medicina, hanno lasciato il posto alla politica delle parole, anzi, delle chiacchiere e delle fake, quelle che inquinano ma non dissetano. In tal senso, c’è chi crede che la politica sia solo scontri e polemiche.
Propaganda e “veline”: quando lo stile dei politici faceva ancora la differenza
In effetti la politica di oggi lo lascia intendere, anche perché è questa l’immagine che promuovono i leader, con il complice mondo dell’informazione piegato su se stesso. Non che un tempo la situazione fosse molto diversa, le “veline” ci sono sempre state, la propaganda, diretta o occulta, ha sempre fatto parte della politica e non solo. Tuttavia, un tempo, era diverso lo stile, era diverso lo spessore dei personaggi in gioco, era diversa la progettualità dei politici e dei partiti, così come il modo di confrontarsi e di intendere il governo del Paese era rispettoso delle posizioni altrui, anche quando erano totalmente diverse.
Democrazia a rischio: avvisi di garanzia, scarcerazione ideologica e analfabetismo funzionale al 30%
Oggi tutto è diventato un continuo braccio di ferro, in cui non è importante sapere cosa significhi la vittoria dell’uno o dell’altro contendente, dato che ci si accontenta di sapere chi vinca, in quanto, purtroppo, nella mente del pubblico, sempre più gregge e sempre meno consapevole società, “su’ tutti ‘i stissi e non cancia nenti” e questo è palesemente falso.
Nel frattempo, però, le cose cambiano e di solito cambiano in peggio e magari non ce ne accorgiamo, sorvoliamo, dato che ormai siamo assuefatti a qualsiasi mutamento. Sono convinto che ci attendano tempi difficili, anche perché il rischio per la libertà e per la democrazia non verrà più dai manganelli e dall’olio di ricino, che solo una sinistra becera e priva di programmi può ancora sventolare sul naso dei suoi acritici seguaci, ma dagli immotivati e devastanti avvisi di garanzia, che sostituiranno la volontà popolare, o dalla pericolosa e pretestuosa scarcerazione ideologica di terroristi, stupratori e rapinatori, oltre che da una informazione suggestionata, suggestionabile e suggestiva. D’altra parte è quello che ha voluto un popolo, quello italiano, privo di memoria, privo di senso critico e pago delle ingiustizie che subisce ogni giorno, purché a pagare siano sempre e soltanto gli altri.
Cultura, informazione e partecipazione civile: i pilastri che la democrazia non può perdere
La democrazia e la libertà sono valori inestimabili e mai negoziabili, ma hanno bisogno di un supporto, molto ben strutturato, fondato su ausili determinanti che si chiamano cultura, informazione, giustizia e soprattutto partecipazione civile, non certo di un “comodo” analfabetismo funzionale che ha quasi raggiunto quota 30%.

